martedì, 28 Settembre, 2021
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Bagnoli, da Ingv uno studio per determinare cause inquinamento sito

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 Determinare le cause dell’inquinamento del sito ex industriale di Bagnoli, dismesso ormai da oltre 30 anni, è l’obiettivo di uno studio appena pubblicato sulla rivista “Chemosfere”, condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università del Sannio.

Lo studio ha utilizzato un metodo di analisi dei dati composizionali (Compositional Data Analysis – Coda) applicato ai sedimenti marini della Baia di Pozzuoli dove l’origine degli elementi metallici e metalloidi presenti è oggetto di ampio dibattito. I risultati dello studio suggeriscono come il Coda possa essere un valido strumento per discriminare le sorgenti degli elementi tossici contenuti nei sedimenti marini nelle aree inquinate.

“Sono stati esaminati gli elementi inquinanti contenuti nei sedimenti marini prelevati durante una campagna di monitoraggio eseguita nel 2017 nell’ambito del Progetto ABBaCO. I risultati ci hanno permesso di evidenziare che alcune classi di inquinanti (mercurio, cadmio, rame, piombo e zinco) sono molto diffuse nei sedimenti depositati di fronte all’ex sito industriale”, spiega Renato Somma, ricercatore dell’INGV e primo autore della pubblicazione. “Con tale metodologia si è prodotta una mappatura specifica delle sostanze inquinanti, e soprattutto delle sorgenti di inquinamento; anche perché in quest’area vulcanica attiva, caratterizzata da una marcata attività idrotermale con emissioni fumaroliche, l’inquinamento di origine antropica si intreccia fortemente con quello di origine naturale, geo-genico” spiega Pooria Ebrahimi dell’Università Federico II.

“I risultati di tale caratterizzazione offrono importanti elementi per la migliore individuazione degli interventi di bonifica di un’area altamente inquinata e da anni oggetto di progetti di rivalorizzazione urbana. Ad esempio, nei sedimenti marini sono stati rilevati valori di arsenico molto alti, considerazione, questa, importante se si considera che attualmente l’origine più accreditata sembra individuarsi solo nelle fumarole sottomarine: il nostro studio dimostra che non è così” sottolinea Giuseppe De Natale, ricercatore dell’INGV. “Uno dei risultati più importanti di questo studio”, evidenzia Renato Somma, “è stata la determinazione che tale fonte geo-genica di ‘inquinamento’ da arsenico è trascurabile; al contrario, siamo riusciti ad identificare una sorgente più importante, anche se forse non unica, nel canale di sversamento delle acque di drenaggio di Agnano”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/02/26/news/ingv-289311471/?rss

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