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Il magistrato che deciderà su Putin: “Indaghiamo sull’umanità violata”

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«Che proprio in Italia, unico fra i grandi Paesi europei, non siano proibiti i crimini internazionali è particolarmente doloroso. Noi siamo da decenni alla guida di un’alleanza internazionale contro la pena di morte, per i diritti fondamentali, lo Stato di diritto e la supremazia della dignità umana. Quindi dobbiamo dotarci di un Codice dei crimini internazionali».

Giudice Aitala, per questo lei ha appena detto agli studenti di Giurisprudenza che l’Italia sconta un ritardo “vergognoso”?

«Il mondo ci riconosce una grande influenza, un potere dolce, grazie al quale si tenne proprio a Roma la Conferenza del ‘98, presieduta da Giovanni Conzo, con Paola Severino, Emma Bonino, e tanti autorevoli giuristi, diplomatici e politici, dalla quale è nata la Corte Penale internazionale (Cpi). Un vero miracolo, ma poi ci siamo un po’ persi. Quando la guerra bussa alla nostra porta ce ne ricordiamo, ma stragi, torture, persecuzioni sono ovunque, coperti dal silenzio».

Rosario Aitala, giudice della Corte Penale internazionale, ragiona con “Repubblica” dopo la giornata di riflessione, nell’Ateneo Federico II, su quel codice che non ha ancora visto la luce. Siciliano, trent’anni di esperienza contro i terrorismi e le mafie internazionali, ha fatto parte della Commissione Cartabia per scrivere il Codice dei crimini internazionali. Dalla scorsa primavera, Aitala è l’uomo che deciderà il destino di Putin: istruisce all’Aja il procedimento sulle atrocità della guerra in Ucraina. Lavori su cui vige, ovviamente, il massimo riserbo.

Lei si occupa di tanti conflitti. Come affrontate le indagini sull’invasione dell’Ucraina?

«Mettiamo la stessa cura in tutti i procedimenti…»

Ma quale differenza insorge, ora, con la tragedia di Kiev?

«Una sola. Per la prima volta ci occupiamo non di guerre civili, ma di un conflitto internazionale».

Quindi, adesso dovrete, e toccherà a lei, risalire lungo le catene di comando militare, individuare le responsabilità anche istituzionali?

«Ma io non commento mai i procedimenti di cui sono titolare…»

Tuttavia, migliaia di profughi ucraini in Italia potrebbero dare testimonianze su massacri e violenze. I nostri organi di polizia, oggi, possono acquisirle ?

«Potrebbero. Ma il quadro normativo non è chiaro. Proprio per questo servirebbe il codice».

Possiamo spiegare concretamente in quali termini?

«Le faccio un esempio. In Bosnia, durante la guerra, i soldati dell’esercito serbo-bosniaco di Mladic massacrarono migliaia di uomini e ragazzi, deportarono anziani, stuprarono donne con l’obiettivo di annichilire quella componente etnica. Questi atti, come torture e persecuzioni di popolazioni civili, sono crimini contro l’umanità».

E in Italia c’è una norma ad hoc?

«No. Inoltre, secondo la nostra legge, le autorità italiane non hanno il potere di perseguire crimini commessi all’estero da stranieri su stranieri. Quel Codice che ancora non c’è serve, quindi ,anche per cooperare con la Corte e con gli altri Stati. Ma ricordiamoci che i massacri avvengono in tutto il mondo».

Dove sono le guerre più drammatiche, oggi?

«Ovunque. In Siria, dal 2011, siamo a 400mila morti. E poi Mali, Congo, Repubblica Centrafricana, Myanmar, Yemen. In Etiopia, secondo alcuni rapporti Onu, il governo, in guerra contro i ribelli del Tigray, sta mettendo a segno la deliberata strategia di affamare i civili, e 400mila persone rischiano di morire».

Lei aveva fatto arrestare Abd-al-Rahman, il capo della milizia dei janjaweed, che ha condotto la guerra in Darfur: 300mila morti. Uno di quei casi in cui la Cpi riesce a produrre catture e processi?

«Lui è accusato di essere stato il braccio armato del governo di Kartoum. Lo abbiamo rinviato a giudizio per 50 capi d’imputazione, 500mila pagine di prove. Stermini, omicidi, stupri, deportazioni».

Sull’Ucraina si susseguono appelli per la pace. A Napoli ci sarà una grande manifestazione. Ma tecnicamente: serve?

«Sono solo un giudice. Ma da uomo condivido l’incessante appello alla pace di Papa Francesco. È chiaro che per raggiungere questo obiettivo occorre il dialogo tra le potenze coinvolte».

Quindi, anche con gli americani?

«Non spetta a me dirlo. Ciascuno deve fare il suo mestiere».

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/10/26/news/il_magistrato_che_decidera_su_putin_indaghiamo_sullumanita_violata-371868318/?rss

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