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La Cantata di San Gennaro ritrovata dai Monument men va in scena in Duomo

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San Gennaro a Napoli era il culto con la C maiuscola ma anche un’occasione di cultura a 360 gradi. Lo scopriremo al Duomo il prossimo 30 settembre, quando il San Carlo farà tornare in vita una tradizione perduta: la “Cantata per San Gennaro” che veniva eseguita durante la veglia alla vigilia del miracolo. La proposta del Massimo napoletano è piaciuta molto al vescovo Mimmo Battaglia, che ha concesso la cattedrale destinata così a diventare il teatro di un evento senza precedenti per la città. Anche perché ha una storia incredibile che ha visto una “reunion” di musica e parole di questa composizione che ha del miracoloso.

Vero e proprio “concorso” musicale del XVII secolo – i “talent” esistono da sempre – che vedeva affidare ogni anno a un musicista diverso il compito di scrivere una composizione, nel 1788 consegnò il testimone a Gaetano Manna, figlio d’arte e tipico rappresentante della scuola musicale napoletana. Ce lo presenta il maestro del Coro del San Carlo, Josè Luis Basso, che ha sposato l’idea di questa riscoperta con molta forza. “Manna è stato autore anche di altre composizioni, non di opere ma di musica religiosa, di concerti. Non ha firmato una grandissima produzione, ma quando ascolterete questa cantata vi renderete facilmente conto che è di taglio assolutamentre operistico: fa uso del virtuosismo, ha la presenza di arie barocche, e noi abbiamo affidato il canto anche a un controtenore e a un contralto”.

“La cosa davvero impressionante – prosegue il maestro italo-argentino, da poco tempo al San Carlo e in precedenza choir master dell’Opèra di Parigi – è che riconosceremo la maniera mozartiana del fare opera: probabile che il piccolo Amadeus venuto a Napoli per imparare, avesse ascoltato e assorbito come una spugna anche questo tipo di composizioni. La Cantata di Manna contiene in sè aspetti dell’Idomeneo, della Clemenza di Tito, di Don Giovanni, e di Così fan tutte: la testimonianza viva di quanto Mozart abbia preso a modello la grandiosa scuola napoletana per le sue opere”.

Lo spartito ha una storia che pare uscita dalle imprese dei Monument Men. La Cantata per San Gennaro composta da Manna era conservata nella biblioteca dell’Abbazia di Montecassino e ci restò fino al 1943. “Quando gli alleati sbarcano in Sicilia un ufficiale tedesco di nome Schlegel, in patria esperto di trasporti, convinse l’abate, all’inizio diffidente, a mettere in salvo le opere conservate nell’abbazia, obiettivo sensibile. In fretta e furia o monaci nascosero in scatole delle bottiglie dell’acqua Ferrarelle ciò che i militari riuscirono a portar via. Tra queste opere d’arte c’era la Cantata di Manna. E qui intervenne per la prima volta la “mano di San Gennaro” – scherza il maestro Basso – Quando il monastero venne ricostruito si registrarono diversi furti ma ci fu un secondo miracolo: la Cantata, tornata al suo posto dopo essere stata nascosta a Spoleto e poi a Roma, è rimasta intatta, nessuno l’ha rubata. Però si trattava soltanto della parte strumentale: mancavano le parole. Al ritrovamento del libretto perduto si è dedicato il nostro archivista Ivano Caiazza, che si occupa del recupero della memoria del San Carlo. Da appassionato di musica del Settecento è riuscito a ricongiungere la musica, che come accompagnamento da sola non aveva molto senso, alle parole delle parti, grazie a una donazione fatta al Conservatorio di San Pietro a Majella dal maestro Roberto De Simone, in possesso nella sua ricchissima collezione di conoscitore e musicista, di una copia del libretto diventato introvabile”.

Parole e musica tornati insieme per un terzo miracolo di San Gennaro, quindi. Ce n’è abbastanza per ricreare una tradizione-evento: “Con Caiazza abbiamo fatto una programmazione da qui a 5 anni, che ci farà riproporre una cantata di autore sempre diverso. In questo caso a quasi 250 anni di distanza e lo faremo con 40 musicisti e 4 cantanti. Nel testo parlano la Fede, la Speranza, il Genio celeste, e l’Amore divino e raccontano la storia del martirio del patrono, soprattutto a scopo pedagogico. La Cantata di Manna è scenica, è quasi un’opera – spiega il direttore del coro del San Carlo – Come sappiamo in molti punti dell’Europa l’opera era proibita, e Roma e Napoli non facevano eccezione, per cui i compositori come avveniva anche per i grandi Oratori di Haendel o il “Solomon”, sceglievano un soggetto religioso e scrivevano un’opera a cui mancava poco per essere tale”.

Avete voglia della lirica che questa maledetta pandemia ci ha sottratto? In Duomo ce ne sarà un assaggio d’eccezione il 30, prima dell’inizio della stagione del San Carlo: “Ascolterete brani operistici a tutti gli effetti – conclude entusiasta Josè Luis Basso – La prova tangibile che Napoli era il modello per tutta l’Europa”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/09/18/news/la_cantata_di_san_gennaro_ritrovata_dai_monument_men_va_in_scena_in_duomo-318275343/?rss

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