martedì, 28 Settembre, 2021
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Maria Angela Robustelli: “Con il Commissario Ricciardi è stato come tornare a teatro”

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Trentasei anni, una famiglia di donne in teatro, buddista, esordi come cantante, poi con Lina Wertmuller, una tournée teatrale con Toni Servillo per tutta Europa lunga tre anni. E ancora Michele Placido che l’ha diretta in “Così è se vi pare” di Pirandello. Lei poi proprio dal genio siciliano trae una trilogia ispirata a “I giganti della montagna”. È l’identikit di Maria Angela Robustelli, protagonista femminile dell’ultima puntata della prima stagione de Il commissario Ricciardi” in onda domani sera alle 21.25 su Raiuno. L’attrice napoletana nel finale di stagione, che ha tenuto incollati agli schermi quasi 6 milioni di spettatori, interpreta Carmela Iovine, misteriosa moglie di un medico filantropo assassinato.

Robustelli, com’è stato girare “Il commissario Ricciardi”?
“Con Lino Guanciale e Antonio Milo c’è stata subito intesa: veniamo tutt’e tre dal teatro. Potrete notarlo soprattutto nella scena clou. Abbiamo girato dalla mattina alla sera, tutto d’un fiato. A Taranto sono stati ambientati alcuni dei vicoli di Napoli: una fascinazione incredibile per una città che ricorda davvero la nostra negli anni Trenta”.

Merito anche del regista Alessandro D’Alatri?
“Certo. D’Alatri, prima di fare il casting diretto da Massimiliano Pacifico e Adele Gallo, si è trasferito diversi mesi prima a Napoli e ogni sera è andato a vedere uno spettacolo a teatro o ha incontrato un attore diverso per costruire il suo cast. In questo modo attori meno conosciuti come me hanno avuto la loro opportunità. Come D’Alatri bisognerebbe clonarli, se tutti fossero come lui… Io lo avevo già incontrato una sera a Bologna, era venuto a vedere “Le voci di dentro” diretto da Toni Servillo”.

Come ha interpretato Carmela Iovine, donna così misteriosa?
“Carmela ha vissuto all’ombra di quest’uomo, a stento è riuscita a sopravvivergli. Nel suo passato c’è un giuramento segreto che le ha condizionato tutta la vita. Per interpretarla mi sono affidata molto al respiro che ho imparato con il metodo Strasberg”.

Nel 2008 Lina Wertmuller l’ha diretta nel film tv sul microcredito “Mannaggia alla miseria”…
“Avevo 24 anni, ma più che per questo devo a Lina la capacità di avermi trasmesso la visione di come si scrive una commedia. Quando andavo a Roma in cerca di provini, con i treni a 20 euro e le caramelle in tasca, ho avuto il privilegio che Lina leggesse i miei testi. Ci siamo confrontate, mi parlava di cinema, ho frequentato la sua casa, mangiavamo insieme e vedevamo film. Come lei stessa lo chiama, dà il “colpo di Lina” ossia una chiave di lettura sull’attore che mi è stato molto utile”.

Poi Servillo l’ha scelta nel uolo di Elvira Cimmaruta in “Le voci di dentro” e anche di Teresa Amitrano…
“Sarò per sempre grata a Toni e a Teatri Uniti: su 327 repliche tra Europa e Stati Uniti non ha mai fatto una recita uguale, chiedeva sempre un gioco diverso, di migliorare. E poi lui era con sua fratello Peppe, e io ho potuto recitare con mia sorella Marianna, siamo andate a Chicago con la tournée: un sogno. Paolo Sorrentino ha diretto la ripresa- documentario per la Rai e la diretta su Rai Uno dal San Ferdinando”.

Il teatro, intanto, è fermo per la pandemia e lo spazio la Giostra che lei gestiva con sua madre Maria Tavassi e sua zia Valeria è chiuso da due anni, sfrattato dal Comune. Cosa c’è nel futuro di questo teatro?
“Lo spazio per gli attori e per l’arte è fondamentale, così come il riconoscimento del nostro status di lavoratori. Per la Giostra stiamo ancora aspettando che la Giunta comunale e l’assessorato al patrimonio ritornino sui propri passi. È un progetto inclusivo per la città, abbiamo portato spettacoli di attori poi candidati all’Ubu come Elena Cotugno. Il nostro è un atto di resilienza: abbiamo costituito il Ciap, spazi culturali senza sede. Siamo 3500 iscritti. L’appello è stato sottoscritto da firme illustri: il desiderio è sempre quello di riaprire i catenacci. Ma c’è bisogno di manutenzione, così lo spazio muore. Ricordo che solo nel centro città nel ‘700 a Napoli c’erano ben 56 teatri”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/02/28/news/commissario_ricciardi_ultima_puntata_maria_angela_robustelli-289596751/?rss

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