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L’assassinio del 19enne, l’accusa del pm: “Su Giovanni ferocia e violenza immotivata”

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Hanno agito «con ferocia senza soluzione di continuità» i due minorenni che la sera del 10 aprile, a Torre del Greco, hanno accoltellato a morte un ragazzo di 19 anni, Giovanni Guarino e ferito gravemente l’amico che era insieme a lui. Nella ricostruzione della Procura minorile, il delitto è il frutto di una «violenza immotivata», esplosa al culmine di una lite «per un banale sguardo». Le indagini, condotte dal commissariato e dalla squadra mobile diretta da Alfredo Fabbrocini, hanno superato il primo vaglio: dopo l’udienza di convalida, il giudice ha emesso ordinanza di custodia in carcere per i due indagati, entrambi di Torre Annunziata, 16 anni ad agosto il primo, 15 da compiere fra pochi giorni il più giovane, accusati di omicidio e tentato omicidio.

Assistiti dall’avvocato Mauro Porcelli, i due si difendono e raccontano un’altra storia: non solo negano energicamente di aver ucciso Guarino, ma escludono di essere usciti con un coltello in tasca e di aver aggredito altre persone. Sostengono, al contrario, di aver subito una rapina che aveva come obiettivo un orologio di valore e una collana d’oro e aggiungono di essere stati «duramente malmenati» in una lite che, argomenta il loro avvocato, «ha coinvolto un numero elevato di ragazzi». 

Per la Procura, invece, questa ricostruzione non è credibile. Anzi, rileva il pubblico ministero nel decreto di fermo, «è evidente il tentativo goffo di depistare le indagini attraverso la simulazione di un reato di rapina o un’aggressione in loro danno». Anche perché, sottolineano gli inquirenti, «non si comprende per quale motivo», dopo essere stati picchiati, i due non abbiano sporto denuncia. Non solo. «Non si capisce per quale motivo uno dei giubbini e il motoveicolo» sequestrati poco dopo il delitto fossero «sporchi di tanto sangue» pur « in assenza di ferite» diagnosticate o visibili sui due minorenni.

Tutto è iniziato intorno alle 22.30 di domenica sera. Agli agenti che lo hanno ascoltato in ospedale, Nunzio, l’amico di Giovanni Guarino, ha raccontato di essere stato avvicinato all’ingresso del luna park da un ragazzo che «con fare aggressivo» gli contestava di essere stato «guardato storto».

Un pretesto per attaccare briga, probabilmente. Fatto sta che, di lì a poco, è scoppiata una colluttazione. Il ragazzo ha chiamato un amico che ha sferrato due coltellate al petto e al braccio di Nunzio. Giovanni Guarino, per tutti il “gigante buono”, è intervenuto per difendere Nunzio ma è stato colpito addirittura da sette coltellate. Un amico delle vittime, sentito come testimone, ripercorre così l’accaduto: «Ho visto che stavano litigando prendendosi a botte. Sono intervenuto, Giovanni era riverso a terra privo di sensi, Nunzio ha alzato la maglia e perdeva sangue. Ho visto i due aggressori che scappavano, li ho inseguiti e appena li ho raggiunti li ho colpiti con il casco. Uno dei due aveva ancora in mano un coltello che gli cadeva a terra». Il testimone aggiunge che i due si erano poi allontanati su un ciclomotore la cui targa iniziava con la lettera “E”. Quando lo hanno adagiato a bordo di un’auto per accompagnarli in ospedale, «Giovanni già non parlava», racconta il giovane che riconoscerà in foto e poi di persona il maggiore dei due indagati come colui «che aveva in mano il coltello» caduto durante l’inseguimento. Il teste ha anche mostrato agli agenti il profilo Tik Tok del più giovane indicandolo come uno degli aggressori dei suoi amici, poi riconosciuto in foto anche dal ferito come la persona con la quale aveva litigato, ma non come l’autore materiale dell’accoltellamento.

Dall’indizio social e dal riferimento al ciclomotore sono partite le indagini, con il sequestro del ciclomotore sporco di sangue. L’arma del delitto non è stata ritrovata Secondo l’avvocato Porcelli, le testimonianze «non sono utili alle indagini», perché il ferito «ha dichiarato di non essere in grado di descrivere la persona che aveva in mano il coltello» e le altre dichiarazioni vanno ritenute, ad avviso della difesa, in un caso «contraddittoria e del tutto inattendibile», mentre nell’altro la persona ascoltata ha affermato «di non essere in grado di descrivere gli autori del fatto». L’avvocato preannuncia indagini difensive e chiede alla Procura «rilievi a tappeto al fine di chiarire la dinamica dei fatti e accertare le responsabilità». Per adesso però i due indagati sono in carcere. Su disposizione del giudice, sono rinchiusi in due diversi istituti.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/04/14/news/il_giudice_e_lassassinio_del_19enne_su_giovanni_ferocia_e_violenza_immotivata-345393881/?rss

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