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Morto cadendo dal balcone di casa, era stato cacciato dai familiari un anno fa per le violenze

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Non aveva più le chiavi di casa. È morto tentando di entrare nell’appartamento da cui era stato cacciato un anno fa. Per la seconda volta in un giorno. Denunciato dalla moglie e i due figli, vittime della sua violenza per dieci lunghi anni. L’operaio è precipitato dal finestrone delle scale condominiali in un anonimo palazzo di Boscoreale, nel vesuviano.

Un volo di cinque metri che Domenico Aiello, 62 anni, ha terminato sulla tettoia del portone. Scivolando mentre provava a saltare dalla finestra al balcone della casa della moglie da cui si stava separando. Un gesto azzardato, al buio e sotto la pioggia. Mosso solo dal desiderio di continuare a torturare la sua famiglia. Ha messo fine così alla sua ossessione. E all’incubo in cui aveva costretto le sue tre vittime. Non era bastato denunciarlo per le violenze, fisiche e morali, subite in un decennio.

Né era servito un divieto di avvicinamento emesso da un giudice, che aveva vietato all’operaio di entrare in contatto con la donna sessantenne, ormai esasperata dalle continue violenze. Un dramma che condivideva con il figlio di 34 anni e la figlia di un anno più grande che le erano rimasti accanto. Solo la tragedia, avvenuta venerdì alle 19 di sera, l’ha fermato. Appena poche ore prima l’operaio,  mentre la famiglia stava per sedersi a tavola per pranzo, era riuscito ad entrare comunque in casa.

Dalla stessa finestra. E con le stesse intenzioni. Urla, minacce di morte e violenze. La moglie aveva chiamato i carabinieri. Arrivati i militari avevano fermato il marito violento, accusato di avere violato il provvedimento emesso dal giudice di Torre Annunziata per tenerlo lontano dalle sue tre vittime. Ma dopo poche ore era tornato in libertà, perché in questi casi la legge prevede riscatti la misura già in essere, in attesa di un nuovo provvedimento del magistrato. Così ci aveva riprovato.

Non sapeva che non avrebbe trovato più nessuno in quelle stanze, in cui troppe volte erano risuonate grida, miste ai rumori dei colpi delle botte. Dopo la sua incursione della mattina moglie e figli erano andati via. Spaventati e preoccupati da un suo ritorno. Fuggiti dall’uomo che non riuscivano a tenere lontano. Non c’era più nessuno in quella casa di cui non accettava di non fare più parte. Ma lui non lo sapeva.

E tentando una nuova irruzione ha incontrato la morte. Sono stati i carabinieri a chiamare la moglie. Ad avvisare la sua famiglia che il corpo senza vita dell’uomo violento era stato ritrovato sulla tettoia del portone del palazzo da cui erano fuggiti qualche ora prima.

Aperta un’inchiesta della Procura di Torre Annunziata, sul corpo dell’operaio è stata disposta l’autopsia. I magistrati vogliono accertare cosa abbia provocato la caduta. Quella tragedia che né la sua famiglia né gli inquirenti sono riusciti ad evitare.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/11/06/news/era_stato_cacciato_di_casa_un_anno_fa_per_le_violenze_cosi_e_morto_cadendo_dal_balcone_di_casa-373215214/?rss

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