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Jago “La mia Pietà, un autoritratto che racconta i drammi del mondo”

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Roma. Una Pietà rovesciata. In cui è un uomo e non la Madre, gli occhi serrati, i lineamenti contratti dal dolore, a tenere tra le braccia chi muore. Un’umanità vinta dal male rappresentata da una fanciulla, che però potrebbe essere anche solo un giovanissimo fragile corpo, simbolo di purezza, figlia o figlio.
È l’ultima opera di Jago, al secolo Jacopo Cardillo, lo scultore 34enne di origini laziali che ha stabilito nel cuore antico di Napoli il suo quartiere generale, al Rione Sanità, ma che ieri ha inaugurato la sua ” Pietà” a Roma, nella Basilica di Santa Maria a Montesanto, scrigno di seicentesca bellezza nata sotto la supervisione di Bernini, a ridosso di piazza del Popolo, e nota come ” chiesa degli Artisti” ( oltre che per aver visto ordinare presbitero il futuro papa Giovanni XXIII). L’opera rimarrà esposta nella capitale fino al 28 febbraio per poi fare il giro del mondo e , con ogni probabilità, ritornare a Napoli.

Jago, lei si confronta solo con gli inarrivabili. Prima il Figlio velato ispirandosi al Cristo della Cappella di Sansevero, ora La Pietà: perché?
“La Pietà fa parte del mio vocabolario emozionale, ho avuto l’ambizione di confrontarmi con un’immagine che ci accompagna da sempre e con la quale si sono sempre cimentati i grandi maestri del passato. Oggi, poi, con il gioco delle immagini online possiamo partecipare ai drammi del mondo e sono tantissime le immagini di sofferenza che ogni giorno, anche senza volerlo, ho osservato”.

Nessuna paura?
“Viviamo immersi nelle storie e nei drammi che ci arrivano da ogni parte del mondo, ne siamo avvolti a volte schiacciati. Io preferisco far i conti con le sollecitazioni che ci vengono da tutto quello che è nel nostro Dna . I drammi del mondo ci inseguono, ci interrogano, e anche se non lo vogliamo risvegliano ciò che abbiamo visto, ammirato contemplato…”.

Stavolta lei ci ha messo la faccia, è il caso di dire. Quel padre ha il suo volto. Ma in braccio chi c’è?
“Sì, in fondo mi sono autoritratto, volevo che fosse un amore paterno a esprimere quello che non si può raccontare, la ferita, il dolore. Ed è vero che in braccio , il corpo di chi è vittima non è così ben definito, perché ciascuno possa vederci l’umanità, la sua essenza”.

È un’opera nata nel lockdown. È stato più difficile che negli altri casi?
“Mi ci sono voluti diciotto mesi per realizzarla, ho cambiato di nuovo vita, da New York sono arrivato a Napoli, la difficoltà è per me un’opportunità. La fatica che incontro durante la realizzazione mi fa crescere, è stata una cosa che non ho mai fatto prima e sarà così anche la prossima opera”.

E l’ha realizzata nella chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, Rione Sanità: ormai il “suo” laboratorio.
“Una scoperta e un privilegio per me. Era una chiesa abbandonata per tanti anni. E poi fondamentali sono stati i partner che mi hanno sostenuto dalla Fondazione di Comunità San Gennaro e tutti coloro che collaborano alla riqualificazione del territorio e del rione Sanità. Ho immaginato di poter aggiungere un valore ai già tanti valori che fanno splendere quel quartiere. Come un puzzle, un’arte che era stata già iniziata”.

Che marmo ha scelto questa volta ?
“È un pezzo unico che arriva dalle cave di Saravezza, Pietrasanta, quindi in Versilia, dove c’è questa tradizione incredibile. Possiamo considerarla un blocco da collezione, il marmo è un terno a lotto: non sai mai cosa ti regala la montagna, quando lo trovi, te lo tieni stretto. Ho avuto la fortuna di trasformarlo in qualcosa che speriamo diventi un valore per la collettività”.

Jago, cosa pensa delle polemiche sulle opere d’arte? Lei è davvero così serafico rispetto alle critiche ?
“Perché anche la critica è un’arte. E a volte bisogna distruggere per costruire. Questo uno scultore lo impara subito. A essere onesti c’è la critica, poi c’è la rissa da cortile. Il livore che cerca lo scontro a tutti i costi. Ecco, io sono fuori da quel genere di esercizi. Preferisco restare nella mia beata ignoranza. E non oserei mai provare a convincere nessuno”

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/10/02/news/jago_la_mia_pieta_un_autoritratto_che_racconta_i_drammi_del_mondo_-320388754/?rss

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