giovedì, 1 Dicembre, 2022
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Alla Galleria Principe di Napoli Il clochard dorme sotto il crocifisso. E al Vomero muore un senza dimora

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Sotto il porticato della Galleria Principe di Napoli, nel primo pomeriggio del lunedì in Albis, i portoni sono tutti chiusi. Tranne uno. Tra le due porte spalancate si staglia un grande crocifisso, è quello della chiesa monumentale di Santa Maria di Costantinopoli. Lo si vede anche uscendo dal Museo archeologico nazionale che si trova di fronte. Quasi nessuno però sembra accorgersi che proprio accanto a quel Gesù Crocifisso c’è anche un uomo. È avvolto in un paio di coperte, la testa nascosta tra buste e sacchi pieni di vecchi indumenti a fargli da cuscino.

È lì un angolo del colonnato, ai piedi della croce. Il capo della statua di Gesù è chino ma rivolto proprio nella sua direzione, così come il senzatetto guarda verso di lui. Le spalle girate al mondo, ai passanti e ai turisti che percorrono in quel momento quel pezzo di strada. Molti si tappano soltanto il naso per il cattivo odore ma non si fermano a guardare. Tutta quella disperazione e l’indifferenza sembrano crocifiggere entrambi: Gesù e quell’uomo. Un clochard, un senzatetto. Come tantissimi altri a Napoli.

Come lo era Yuri Badlo, 53enne di origini ucraine, morto ieri pomeriggio. Alcuni cittadini che passeggiavano nei giardinetti di piazza Medaglie d’Oro, nel quartiere Vomero, lo hanno trovato accasciato sull’erba e senza vita. Una morte per cause naturali, come hanno constatato gli operatori del 118 arrivati sul posto insieme ai carabinieri della compagnia Vomero. Tra commercianti e residenti in tanti conoscevano di vista quell’uomo che spesso si accampava tra le aiuole. Qui lasciava le sue coperte e i vestiti, nascosti tra le piante. Centinaia e centinaia i giacigli della povertà e della solitudine sparsi in tutta Napoli. Oltre duemila i senzatetto in città. Accampati ovunque: nei pressi della stazione Garibaldi, lungo la Galleria Umberto, su via Toledo, sotto il colonnato di piazza del Plebiscito.

E ancora: all’ombra delle Torri Aragonesi, sotto gli spalti del Maschio Angioino, nella Villa comunale, nell’ex mercato ittico. Dai monumenti storici alle piazze, dalle strade dello shopping ai parchi: la povertà e la disperazione attraversano Napoli. In ogni suo angolo. Invisibili sotto quelle coperte, dove in molti – come raccontano Maria, Lorenzo e i tanti volontari di strada – nascondono il viso e proteggono anche la loro dignità. Tra quei poveri ci sono anche tanti “ nuovi poveri”. Uomini e donne che hanno perso il lavoro, rimasti soli. Altri scelgono la strada, non vogliono lasciarla. Come Mario, il senzatetto sulla centralissima via Toledo. A chi si ferma a parlare con lui ripete «la strada è mia amica, così almeno riesco a scambiare qualche parola con le persone » . Riuscire a convincerli, a dare loro un tetto è complicato. Ci prova l’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia che ha aperto alcuni spazi della chiesa ai senza fissa dimora. Non tutti accettano un posto letto. Il percorso di inserimento per chi da anni vive ai margini della società è lento e difficile. L’immagine di quell’uomo nella Galleria Principe parla prima di tutto alle istituzioni, chiede un impegno forte. Non solo lì, ma nei tanti luoghi di Napoli diventati rifugio di centinaia di clochard. Una croce di sofferenza inchiodata nella città.
 

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/04/20/news/napoli-346132410/?rss

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