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Fabio Pagano: “Cuma e il Parco sommerso di Baia: qui si realizzano i sogni di ogni archeologo”

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Un hashtag eloquente, #ilmioparcospacca. Con tanto di foto di gruppo. Al centro c’è lui, Fabio Pagano. A fine maggio ha festeggiato il suo compleanno così: in ufficio, assieme al proprio staff. La ricorrenza è doppia: cinquant’anni d’età e tre di direzione al Parco archeologico dei Campi Flegrei, che guida dal 2019. Un mandato che oggi raddoppia.

Il Ministero della cultura ha appena confermato Pagano per un secondo mandato quadriennale, alla scadenza di questo, nel 2023. Archeologo romano, originario del quartiere Monteverde, Pagano celebra il suo rinnovo: “Sono felicissimo. In un futuro non molto lontano, avremo un Parco accogliente e fruibile in toto”. Criticità permettendo, però: tra personale sempre più scarno e vecchie problematiche, come una scarsa manutenzione per troppo tempo. Che oggi presenta il conto.

Pagano, la sua direzione è stata appena rinnovata dal ministero. Gli obiettivi sono raggiunti?
“Abbiamo toccato diversi traguardi. E la cosa ci rende molto orgogliosi. Dal punto di vista degli accessi siamo tornati ai livelli pre-pandemia, con proiezioni sempre più positive per l’estate. Abbiamo stilato una linea di gestione dai tempi lunghi, con la consapevolezza che i risultati non sarebbero arrivati subito. In questi primi tre anni abbiamo messo il Parco in una dimensione credibile, pronti ad ascoltare il territorio”.

Ad esempio?
“Il Parco archeologico dei Campi Flegrei è un grande cantiere. Sia di restauri che di idee. Stiamo portando avanti lavori in luoghi che hanno ricevuto per oltre quarant’anni una bassa attenzione. Dovuta non certo alla scarsa professionalità di chi mi ha preceduto, ma allo status dei monumenti di allora, oggi tutelati da una maggiore autonomia. L’obiettivo è ripristinare la manutenzione ordinaria, assieme ad un miglioramento dell’accessibilità. E proponiamo iniziative per una maggiore fruizione dei visitatori”.

In che modo?
“Abbiamo una fitta programmazione di eventi. Al Castello di Baia si è appena conclusa la Festa della Musica. Il tempio di Serapide a Pozzuoli è una fucina di eventi. Questa estate tornerà il Festival Antro, dal 26 agosto. Ad aprire il cartellone, Ascanio Celestini”.

(siano)


Quale sarà il tema?
“In ogni stagione prendiamo spunto da un verso del libro sesto dell’Eneide. Stavolta il tema sarà “Gli dei erranti”. L’invito è quello di affrontare il tema del viaggio partendo dal racconto di Enea, fuggiasco da Troia. L’eroe, lasciando la sua terra martoriata dalla guerra, cerca salvezza nel Mediterraneo. Un aspetto decisamente contemporaneo. La scaletta appuntamenti in cui mettiamo a disposizione i nostri luoghi per le associazioni del terzo settore.Un’inclinazione la nostra, che ci ha pure portato a creare veri progetti di partenariato pubblico-privato”.

È accaduto alla Piscina Mirabilis e al Macellum di Pozzuoli.
“Esatto. Siamo il primo parco archeologico in Italia a promuovere una procedura simile. Nel 2020 abbiamo affidato questi due straordinari siti ad associazioni private. Li hanno letteralmente presi in gestione, garantendone l’apertura stabile. Per decenni, soprattutto la Piscina Mirabilis è rimasta chiusa al pubblico, con visite a singhiozzo. Ora viene ammirata da migliaia di persone e curata da un gruppo di giovani, regolarmente assunti dalle aziende partner. Un modello da esportare”.

Vero, ma anche il sito perla del Parco, il museo archeologico nel Castello aragonese di Baia non se la passa bene.
“Entro la fine dell’anno restituiremo al pubblico nuove aree dei quattro ettari del castello. Inclusa la più attesa, quella del Sacello degli Augustali. Ci siamo attivati con cantieri e lavori. Riaprirà anche il Padiglione del Cavaliere, grazie a un cantiere di due milioni”.

Una buona notizia, ma come è possibile che, negli anni, nonostante le tante promesse, il museo ancora non abbia un orario pomeridiano di apertura?
“Lì c’è un altro problema, legato a fattori di sicurezza. Il Castello non aveva un impianto antincendio a norma. Persino l’impianto elettrico non era presente ovunque. Ma abbiamo risolto. Mi creda: quando abbiamo visto finalmente funzionare il sistema antincendio, ho avuto un attimo di commozione. Dopo l’estate, il castello aprirà anche nel pomeriggio”.

Perché non subito, direttore?
“Perché emerge la criticità della mancanza di personale. Tutto il Parco archeologico conta 90 lavoratori, di cui appena 28 tra assistenti e vigilanza. Soltanto loro dovrebbero essere cento. È ovvio che non si può tenere aperto tutto. Già solo Cuma è più estesa di Pompei. Il Parco sommerso di Baia è di 170 ettari: non possono lavorarci meno di 11 custodi a regime minimo. Ma siamo molto fiduciosi nelle nuove assunzioni dall’ultimo concorso al MiC. La situazione migliorerà”.

Qualche altro progetto?
“Abbiamo un patrimonio di oltre 40 milioni di euro con fondi Pon europei per interventi conservativi straordinari. Sono già tutti smistati. È in fase di conclusione una gara per affidare i lavori dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, per un cantiere di tre milioni. Allestiremo nei fornici un museo ad hoc. E poi c’è Cuma, il nostro sito più visitato. Per la fine del 2023, ci sarà una sorta di rivoluzione copernicana nel percorso di visita: si entrerà dalla parte bassa della città, dalla Masseria del Gigante”.

Avete in mente nuovi scavi archeologici?
“La ricerca è da sempre intrecciata alla nostra offerta di fruizione. Anche in questo caso, Cuma ne è regina: oltre ai nostri rilievi, tutti gli atenei campani hanno piani di attività sul campo, oltre al Centro di ricerca Jean Berard. Cuma è un sito che ha tanto da raccontare”.

La ricerca abbraccia anche il parco sommerso di Baia.
“L’icona più forte del nostro territorio, soprattutto a livello internazionale. Turisti da tutto il mondo prenotano per un’immersione nelle acque del Portus Iulius. Il Parco Sommerso di Baia è luogo di nascita dell’archeologia sottomarina in Italia. Qui ci attendono progetti di ricerca, campagne di topografia e indagini conoscitive. Entro settembre, annunceremo un’importante sorpresa”.

Pagano, non crede che un parco del genere, così variegato ed esteso, possa essere troppo grande per essere affidato a un’unica direzione?
“Siamo estesi su cinque comuni diversi: Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Giugliano e Quarto. Realtà strettamente connesse. Abbiamo aggiunto un nuovo sito al nostro patrimonio, il 26esimo: è la Villa romana del Torchio, a Quarto”.

C’è, invece, un suo “sito del cuore”?
“Cuma, devo dire, è uno scrigno di meraviglie e sorprese. Ma anche il Parco sommerso mi rapisce. Basti sapere che proprio qui ho deciso di iniziare un corso e prendere un brevetto per immersioni subacquee. Baia è il sogno di ogni archeologo”.
 

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/06/26/news/fabio_pagano_cuma_e_il_parco_sommerso_di_baia_qui_si_realizzano_i_sogni_di_ogni_archeologo-355486170/?rss

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