Archivio : 5 dicembre 2018

Tornano a casa le “anime pezzentelle”

COSA FARE IN CITTA’ dicembre 05. 2018

Sono esposte nel Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, oltre cento anime del Purgatorio, realizzate in terracotta dipinta fra XIX e XX secolo, acquisite dall’Opera Pia Purgatorio ad Arco e provenienti da una collezione privata, raccolte dalle edicole scomparse di diverse città del Meridione. Le anime, mai esposte prima, sono le protagoniste di una mostra, unica nel suo genere, intitolata “Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle”che sarà aperta fino al 17 gennaio 2019.

Ritorno. Il Culto delle anime pezzentelle

I pezzi facevano parte di una grande collezione romana che rischiava la dispersione, rilevata da un restauratore napoletano Diego Pistone, che l’ha acquistata pensando di riportarla a Napoli. La mostra è stata possibile grazie all’acquisizione di questa collezione a sua volta da parte dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco Onlus, che, come spiega il presidente Giuseppe d’Acunto: “Da più di 400 anni custodisce un patrimonio di fede, arte e cultura nella chiesa di Purgatorio ad Arco in via dei Tribunali e che dagli Anni ’90 ha avviato una sistematica azione di valorizzazione del luogo e del suo straordinario patrimonio”.

Il collezionista romano, esperto del presepe popolare, aveva raccolto, infatti, nel corso della vita numerose statuette che un tempo popolavano quella miriade di piccole grotte con le anime del purgatorio in attesa del “rifrisco”, disseminate in particolare nel centro antico della città di Napoli.

Ritorno. Il Culto delle anime pezzentelle

Ci sono gruppi interi con lo scoglio, ovvero la base su cui poggiano i pastori come definita nell’arte presepiale, in legno o in compensato con sughero, con il Crocifisso, l’Addolorata e il teschio, oltre che una serie di anime a mezzo busto avvolte dalle fiamme e imploranti penitenza e perdono di cartapesta, di terracotta policroma di diverse dimensioni, e un gran numero di Addolorate singole, di Crocifissi, di teschi e di accessori.

“Un vero e proprio ritorno a casa delle anime”, dice Francesca Amirante, curatrice della Mostra e del Complesso Museale “che trovano nel Complesso del Purgatorio ad Arco la loro nuova dimora. Il tema del Ritorno è la parola chiave della Mostra, non solo per il contenuto, ma anche per l’organizzazione. Sono stati coinvolti giovani professionisti che si sono formati e hanno lavorato a Venezia, a Milano, a Londra e che hanno deciso di spendere le proprie competenze a Napoli e nel nostro territorio: come Showdesk e SuperOtium, oltre all’esperienza di Luigi Spina per le fotografie del catalogo”.

Ritorno. Il Culto delle anime pezzentelle

Una mostra fortemente suggestiva, il cui allestimento, curato da Nicola Ciancio, coinvolgerà l’intera chiesa: dalla navata centrale nella quale, attraverso il dipinto dell’altare maggiore di Massimo Stanzione,  ha inizio il racconto della Mostra, alla Sagrestia all’Ipogeo dove saranno presentate 50 figure circa di anime purganti in terracotta e in cartapesta, mentre nella sagrestia saranno esposti alcuni pezzi della collezione corredati da appositi apparati didattici e da un video-documentario sul culto delle anime pezzentelle.

Nello spazio dell’Ipogeo, invece, sarà proiettato un video-racconto di Gualtiero Peirce dal titolo“Vi aspettiamo per il rinfresco”che rappresenta un’opera autonoma dedicata ai visitatori al termine del percorso delle Mostra.

Le anime raccolte testimoniano il “grande affollamento” del Purgatorio: preti, soldati, vecchi, giovani, fanciulle. A braccia aperte, alzate oppure in preghiera, le figure si rivolgono verso il fedele per chiedere una preghiera che li avvicinerà al Paradiso. I personaggi più ricorrenti in questo tipo di raffigurazioni sono in genere: un sacerdote, una donna giovane con i cappelli sciolti, una donna più matura con i cappelli legati, un uomo giovane, un uomo anziano, spesso un soldato. Talvolta la figura del giovane presenta la fisionomia di un chierico.

Le anime raccontano anche il mutamento dell’iconografia religiosa. Dalla posa penitente si passa a quella implorante e le braccia si levano in alto, quando nel 1613 il Sant’Uffizio dispose che le raffigurazioni artistiche non dovessero rappresentare la discesa della Vergine nel Purgatorio, come era d’uso, ma piuttosto che le anime, per intercessione della Vergine, fossero portate verso la salvezza.

Con la creazione nella seconda meta del ‘700 delle edicole devozionali le anime trovano nuova casa, anche perché la costruzione dei Cimiteri rendeva meno forte il legame con le Terre Sante e con gli Ipogei delle chiese. Nella seconda metà dell’800 proliferano le piccole grotte purgatoriali lungo le strade della città.

Il culto delle anime è indissolubilmente legato a Purgatorio ad Arco, custode del culto tutto napoletano rivolto alle anime pezzentelle: resti umani abbandonati, dimenticati e senza nome che diventano speciali intermediari per invocazioni, preghiere, richieste di intercessioni. Alle anime pezzentelle i devoti facevano richiesta di buona sorte: un buon matrimonio, un lavoro, una gravidanza, una guarigione per sé o per un familiare, denaro.

Ritorno. Il Culto delle anime pezzentelle

Un culto delle anime che rappresenta il legame tra vivi e morti, basato su uno scambio reciproco: favori per i vivi e preghiere per i morti per aiutarli a oltrepassare il Purgatorio. Entrambi vivi e morti sono in tribolazione, ognuno per un motivo diverso.

Il rapporto tra il fedele e l’anima si stabiliva attraverso l’adozione di una capuzzella, un teschio che veniva scelto, accudito e ospitato in apposite nicchie.

“La dedizione all’anima, concretizzata nella capuzzella, faceva sperare in una ricompensa, perché nelle richieste c’era fondamentalmente il desiderio di  poter vivere una vita normale, dove le fasi più importanti dell’esistenza fossero rispettate. Trovare l’amore, quindi, un lavoro per sostenere dignitosamente la famiglia, avere dei figli, essere in salute”, dice Vittoria Vaino, coordinatrice delle attività museali, “nelle anime si riponeva la speranza del cambiamento, ed in questa speranza i devoti trovavano conforto”.

Ritorno. Il Culto delle anime pezzentelle

Oggi il culto si manifesta ancora attraverso le visite che alcuni fedeli dedicano alle anime più gettonate come quella di Lucia, il teschio con il velo da sposa, protettrice delle spose e mediatrice per preghiere e invocazioni, oppure attraverso la miriade di doni e biglietti che visitatori e turisti lasciano sulla panchetta di Lucia o ancora attraverso il gesto della carezza che i passanti rivolgono ad uno dei teschi in bronzo che ornano la facciata.

Il contenuto della mostra è raccolto in un catalogo a cura di Francesca Amirante, corredato dalle fotografie di Luigi Spina, uno dei più autorevoli fotografi italiani, con contributi di Ulrich van Loyen e Vittoria Vaino.

 


Mostra: Ritorno. Il Culto delle anime pezzentelle

1 dicembre 2018 – 17 gennaio 2019

Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

Via Tribunali, 39 – 80138 Napoli

Sito internet: www.purgatorioadarco.it

Facebook: www.facebook.com/animepezzentelle

Orari della mostra:

La mostra sara aperta tutti i giorni.

Lunedì – sabato dalle ore 10 alle 18

Domenica dalle 10 alle 14

La mostra è inserita nel percorso di visita del Complesso museale.

Biglietti:

6 euro ingresso singolo

5 euro ridotto

3 euro ridotto ragazzi

4,50 euro ridotto EXTRAMANN

Fonte: partenope.orghttps://www.partenope.org/wpress/?p=2606

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“Trapanaterra” al Nostos Teatro

COSA FARE IN CITTA’ dicembre 05. 2018

Lo spettacolo “Trapanaterra”, è sarà in scena al Nostos Teatro di Aversa sabato 8 dicembre alle ore 21 e domenica 9 alle 19. È l’apertura ufficiale della rassegna“Approdi 2018/2019”. Si tratta di un racconto sull’emigrazione ideato da Dino Lopardo, anche interprete con Mario Russo, collaborazione drammaturgica di Rosa Masciopinto.

Una scena dello spettacolo “Trapanaterra”

Si legge nelle note dello spettacolo “L’emigrato è un naufrago in terra natìa. Quello che ha conosciuto lo rende estraneo. Quello che sa, e che gli altri non sanno, lo rende più solo. Nóstos; Algía; Nostalgía; dolore del ritorno. Terra sotto le scarpe, ai lati del cuore e sulla punta delle ciglia. Sguardo lontano, pensiero a una zolla che per anni si è vissuta solo con la mente. Itaca portabile, alma mater sconquassata”.

“Trapanaterra” è un’Odissea meridionale, una riflessione sul significato di «radice» per chi parte e per chi resta, un’ironica e rabbiosa trattazione dello sfruttamento di una terra. “Chi sei? Dove vai? Da dove vieni? Cosa vai cercando? Quando te ne andrai?” sembra dire il fratello che è restato a quello che è tornato alla terra dei padri. Storie d’infanzia, ricordi di famiglia, canti di piazza e bestemmie: è l’ultra-locale che diventa ultra-universale. Tutto è impastato nel dialetto, osso delle storie che s’insinua come la musica. Inutile arrabbiarsi, o forse no. Qualcuno è partito perché altri potessero crescere, perché la terra madre non ha i mezzi per alimentare le speranze di tutti. Ma di chi è il coraggio, di chi resta? O di chi torna?

Prossimo appuntamento al Nostos Teatro: domenica 16 dicembre alle 19, “Come inventare i sentimenti” di Danjlo.

Fonte: partenope.orghttps://www.partenope.org/wpress/?p=2602

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