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Daniele Sanzone: “Nuovo disco sull’amore, siamo blues nell’anima”

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Il frontman della rabbia di Scampia ha imparato a cedere. Ma non sulla lotta. “La radice del disco? L’amore”, riconosce Daniele Sanzone, “in tutte le forme. Pure quando si tratta di Napoli, quando ti fa incazzare, ti “nchiova” e ti fa bestemmiare”. Ma, a sentire – e a leggere, nella sua ricca stratificazione – l’ultimo album degli ‘A67, “Jastemma” (Squilibri Editore), che oggi sarà presentato al centro Gridas, sembra di entrare anche in un’officina aperta, un tavolaccio su cui c’è chitarra, poesia e vino per gli amici. Un inno all’incontro. Non a caso, accanto ai dieci brani ecco i contributi, in prosa o versi, di 15 autori. E quel volto che sembra di un guerriero millenario in copertina: anche stavolta è firmata da Mimmo Paladino.  

Sanzone, lei e la band avete convocato artisti e scrittori. Da quale urgenza partivate?

“Jastemma” è stato concepito durante la pandemia, l’urgenza era restare vivi, non cedere alla morte e al silenzio che circondava tutto. Ci siamo chiusi in studio, abbiamo iniziato a scrivere e a suonare in modo istintivo quello che avevamo dentro, è uscito il sentimento per eccellenza: l’amore. Come se non ci fosse nulla di più importante al mondo. Un viaggio inaspettato che abbiamo condiviso con diversi artisti. Ed è come se le nostre canzoni fossero entrate in un caleidoscopio che ci ha restituito sfumature, umori e colori imprevedibili. Lo sguardo si è ampliato fino a perdersi. Poi, dopo il Covid, speravamo di riprenderci le nostre vite, ma è arrivata la guerra. Ancora una volta ha prevalso la peggiore natura umana, purtroppo la pace non si esporta e non può essere una toppa”. 

Voi sfuggite alle classificazioni: crossover, rock, reggae. Ma Jastemma è il blues…

“Le definizioni dicono poco o nulla, la nostra storia ci ha portato a condividere palchi, parole e suoni con musicisti, scrittori, attori, pittori. E credo sia meraviglioso potersi confrontare con stili e storie diverse, un’attitudine che ci arricchisce. Il blues era l’unico suono possibile per un album essenziale e vero. Ci sentiamo blues nell’anima, ovvero neri a metà”. 

Voi cantate anche la “maledizione”: chi nasce a Scampia non si affranca dal vincolo?

“Il vincolo svanirà quando cambieranno le condizioni che l’hanno creato. La condanna è dello Stato che ha lasciato che il quartiere diventasse quello che è, latitando per oltre 25 anni, e della gente che si ferma al pregiudizio. Scampia in questi anni è cambiata tantissimo, ma la narrazione continua a essere quella criminale o quella speculare dell’associazionismo. È la complessità del grigio a mancare, tutto questo cambierà solo quando ci saranno le condizioni per creare sviluppo e lavoro”. 

E lei ha mai pensato mai di liberarsi della 167? O è quel luogo ad averle mostrato tutte le guerre degli uomini?

“Per anni ho vissuto a Roma, ma non riuscivo a stare lontano da Napoli per più di dieci giorni. Qui ritrovo il senso di ogni parola e gesto, la fatica è stata quella di tradurre tutto questo immaginario in parole comprensibili all’esterno. Sin da piccolo ero scisso tra i valori che mi hanno trasmesso i miei genitori e quelli che ritrovavo in strada, tra la musica e le piazze di spaccio, tra l’amore per la filosofia e la fascinazione d”O sistema. Un conflitto che, negli anni, ho provato prima a evitare, poi a placare e con cui oggi ho imparato a convivere”. 

Jastemma è suono che riecheggia in Pino Daniele, Enzo Avitabile. Restano i maestri?

Pino Daniele è stato il nostro Bob Marley, ho avuto la fortuna di conoscerlo e condividere il palco con lui, così come con Avitabile. Oggi, ascolto di tutto e di più, ma Napoli rimane il punto da cui partire e tornare”.

Avete scelto per la presentazione il Gridas: condannato allo sgombero.

“Folle. Il Gridas, per anni, ha rappresentato la speranza che non moriva quando la notte sembrava non passare. In quel luogo dell’anima, abbiamo presentato nel 2004 il primo disco e non potevamo non presentare, Jastemma, oggi. Un modo per dire grazie a chi ha dato tutto a questa periferia”. 

Avete curato una colonna sonora per il regista Capuano, anni fa. E ora un vostro brano compare nel prossimo documentario di Lanzetta.

“È vergognoso che Capuano vinca un David, solo dopo essere stato citato da Sorrentino. Antonio è tra i più grandi registi italiani, è stato il solo a raccontare la città vera quando non faceva notizia, proprio come Lanzetta che ha narrato Scampia, prima delle stimmate di Gomorra. Jastemma è la colonna sonora naturale dei suoi racconti, e siamo felici che l’abbia scelta come canzone dei titoli di coda di Oltre il vuoto. 

Ennesimo trionfo del nostro cinema ai David. Ora non sarebbe il caso, oltre all’orgoglio, che le istituzioni investissero concretamente nell’industria dell’audio visivo su Napoli?

“È assurdo, Napoli è la capitale culturale d’Italia, il set cinematografico più usato degli ultimi anni, produce libri, dischi, serie e film di successo mondiale, eppure non abbiamo una scuola di cinema, un’editoria forte e spazi per suonare. È arrivato il momento di capitalizzare quest’enorme patrimonio”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/05/05/news/daniele_sanzone_nuovo_disco_sullamore_siamo_blues_nellanima-348205274/?rss

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