martedì, 6 Dicembre, 2022
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M5S, nuovo ricorso contro il voto di marzo sullo Statuto. E spunta il giallo della mancata consegna del plico postale

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“Abbiamo depositato ufficialmente un nuovo ricorso presso il Tribunale di Napoli assistiti dal nostro legale Lorenzo Borrè, costretti dal perdurare della conduzione illegittima del M5S da parte di un manipolo di persone autoproclamatosi ‘dirigenza’”. Steven Hutchinson e gli altri attivisti grillini lo avevano annunciato e lo hanno fatto. Hanno presentato un nuovo ricorso per chiedere l’annullamento delle nuove votazioni sullo Statuto M5S. E spiegano: “Il Movimento al quale siamo iscritti non doveva essere questo e i risultati del nuovo corso condotto in modo oligarchico e vestito da partito sono sotto gli occhi di tutti, e restituiscono la cifra del danno che ha cagionato la nuova ‘dirigenza’ in violazione delle regole interne. Dunque siamo costretti a ricorrere ancora una volta alla giustizia, per difendere quei valori e quei principi nei quali, insieme a Gianroberto Casaleggio, abbiamo creduto e continuiamo a credere in questi anni e nei quali hanno creduto milioni di altri cittadini come noi”.

Intanto attorno all’ultimo ricorso dei dissidenti M5S contro il nuovo statuto e la leadership di Giuseppe Conte si accende un piccolo giallo: l’atto di citazione presentato da 8 militanti grillini è stato rispedito al mittente. Il motivo? “La spedizione non è stata ritirata dal destinatario”, cioè Conte, e dunque “sarà restituita al mittente”. Così si legge sul sito delle Poste inserendo il numero della pratica. Quindi o Conte non ha aperto la porta, all’indirizzo in pieno centro storico di Roma in cui risiede, chissà se di proposito o perché assente per altri impegni, oppure qualcosa è andato storto quando ha suonato il postino. Borrè naturalmente non si è dato per vinto e così è riuscito a far consegnare il ricorso lo stesso, tramite l’ufficiale giudiziario. Il secondo tentativo è andato a buon fine, quindi. Può ripartire la guerra legale nel Movimento: con tanto di richiesta di sospensione cautelare di tutte le nomine.

I dissidenti, che si sono rivolti sempre al Tribunale di Napoli, che già a febbraio aveva congelato tutti i vertici dei 5 Stelle, stavolta hanno contestato oltre al nuovo statuto, rivotato il 10 marzo, e la nomina di Conte a presidente, il 28 marzo, anche tutte le altre caselle della nomenclatura stellata appena riempite: i 5 vicepresidenti, con Paola Taverna vicaria, il comitato di Garanzia (di cui fanno parte Roberto Fico, Virginia Raggi e Laura Bottici) e il neo-collegio dei probiviri, composto da Danilo Toninelli, Fabiana Dadone e Barbara Floridia.

Nel mirino degli attivisti ribelli c’è il fatto che durante la tornata di clic i militanti abbiano potuto esprimersi soltanto su liste chiuse. Nel caso di Conte, addirittura, su un candidato unico, da approvare o cassare. Senza la possibilità per qualunque iscritto di aspirare a un posto di vertice. Non sono cavilli, sostiene l’avvocato Borrè: “È un principio fondamentale, visto che si tratta di una questione attinente al principio di uguaglianza dei soci”. È stata contesta anche la convocazione dell’assise, firmata da “Paola Taverna nella sua qualità”. Per Borrè, è un soggetto che non avrebbero avuto alcun titolo per farlo, “in quanto non rivestiva alcuna delle cariche previste dalla versione dello statuto vigente al momento della convocazione”. I tempi: su questa nuova istanza il foro di Napoli dovrebbe pronunciarsi entro l’estate, anche se potrebbe decidere prima sull’istanza cautelare. Mentre è fissata per il 17 maggio l’udienza sul precedente ricorso.

Fonte: https://www.repubblica.it/politica/2022/04/29/news/m5s_nuovo_ricorso_attivisti_contro_statuto_conte-347423031/?rss

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