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“Mina, dolce e sensibile. Forse troppo per il mondo di oggi…”

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Omaggio a Mina al Giffoni Jazz Festival. Il trio Danilo Rea al piano, Massimo Moriconi al contrabbasso e Alfredo Golino alla batteria tributano la Tigre di Cremona con un concerto dal vivo questa sera alle 22.30 al Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano (Salerno) che che nasce dal progetto discografico “Tre per una” nel quale i tre musicisti riscrivono in chiave jazz i classici della grande interprete. Ingresso libero con prenotazione su eventbride.it. Rea, Moriconi e Golino hanno collaborato in diversi progetti con Mina e in questa intervista ci raccontano il loro rapporto con la Tigre di Cremona. 

Domani, 9 dicembre, il Giffoni Jazz Festival prosegue con il Trio Malinconico, formato dallo scrittore Diego De Silva (voce recitante), Stefano Giuliano (sassofono) e Aldo Vigorito (contrabbasso), alle 18 al Borgo Medievale di Terravecchia a Giffoni Valle Piana.

Rea, che concerto sarà?
“Ascolteremo i brani della Mina degli anni ’60 quelli scritti per lei, personalizzati dalla sua voce inconfondibile, quelli che l’hanno resa famosa e che lei ha portato al successo. Parole parole, Se telefonando, Amor mio, La banda, Le mille bolle blu, Tinrarella di luna e molti altri”.

Come avete scelto i brani?
“Li abbiamo scelti perché li troviamo geniali, scritti da grandi autori ma soprattutto grandi musicisti come Bruno Canfora, Ennio Morricone, Gianni Ferrio, Lucio Battisti. Sono brani meravigliosi che rimarranno nella storia della musica italiana. In realtà è un tributo a Mina ma anche alla grande canzone italiana”. 

Come è collaborare con Mina? Per molti ormai è un personaggi misterioso…
“E’ impegnativo perché devi cogliere l’attimo, da una sua proposta di un brano alla registrazione passano pochi minuti, giusto il tempo di stabilire un ritmo, la tonalità ed il feeling…poi si registra praticamente componendo l’arrangiamento all’istante. Detto questo Mina è una persona di straordinaria dolcezza e sensibilità, forse troppo sensibile per il mondo di oggi”.

E il suo rapporto oggi con la musica partenopea?
“Abbiamo inciso spesso brani napoletani, con lei che canta in dialetto, d’altronde i classici della canzone napoletana sono paragonabili alle grandi arie d’opera…”

Golino, prossimo progetti? Magari ancora con Mina?
“Per le mie prossime collaborazioni con Mina per ora non posso parlare di cose certe,  sono progetti molto diversi e spesso improvvisi. Posso dire però di aver già registrato parecchi brani inediti e presumo facciano parte di un nuovo lavoro discografico. Per collaborazioni future con altri artisti ho parecchie proposte  per live e dischi. del resto sono alcuni degli artisti con i quali lavoro da molti anni, non do altri dettagli per rispettare le strategie di produzione.  A breve usciranno due miei progetti da solista con molti artisti ospiti e anche miei colleghi batteristi

Moriconi, cosa vi chiede Mina quando registrate? È perfezionista? Qualche aneddoto…
“Ricercare la perfezione porta spesso a sacrificare il contenuto e l’emozione. Mina è perfetta ma non perfezionista… Ricordo quando abbiamo registrato “The Nearness of You”, nel finale ci siamo accorti che la tonalità che avevamo scelto non era adatta (la nota finale era acutissima e lei ci è arrivata comunque ma un po’ tirata) e quindi le abbiamo chiesto di rifarla in una tonalità più adatta. La risposta è stata unica e mai sentita prima da nessun cantante: “Se a voi piace come avete suonato la lasciamo….adesso facciamo un altro pezzo”. Chiunque altro ci avrebbe fatto ripetere il brano in tutte le tonalità. La ricerca della profondità e non solo dell’estetica. Quella sua ultima nota tirata vale il brano. Lei è la donna della prima take (come tutti i grandi jazzisti)”.

Moriconi, qual è la difficoltà – se c’è- di rendere in chiave jazz i brani di Mina?

“La vera difficoltà del suonare canzoni è quella di mantenerne le caratteristiche principali: il musicista deve partire dal brano e non da se stesso. Il rischio nell’interpretare in jazz è quello di  farsi prendere la mano da virtuosismi tecnici e armonici. Ogni brano ha un’anima che và accarezzata ma in nessun caso snaturata. Suonare semplice è un punto di arrivo. Bastano pochi elementi per poter dare una sonorità jazz ad una canzone….senza esagerare. Se si fa il contrario si rischia di suonare tutti i brani alla stessa maniera”. 

Rea, Golino e Moriconi, come avete lavorato ai progetti di musica napoletana con Mina? 
E magari di tornare in scena con voi?

“Abbiamo fatto due album in napoletano: Napoli 1 e Napoli 2. Ricordo che ci chiese quali brani napoletani ci sarebbe piaciuto suonare. Per quanto riguarda il tornare insieme in scena… l’ultima volta è stata in “Mina live in studio” e sicuramente questa rimarrà l’ultima”.
 

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/12/08/news/mina_dolce_e_sensibile_forse_troppo_per_il_mondo_di_oggi_-329458317/?rss

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