martedì, 6 Dicembre, 2022
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Il direttore di Capodimonte Bellenger: “Arte e turisti ci sono, ma a Napoli non sappiamo accoglierli”

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Sylvain Bellenger, direttore generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte il ritorno dei turisti si è registrato e di che entità?

“Siamo tornati a una situazione che è vicina a quella del 2019. È chiaro che c’è una grande voglia di cultura, di distrarsi, di stare all’aria aperta, e noi l’abbiamo sentito con grande forza. Capodimonte non è solo un museo, è una parte della città con questo bosco pubblico, gratuito, frequentato dal quartiere e oltre: vengono dal Vomero, da Posillipo, dal centro storico per fare picnic e passeggiate e ancora di più da quando è stato messo in sicurezza con la guardiania. La nostra situazione danneggiata dal Covid fa sperare che alla fine della pandemia si torni al massimo, ma non dipende da noi. Piuttosto dobbiamo sapere che restano le stesse problematiche di prima: dobbiamo ricordarci che cosa ci ha insegnato il Covid, di non fare una competizione di cifre tra musei, ma parlare di qualità e anche di economia. Capodimonte ad esempio soffre a causa di un’economia turistica generale della città, che è low cost”.

A un manager della cultura come lei è d’obbligo chiedere come cambiare questo trend, che è anche vecchio.

“Mancano gli alberghi adatti a un pubblico internazionale. Un tempo l’Excelsior era tra i grandi alberghi d’Europa, veniva citato con il Ritz di Parigi, ora non è più quello di una volta, e come lui ce ne sono altri che si sono molto indeboliti. Quando gli americani vengono a Napoli hanno sempre difficoltà a trovare un hotel di una certa caratura”.

Oggi riprendono a circolare la metropolitana e la funicolare dopo aver chiuso alle 14 nel giorno di Pasqua. Anche il sindaco riconosce che vanno migliorati i servizi. Quali sono quelli che occorrono a una città d’arte e che Napoli non ha o non ha a sufficienza?

“Fermare i collegamenti alle 14 non è serio. Servizio pubblico si chiama così perché è un servizio “al” pubblico, ma per questo ci vogliono risorse. É vero, i servizi sono scarsi, spesso inesistenti: qui abbiamo sempre il problema dei bus che rimane irrisolto. Abbiamo creato una navetta ma anche qui l’Anm non mantiene la parola sulla regolarità del servizio: recentemente ho incontrato un gruppo di turisti che mi hanno detto che hanno aspettato il bus 45 minuti a Porta Grande. Non sono rimasto sorpreso. Dobbiamo avere i servizi necessari, e questo dipende dalla città e dal governo regionale”.

Capodimonte ha problemi anche al suo interno, nonostante lei abbia riorganizzato molte cose.

“Per Pasquetta restiamo chiusi per mancanza di personale e per noi è un dolore: abbiamo 3 mostre fatte per il pubblico e non possiamo rimanere aperti, perché i custodi hanno anni di ritardo nelle ferie e devono prenderle necessariamente. L’organigramma è così basso che abbiamo grande difficoltà a proporre l’attività culturale sostanziale. Tutto si svolge con orari di lavoro disumani, la mia squadra opera 13-14 ore al giorno. Al Dipartimento scientifico siamo così pochi che se vogliamo fare una mostra dobbiamo fare tutto, e non abbiamo smesso, anzi ne facciamo in grande quantità e di livello, ma è il risultato di una passione, non di una organizzazione. C’è anche un abbassamento insostenibile del numero dei custodi”.

C’è stato però dopo anni un concorso, quando prenderanno servizio?

“In Italia i concorsi si fanno come se si ricevesse una benedizione ogni 15-20 anni, negli altri paesi ogni anno sulla base dei pensionamenti in atto. Quando sono arrivato avevamo 7 storici dell’arte, 6 sono andati in pensione e nessuno è stato sostituito. Non è ragionevole. Abbiamo molti settori scientifici scoperti. Quando lo dico ai colleghi, mi domandano: “Ma come fai?”. Non si può contare sulla passione per un’organizzazione statale. Dobbiamo ricordare che a Capodimonte per 49 mila opere e 800 anni di storia dell’arte italiana e europea, non è ragionevole pensare in termini di comunicazione che la cultura ci salvi. La cultura non solo porta lavoro ma ha un costo ed è veramente un problema affrontare la politica culturale sia turistica sia per la città, se lo Stato non dà alle sue istituzioni il minimo per funzionare. Perché gli Uffizi hanno 12 storici dell’arte, il Prado ne ha 32, Capodimonte uno solo, e con una collezione un po’ superiore al Prado. Abbiamo appena aperto la mostra Oltre Caravaggio, che riconsidera con delle nuances sottili la scuola della pittura napoletana, e oltre ai curatori devo ringraziare tutta la squadra: abbiamo più di 4000 opere d’arte fotografate, mentre 5 anni fa c’erano solo foto in bianco e nero di scarsa qualità. Se non vogliamo avere una politica culturale fatta di aggiustamenti e arte di arrangiarsi, ci vuole ambizione e risorse finanziarie e umane”.

Lucio Amelio disse una volta: “Di energia Napoli ne ha da vendere, l’importante sarebbe organizzarla”. E lei ne sa qualcosa.

“Appena arrivato ho elaborato un master plan. Può essere scambiato per una modalità della comunicazione, ma non è così e non lo è stato. Ha un contenuto e una logica che abbiamo seguito passo dopo passo per i nostri progetti culturali e tutto il restauro, sia del bosco che della reggia che inizierà l’anno prossimo. Una programmazione per dieci anni, non per uno o due”.

Secondo lei la programmazione si può fare solo se ci sono fondi disponibili?

“No il contrario, la mia esperienza in Italia è stata una grande sorpresa: è un paese che mette a disposizione della cultura molti più soldi di quanto si creda. A noi mancano progetti e continuità, manca la manutenzione dopo il restauro, l’attenzione a un grande cantiere che dopo viene a cessare. Siamo vittime di una comunicazione che a volte si avvicina più alla pubblicità. Noi l’abbiamo fatto e si vede sia nella organizzazione e la formazione del personale, che nella creazione dei rapporti professionali. Quando sono arrivato non c’era una catena di responsabilità e organizzazione, l’abbiamo introdotta e la mia esperienza dimostra anche quanto è flessibile e adattabile il personale napoletano. Dobbiamo essere felici del ritorno dei turisti ma non siamo pronti ad accoglierli, nessun museo in Campania si avvicina lontanamente ai criteri internazionali. Nonostante il fatto che abbiamo le collezioni tra le più importanti del mondo e siamo salvati da questo, dalla storia passata, il mondo contemporaneo ci scappa ancora”.

Che cosa chiederebbe a Napoli?

“Pazienza, visto come la nuova squadra si impegna con determinazione. Ma chiederei anche ambizione. Napoli è sempre stata ambiziosa ma ora ha il decoro urbano umiliato, i giardini abbandonati, la pulizia della città che rimane un enorme problema, anche se abbiamo visto dei segni positivissimi in poco tempo. Mi congratulo per i lavori ai Giardini della Principessa Jolanda, ma mi chiedo se c’è un piano di governance del giardino, opera d’arte viva che richiede un restauro permanente:ci vuole un intervento a settimana. Che cos’altro chiederei? Una polizia efficace che faccia il suo lavoro di autorità”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/04/19/news/bellenger_arte_e_turisti_ci_sono_ma_a_napoli_non_sappiamo_accoglierli_musei_e_capodimonte_pasqua-345964513/?rss

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