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“La ferrovia è cosa loro”: le mani del clan sulla Tav di Afragola

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“Quello dice che la ferrovia è una cosa che hanno creato loro”, affermava l’imprenditore Giovanni Esposito discutendo con il figlio, Angelo, delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Scafuto sugli interessi della famiglia camorristica dei Moccia nei lavori per l’avveniristica stazione ad alta velocità di Afragola. Un’opera “costruita proprio nella roccaforte del clan ” , rilevano i magistrati, che da “accertamenti documentali e catastali” allegati agli atti “sorge su un terreno riconducibile alla famiglia Moccia ” , scrive la giudice Maria Luisa Miranda nel capitolo dell’inchiesta che ipotizza “un sistema occulto” realizzato dalla cosca per investire negli appalti ferroviari.

Al centro di questo snodo investigativo c’è proprio Giovanni Esposito, soprannominato “‘ o studente”, 68 anni appena compiuti, accusato di concorso esterno in associazione camorristica, “amico dei Moccia da almeno 40 anni”, come sostiene il collaboratore di giustizia Michele Puzio e considerato dai magistrati ” imprenditore di riferimento del clan” che si rivolgeva a lui “per effettuare importanti operazioni di riciclaggio”.

Nella ricostruzione delle pm Ida Teresi e Giorgia De Ponte, che hanno coordinato il lavoro degli investigatori del Ros, il “sistema ” per mettere le mani sugli appalti ferroviari funzionava così: i Moccia fungevano da “investitori occulti ” nei singoli lotti di lavori ai quali partecipavano, in raggruppamento temporaneo di imprese, aziende finanziate con denaro ritenuto di provenienza camorristica e che pertanto non avevano bisogno, “se non in maniera marginale”, di ricorrere al credito delle banche. Esposito avrebbe rappresentato, in questo scenario, “il principale referente della famiglia afragolese, custode dei capitali investiti e collettore dei guadagni”.

Le intercettazioni effettuate nel 2018 negli uffici della Kam documentano secondo gli investigatori le fasi cruciali della gestione degli affari. A cominciare dalla “contabilità” che Esposito avrebbe tenuto su “pizzini” numerati e di cui parla in una lunga conversazione del 25 maggio 2018 con Gennaro Moccia, il figlio di Angelo, incaricato dal padre di verificare l’andamento dei lavori e degli incassi. Antonio e Angelo Moccia avrebbero “impiegato nel circuito economico della Kam” soldi utilizzati per sostenere le spese dei lavori di completamento del parcheggio auto lunga sosta, zona ovest, presso la stazione Alta Velocità di Afragola. Opera dell’importo di 1,8 milioni da dividere con i Moccia.

“Io vado a fare il lavoro… facciamo mezzo ciascuno ” , spiegava Esposito a Gennaro Moccia. L’imprenditore però era consapevole dei rischiare grosso, per la sua vicinanza alla famiglia malavitosa. E diceva: “In questo cantiere non voglio comparire… non posso andare là a fare la Tav…perché ci sono le guardie che indagano…vedono me e pensano chissà che ” . La stessa cautela non sarà utilizzata per i lavori alla sala interna della stazione, eseguiti anche formalmente dalla Kam “perché in un’ala non esposta al pubblico ” , chiosano i magistrati.

Nelle indagini figurano lavori ferroviari anche in altre parti d’Italia, da Pietrelcina a Castel Bolognese e Rimini. Per i fatti legati agli appalti sono stati raggiunti dalla misura del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa gli imprenditori Vincenzo Tucci e Ciro Ferone, indagati per riciclaggio. Rigettata per carenza di indizi la richiesta che era stata avanzata nei confronti di Giuseppe De Luca, cognato di Angelo Moccia.

Ai domiciliari per corruzione vanno due funzionari di Rfi, Stefano Maisto e Stefano Deodato, rispettivamente 66 e 68 anni, all’epoca dei fatti dipendenti dell’unità Napoli Nord Est con sede a Caserta: avrebbero intascato tangenti da Esposito, complessivamente circa 29mila euro, “per omettere controlli e alterare la contabilità ” .

In una nota Rfi spiega di ritenersi “parte lesa”, di aver “attivato le procedure” nei confronti dei suoi dipendenti e di essere pronta a interessarsi ” al fine di conoscere il nome delle ditte coinvolte nell’inchiesta e il loro ruolo negli appalti. A quel punto potrà adottare, anche nei loro confronti, le più appropriate iniziative”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/04/21/news/la_ferrovia_e_cosa_loro_le_mani_del_clan_sulla_tav_di_afragola-346262803/?rss

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