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Il Chiatamone com’era nell’800, mercoledì 7 aprile gratis la stampa di “Repubblica”

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Col giornale la prima delle nuove quattro vedute in regalo ai lettori A metà Ottocento una distesa di sabbia da Castel dell’Ovo a Posillipo
di Paolo De Luca Quando il lungomare era tutto una spiaggia. Tanto da dare il proprio nome a un’intera area: Chiatamone, dal greco platamòn, ” arenile basso”, ma anche “caverna”, come le antichissime grotte di tufo sotto il Monte Echia.

Dal Castel dell’Ovo alle falde di Posillipo, una distesa di sabbia offriva ristoro a pescatori e bagnanti. Borghesi e aristocratici popolavano quella striscia baciata dal sole e da fortunate sorgenti d’acqua. Doveva apparire così, agli occhi di un passante, la passeggiata della riviera di Chiaia, strada regina della litoranea partenopea prima delle colmate di fine Ottocento, che avrebbero creato l’attuale via Caracciolo.

Uno scorcio spettacolare del Chiatamone si può ammirare nella prima delle quattro nuove stampe che Repubblica donerà ai lettori settimanalmente, da mercoledì 7 fino al 28. L’opera, una veduta del pittore svizzero Philippe Benoist, qui riprodotta su carta pregiata e in doppia tiratura, sarà disponibile gratuitamente acquistando una copia del quotidiano in edicola. L’iniziativa è organizzata con l’editore Marzio Alfonso Grimaldi e col sostegno di Federico II, Tangenziale di Napoli, Unicredit, Pastificio Di Martino, Molino Caputo, Caffè Motta, D’Orta, Mangimi Liverini, Italia Paghe. Le tavole, che l’artista dipinse per la raccolta “L’Italie Monumentale et Artistique”, rientrano nella collezione della libreria antiquaria Grimaldi ( con sede in via Carlo Poerio). Quelle in edicola con Repubblica sono anche corredate di una breve descrizione elaborata da Lucio Fino, ingegnere e già professore di Scienze delle costruzioni alla Federico II.

Benoist realizzò la sua veduta del Chiatamone verso metà Ottocento. L’angolatura esclude dalla vista il mitico isolotto di San Leonardo, una piccola striscia di terra, poco al largo del bagnasciuga (all’altezza della rotonda Diaz): nei secoli fu occupata da monasteri, casette fatiscenti e dalla celebre Taverna del Florio. Coi lavori del Risanamento, fu inglobato nella colmata.

I più appassionati di vedute della Napoli che fu, noteranno che in questa, tra i filari d’alberi della “Passeggiate Reale” (l’attuale Villa Comunale), non appaia nemmeno la stazione Zoologica Anton Dohrn. Fu difatti costruita vent’anni dopo, nel 1872. La scena punta sull’attività di un gruppo di pescatori mentre svuotano la propria imbarcazione di merce e zavorra. A distanza, un signore distinto, in giacca e cilindro, li osserva. Più in là, altre chiglie in secca. La strada confluisce nell’odierna piazza Vittoria, di cui si intravede il palazzo dell’Albergo Vittoria, proprietà dell’eccentrico e colto Martino Zir, che accoglieva intellettuali e scrittori (tra cui Alexandre Dumas).

All’altezza del Castel dell’Ovo spicca il boschetto del ” Casino di delizie” di don Michele Imperiali, principe di Francavilla e, immediatamente sotto i palazzi di Pizzofalcone, la grande cupola della chiesa delle Crocelle a via Chiatamone. Non lontano da lì, sgorgavano le celebri fonti d’acqua ferrosa (o luculliana) dal Monte Echia, un toccasana per tutti i napoletani, che le utilizzavano come rimedio contro malanni e fastidi gastro- intestinali. Storie e leggende si susseguono in un solo colpo d’occhio. Le prossime stampe avranno come protagonista via Chiaia, ripresa da sotto il suo ponte ( che ancora oggi collega l’area di Pizzofalcone a quella di San Carlo alle Mortelle), e piazza Plebiscito, realizzata da due punti di vista: uno sul Palazzo Reale, l’altro sulla basilica di San Francesco di Paola.
 

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/04/04/news/il_chiatamone_com_era_nell_800_mercoledi_7_aprile_gratis_la_stampa_di_repubblica_-295068076/?rss

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