venerdì, 17 Settembre, 2021
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De Magistris, vuoto di potere al Comune di Napoli

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“Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole” (Pier Paolo Pasolini). E se ciò è vero in tempi ordinari, diviene sacrosanto in periodi di crisi, in epoca di pandemia.
Che si sta caratterizzando, pericolosamente, per il dominio incontrastato di caos, baraonde, incertezza. E proprio in queste ore, la magmatica gestione della campagna vaccinale rappresenta l’acme di un processo di governo in cui lo Stato pare farsi “Stato confusionale”. Ma il tema del rapporto tra potere e anarchia o, meglio, del vuoto di potere come effetto del non governo, sembra oggi avere Napoli come capitale. Che la città fosse male amministrata era già evidente fino alla pandemia.

Con la pandemia, si è poi è assistito alla emarginazione o alla autoemarginazione del governo cittadino, in parte giustificata dal ruolo ancillare attribuito ai comuni nella circostanza, in parte spiegata con il defatigante e perenne braccio di ferro, alfine perso, condotto in questi anni con la Regione.

Poi, l’ultima botta. Luigi de Magistris si candida alla presidenza della Regione Calabria e sostanzialmente scompare dalla città. Assolvendo, con comprensibile fatica, al doppio ruolo di sindaco uscente e di presidente non ancora entrante, si sposta freneticamente per la campagna elettorale parlando indifferentemente di Napoli e della Calabria come fossero la stessa cosa ma, in realtà, non dicendo alcunché di preciso né sull’una, né sull’altra.

La città è dunque passata da una cattiva gestione ad una non gestione (che per alcuni maligni è pure meglio). Sul campo è rimasta l’assessora Alessandra Clemente. Che mostra buona volontà, transitando per sopralluoghi da un piccolo cantiere all’altro (grandi opere non ce ne sono), cercando di mostrare vicinanza alla città. Ma, a parte le buone intenzioni, anch’ella è vittima di un consapevole dimezzamento.

Assessora e candidata, per conto di de Magistris, alle prossime elezioni amministrative per il ruolo di sindaca. E così, divisi a metà tra candidature e ruoli istituzionali, e non potendo fisicamente sdoppiarsi, i due lasciano che la città continui a vivere in uno stato che è un misto di sospensione e di atarassia per alcuni e di disperazione, di miseria e di fame per altri. Comunque, di vuoto. Il che appare ancora più paradossale in questo momento storico. Entro il 30 aprile il governo trasmetterà alla Ue il Recovery Plan. Il più grande piano di trasformazione nazionale dai tempi del dopoguerra.

Ebbene, cosa sia riservato a Napoli da questo piano non si sa nulla. Non si sa se la città sia mai stata coinvolta in qualche modo dal governo e dalle istituzioni europee, non si sa se ci siano progetti concreti, e quali, pensati per la città. Non si sa quali e quanti finanziamenti le siano destinati. Nulla. Tutto passerà, come molte altre cose di questa oscura vicenda, sulle nostre teste. Non uno straccio di dibattito pubblico, non una idea condivisa, non una discussione condotta con cognizione di causa. Tutti a sperare nei fondi del Recovery senza sapere nemmeno di cosa si stia parlando. Eppure, è caduto un governo sul Recovery. Il piano era generico, era malfatto, era copiato, si disse all’epoca del Conte II. Giusto.

Bene, dopo due mesi siamo passati dalla comprensibile condanna del vecchio, all’assoluto silenzio del nuovo. Ci siamo baloccati nel discernere di transizione ecologica, di sviluppo digitale senza sapere alcunché di ciò che sarà per noi e di noi. Tutto in clandestinità. Senza che alcuno si sia sentito in obbligo di chiedere, di spiegare, di condividere. In questo campo, l’immunità di gregge si è raggiunta senza colpo ferire. Tutti in fila in rigoroso silenzio, senza fiatare.

Dunque, ci apprestiamo a ricevere una montagna di soldi senza sapere se la circostanza riguardi anche la città di Napoli. Giustamente, Antonio Bassolino afferma che il prossimo sindaco dovrà essere quello del Recovery. Ma di quale Recovery? Per far cosa e perché? Deciso da chi? In nome di cosa? Di quali scelte, di quali priorità, di quali obiettivi per la città stiamo da mesi blaterando alla cieca?

La verità è che, continuando questo andazzo, e sempre che riesca a liberarsi dalla caterva di debiti accumulati in precedenza, il prossimo sindaco di Napoli siederà alla tavola del governo quale convitato di un pranzo a menù fisso, dove le pietanze sono già state decise e preparate da altri e cui sarà riservato il mero ruolo di assaggiatore ignaro. Che è già qualcosa, sempre che non gli servano polpette avvelenate.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/04/09/news/de_magistris_vuoto_di_potere_al_comune_di_napoli-295739187/?rss

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