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Maurizio Scaparro “Porto in teatro l’uomo fragile, il mio Ionesco vede nel futuro”

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A sessant’anni dalla “prima” parigina al Théàtre de l’Alliance, Maurizio Scaparro propone “Il Re muore” di Eugéne Ionesco al pubblico del Teatro Nuovo, affidandolo ad Edoardo Siravo, protagonista insieme ad Isabel Russinova, Gabriella Casali, Carlo Di Maio, Claudia Portale e Michele Ferlito. La colonna sonora originale è firmata da Nicola Piovani, le scene da Antonia Petrocelli ed i costumi da Santuzza Calì.
Due sole le repliche in programma, questa sera alle ore 19, e domani, domenica, alle ore 18,30.

Bentornato a Napoli Scaparro: perché ha scelto di mettere in scena “Il Re muore”?
“Perché è un classico del teatro del Novecento, un filo conduttore dopo aver messo in scena Beckett, ed è un progetto che ho condiviso con Edoardo Siravo, uno dei protagonisti del nostro “Aspettando Godot””.

Cosa ci dice oggi questa commedia?
“La prima cosa che viene da pensare è che Ionesco abbia visto nel futuro.  Aggiungo che quello che avviene ai giorni d’oggi è una dimostrazione che la storia ha un decorso ciclico, si ripete come si ripetono, purtroppo, gli errori dell’uomo. La fragilità dell’animo umano è una caratteristica costante nei secoli e nonostante il progresso ci abbia permesso, nei secoli, di migliorare la qualità della vita, quello che è evidente è la fragilità dell’animo umano davanti a un tema forte e costante come quello della morte”.

Il debutto napoletano: quanto è importante per lei?
“Molto, ho sicuramente un profondo rapporto con Napoli, come faccio a non amarla, a non amare i napoletani…? Ho fatto così tante cose con e per questa città. Credo di aver portato qui tutti i miei spettacoli. Un vero privilegio per un regista, lo sa? E poi a Napoli ho avuto la fortuna di poter sviluppare molti dei mei spettacoli lavorando con i tanti ed importanti artisti di cui è piena questa città”.

Ne vuole ricordare qualcuno?
“Nel 1976 realizzammo il film per la televisione su Rocco Scotellaro, lavorai allora con Bruno Cirino, un grande e bravissimo che mi piace ricordare, dieci anni dopo gli ho dedicato a Napoli il “Pulcinella” che Manlio Santanelli aveva scritto lavorando ad un soggetto cinematografico di RobertoRossellini. In scena Massimo Ranieri fu un Pulcinella memorabile e applauditissimo in Italia e all’estero. E poi nel 1988 ci fu il “Fatto di cronaca” di Viviani con Nello Mascia e tanti altri attori bravissimi…”.

La sua idea di portare gli artisti napoletani a Venezia fu vincente…
“Fu un grande progetto, lo realizzammo nel 1982 al Carnevale di Venezia grazie a MaurizioValenzi, un grande sindaco, un uomo di cultura che ricordo con immenso affetto. Per “Napoli a Venezia” e poi per “Venezia a Napoli” i Pulcinella che invasero le città furono il simbolo chiave della cultura napoletana importante e famosa in tutto il mondo”.

Ricorda qualcuno degli artisti che vi parteciparono?
“Erano tantissimi, esponenti ed artefici di una nuova creatività napoletana: Mario Martone, Manlio Santanelli, Enzo Moscato, Peppe Barra, ebbero a Venezia un successo strepitoso”.

Ha sempre affermato l’importanza di un teatro europeo, quanto è “europea” oggi la programmazione dei teatri italiani?
“Ho sempre creduto, e ancora credo molto, nel valore di un teatro europeo ma in questi ultimi anni gli scambi tra i teatri d’Europa ne hanno risentito profondamente delle difficoltà economiche, politiche e sanitarie. Il Covid è stato un disastro ma per il futuro spero che ritorni una forte unione”.

Scaparro, cosa rimprovera al teatro italiano?
“Per il teatro non ho tanto da rimproverare, piuttosto credo che chi ci governa non ha avuto e non ha un’adeguata attenzione alla cultura ed alle difficoltà che deve affrontare il teatro”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/11/12/news/maurizio_scaparro_porto_in_teatro_luomo_fragile_il_mio_ionesco_vede_nel_futuro-374193017/?rss

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