giovedì, 8 Dicembre, 2022
11.6 C
Napoli

Castellammare di Stabia, caso Corrado: svolta dopo trent’anni, fu ucciso dal clan D’Alessandro

- Advertisement -https://web.agrelliebasta.it/la-mattina/wp-content/uploads/2021/01/corhaz-3.jpg

Era appena uscito dall’ospedale San Leonardo dove lavorava nell’ufficio tecnico e provveditorato dell’allora Usl 35: Sebastiano Corrado, consigliere comunale Pds a Castellammare di Stabia (Napoli), nonché sindacalista della Uil sanità, secondo le indagini condotte dalla Dda napoletana coordinata dal procuratore Giovanni Melillo e dal sostituto Giuseppe Cimmarotta, fu ucciso su ordine di Michele (oggi defunto) e Luigi D’Alessandro e di altri affiliati ( Vincenzo Messina e Catello Buonomo) all’omonimo clan camorristico che dominava (e domina tuttora) la città: il sindacalista – scrivono i magistrati – “intascava lucrose tangenti per se stesso, in quanto aveva adottato la delibera n. 1118 del 30 novembre 1990 per frazionare in modo artificioso gli appalti affidandoli medianti ordini di servizio e quindi impedendo al clan di individuare gli appalti più rilevanti”. Insomma, il clan di Scanzano, una frazione collinare dell’abitato, ne decise la morte perché per la camorra Sebastiano Corrado aveva intascato tangenti senza dividere le mazzette con la cosca.

Sindacalista accompagnatore Un sindacalista della stessa Usl, Gregorio Brunetti, secondo la ricostruzione della Dda frutto dell’inchiesta riaperta un anno fa dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, fu incaricato di accompagnare la vittima all’uscita dall’ospedale alle 14 in punto, in modo da consentire ai killer di non sbagliare bersaglio. Percorsi pochi metri sul viale Europa, Corrado si incamminò verso casa, ma gli assassini entrarono in azione in sella a una potente motocicletta e lo colpirono a morte. Erano da poco passate le due del pomeriggio di quell’11 marzo del 1992 quando Corrado cadde sotto almeno 5 colpi di pistola calibro 7,65 su un marciapiede davanti a un negozio di parrucchiere in via Virgilio.

Dopo trenta anni da quel delitto la Dda ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone con l’accusa di concorso in omicidio con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei D’Alessandro: Luigi D’Alessandro, oggi 74 anni, detto ” Giginiello”, ai vertici del clan dopo la morte del boss, il fratello Michele; Catello Buonomo, 72 anni, affiliato al clan, che aveva il compito assieme al defunto Vincenzo Messina di trattare con Corrado e un altro dipendente dell’Usl, addetto alle manutenzioni edili, Francesco Maiello ( deceduto) “gli affari della consorteria nell’ambito della gestione affaristica dell’ospedale San Leonardo e della Usl 35”; Gregorio Brunetti, 73 anni, all’epoca sindacalista dell’Usl; Ugo Lucchese, 60 anni, affiliato al clan, il presunto killer di Corrado assieme a un’altra persona non ancora identificata.

“La città di Gava” . Quel marzo del 1992 segnò profondamente la storia della città dove dominava la Dc di Antonio Gava e di Francesco Patriarca. L’omicidio del politico rappresentò un salto di qualità dei clan, che mai prima di allora avevano toccato esponenti delle istituzioni. In città vennero il presidente della Repubblica Francesco Cossiga e il segretario del Pds Achille Occhetto per far visita ai familiari della vittima. Quando poi, una settimana dopo l’omicidio, scattarono i primi arresti per corruzione di dirigenti dell’Usl 35 e colleghi di Corrado si iniziò a prefigurare uno scenario che vedeva il sindacalista freddato dai clan coinvolto nel giro di tangenti. Tanto che i magistrati napoletani confidarono che se Corrado non fosse morto sotto i colpi dei killer, sarebbe finito anche lui nell’inchiesta giudiziaria. Un’inchiesta lunga 30 anni Per 30 anni i mandanti dell’omicidio sono rimasti ignoti.

È stato difficile penetrare la coltre di silenzi e omertà che ha circondato quella vicenda. Ora la Dda ha ricostruito i punti oscuri di questo delitto eccellente. Per il sostituto procuratore Giuseppe Cimmarotta a determinare la condanna del sindacalista fu un atto a sua firma con cui stabilì di frazionare i vari appalti in modo da affidarli direttamente alle imprese edili, senza dividere i soldi delle tangenti con il clan. Il 20 aprile i quattro indagati, ancora in vita coinvolti in questa terribile vicenda, dovranno presentarsi davanti ai magistrati della Dda per essere interrogati, accompagnati dai propri difensori, in questa fase iniziale dell’inchiesta e potranno chiarire la propria posizione. In quel 1992 alla fine furono oltre 40 le persone indagate o arrestate per lo scandalo della Usl 35, tra funzionari pubblici, assessori e politici.

La tangentopoli stabiese travolse gli equilibri politici: l’allora sindaco dc Bruno De Stefano lasciò l’incarico e alla fine il consiglio comunale si sciolse per le dimissioni della maggioranza dei componenti. La città visse una pagina terribile, in parte alleviata dalla venuta il 19 marzo del 1992 di papa Giovanni Paolo II che volle celebrare nei cantieri navali la festa di San Giuseppe Lavoratore. Il deputato Pds di zona Salvatore Vozza chiese invano assieme ai parlamentari Imposimato, Jannelli, Nardone, Impegno, De Simone e Bassolino agli allora ministri dell’Interno Vincenzo Scotti e Nicola Mancino di sciogliere il Comune per infiltrazioni mafiose: non ci fu nessuna commissione d’accesso. La città andò al voto nel dicembre 1992, la Dc di Gava fu pesantemente sconfitta e un mese dopo, anticipando la stagione dei sindaci e del rinnovamento, primo cittadino di Castellammare fu eletto il professore di genetica Catello Polito del Pds.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/04/12/news/castellammare_caso_corrado_svolta_dopo_trentanni_fu_ucciso_dal_clan_dalessandro-345144777/?rss

Cosa fare in città

Archivi

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?