lunedì, 8 Agosto, 2022
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Jonas Kaufmann: “Caruso, un supereroe. Napoli, tesoro infinito”

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Nella stanza risuona la risata ” di scena” di Jonas Kaufmann e l’atmosfera nell’appartamento al primo piano di via Santi Giovanni e Paolo numero 7, nel popolare rione mercato di San Giovanniello, si fa leggera. Ma non si può non riflettere sul fatto che Enrico Caruso nacque proprio qui, in questa monocamera, ai suoi tempi affiancata da un cucinino annesso a un bagno – proprio così – e che ora molti cimeli provvedono a rendere più vicino a noi il “tenorissimo” che da qui partì per conquistare il mondo. Il primo museo che gli venne dedicato è quello della villa Bellosguardo a Lastra a Signa, in Toscana, ma non si può non applaudire – se si pensa che per Totò, ad esempio, non si è riusciti – l’iniziativa privata che ha riunito nella piccola casa natale del tenore dei due mondi una collezione di rari 78 giri, di sue lettere – tra cui una, buffissima, a un nipote al quale spedisce soldi dagli Usa – e le perfette, decisamente belle caricature disegnate da lui, che la vita l’apprezzava ma sapeva anche intelligentemente prenderla in giro.

Tutto questo ha divertito e un po’ emozionato Kaufmann, fresco Cavaradossi nella Tosca del San Carlo, al quale è stato attribuito il primo Premio internazionale ” Casa Museo Enrico Caruso”. La cerimonia si è svolta nella piccolissima parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo, a pochi metri da piazza Ottocalli e dalla casa, dove l’infaticabile Gaetano Bonelli, ” Indiana Jones” sempre a caccia di ricordi e testimonianze della storia e del costume di Napoli, direttore della Casa Museo, d’intesa con Lello Reale, presidente dell’associazione ” Casa Museo Enrico Caruso APS”, Filippo Zigante e la musicologa Paola De Simone hanno così motivato il premio: ” Jonas Kaufmann, tenore che come pochi al mondo coniuga nell’unicità della sua cifra interpretativa un’alta nobiltà di stile, carisma di portamento e le peculiarità di una voce impeccabile per fermezza e intonazione… A Napoli ha restituito un Radamès condottiero valente e amante sincero, un Turiddu dal vivo slancio verista, un Otello impulsivo e passionale, un Cavaradossi di grande fascino umano”.

La lirica unisce: tra i banchi della chiesa, ad ascoltare Kaufmann, con la moglie, la regista d’opera Christiane Lutze, il figlioletto che ha abbracciato il papà ricevendo il suo bouquet di girasoli e rose rosse più grande di lui. Presenti anche Franco Iacono, presidente del Comitato nazionale per i cento anni dalla morte di Caruso (ma è già pronto un nuovo anniversario: i 150 anni dalla nascita che si festeggia il 25 febbraio 2023) e il direttore artistico del San Carlo, Elias Tzempetonidis. Nel ricevere il “grande vetro” con il logo della casa- museo che raffigura il tenore e il luminoso balcone che dà sulla strada, Kaufmann, idolatrato dai melomani e famoso per la sua “latinità” inusuale in un tedesco, si è detto ” quasi senza parole per l’onore di essere nello stesso contesto di un supereroe come Caruso. So che in questo momento sono il numero uno perché sono il tenore più felice e fortunato al mondo. Il parallelo più grande che si può instaurare credo sia il cambiamento che toccò all’epoca di Caruso che fu chiamato a cantare con tutto il corpo, oltre che con la voce e questo fece cominciare una nuova gloria dell’opera e di questo mestiere. Oggi veniamo spinti a mettere in scena spettacoli molto più complessi, realistici e legati alla vita contemporanea, e ci sono richieste caratteristiche non soltanto vocali. Caruso venne prima del cinema, oggi abbiamo i media, i videogiochi: se riusciremo a creare una generazione di cantanti capaci di rendere credibile e magico ciò che accade in scena, allora l’opera avrà un futuro: non è impossibile perché il realismo di Puccini non scade mai ” .

I suoi modelli? ” Alla fine degli anni Ottanta sentivo un modo di cantare molto aggressivo, ma la lirica nasce in epoca di eleganza vocale e va interpretata in modo molto più calmo ” . Sul San Carlo ” è giusto che si riprenda da periodi di maggiore calma per tornare alla sua funzione di teatro storico più importante come merita ” , ha aggiunto il tenore. Napoli è Bengodi per Kaufmann: “Ho sempre una scusa: per lavoro devo tornare a Napoli! E stare qua mi piace da morire. Mai fatto soltanto albergo e teatro, vado sulle isole, al bar, a mangiare. Napoli ha una cifra infinita di tesori: ho scoperto un posto sotto il chiostro di San Martino dove sembra di stare in campagna e sei a un passo dal centro. Ora il turista non è più mordi e fuggi, viene trattato molto meglio”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/04/29/news/jonas_kaufmann_caruso_un_supereroe_napoli_tesoro_infinito-347375177/?rss

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