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La Divina Cometa, presentato alla festa del cinema il film di Mimmo Paladino

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Il mare e il presepe, “Quanno nascette ninno” e le eresie di Giordano Bruno arso vivo. Shakespeare, Eduardo De Filippo e la voce di Roberto De Simone dall’altoparlante di una stazione. I magi della pittura, della musica, della poesia, del teatro e del nulla (Ferdinando Bruni, Francesco De Gregori, Nino D’Angelo, Alessandro Haber e Giovanni Esposito) e Glen Gould (Ettore Ianniello).

Con Dante incarnato da Sergio Vitolo, quasi sempre muto e spiritello a sorvegliare il peregrinare di idee e anime, c’è una famigliola povera e vagabonda a ravvivare le scene de “La Divina Cometa”, nuovo lungometraggio diretto da Mimmo Paladino che a distanza di sedici anni dalla sua visione del “Quijote” ritorna dietro la macchina da presa per un film-installazione sceneggiato con Maurizio Braucci. Che però include i testi di parecchi complici: da Aldo Nove a Mimmo Borrelli a Enzo Moscato. Senza rinunciare, va da sé, ai testi dell’Alighieri.  

Presentato ieri alla “Festa del Cinema” di Roma, il progetto che nei prossimi mesi verrà trasmesso sia da Rai sia da Sky Arte – si ragiona su serate speciali ad hoc nelle sale cinematografiche – diventa una messinscena delle tentazioni estetiche dell’artista originario di Paduli, che tanti ha sedotto con le sue tele e i suoi corpi sospesi tra numerologia, sagome e colori. “Per molti versi – racconta Paladino – il cinema è paragonabile alla scultura. Creare un film è qualcosa di analogo ma è come plasmare la luce. Questo è quello che mi affascina: lavorare con la luce che si materializza, che diventa immagine, movimento, parola, suono”.

Ed è appunto nel maremoto e nella sequenza di “quadri” recitati (con Toni Servillo, Sergio Rubini, Tonino Taiuti, Giovanni Veronesi, Luigi Credendino, Tomas Arana, Elio De Capitani) fra cave, acquedotti, fabbriche e grotte – a simboleggiare gli spazi angolari dell’io – in cui si rincorrono musiche di Brian Eno e citazioni al Sergio Bruni di “Palcoscenico”, Bach, i Fratelli Mancuso e Christian Löffler, che emergono motti intimi: “Chi fa spettacolo si nasconde al pubblico, mostrandosi” o “il coraggio di vivere nella bellezza e nella natura senza paura”. I titoli di coda, affidati alla voce del gallerista Lucio Amelio che risorge cantando “Ma l’amore no” sono la ceralacca su un esperimento che desidera tenere a braccetto il ricordo e il desiderio del fare arte e dell’assecondare ogni caos creativo.  

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/10/16/news/napoli_mimmo_paladino-370326483/?rss

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