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Napoli, don Tonino Palmese: “Aiutare i ragazzi più che difendere i murales”

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“Quelle immagini di ragazzi uccisi che tornano su altarini e murales, quel modo di generare identificazione non funziona. Non sana le ferite, non fa crescere i più fragili, non aiuta le famiglie”. Quindi don Palmese, per lei bisogna andare avanti, nella rimozione delle diffuse “opere” che celebrano chi ha partecipato ad azioni illegali? “Sono anni che noi lo diciamo. Come Fondazione Polis, e come Coordinamento dei familiari degli innocenti uccisi. Ma dobbiamo in particolare alla determinazione del prefetto di Napoli, Valentini, questa linea”.

Don Tonino Palmese, sacerdote salesiano, referente regionale di Libera, è uno di quei militanti della coesione sociale e culturale, praticata dal basso ogni giorno: al fianco di famiglie in difficoltà e in mezzo a minori spesso travolti dalle loro azioni. Né si può immaginare, per approccio “politico” e spirituale, che il suo sia uno sguardo lontano dalla solidarietà per quei figli-vittime di una Napoli feroce. “Se ci dividiamo anche su questo, diventa davvero difficile per la città risollevarsi”.

Può spiegare perché quei murales sono dannosi, oltre ogni barriera e ideologia?
“Faccio un esempio banale. Piazza Parrocchiella: gigantografia di Ugo Russo. Passa uno studente, con la sua vita serena, i suoi sogni: lo osserva, nel peggior caso prova indifferenza, nel migliore compassione. Quell’opera non smuove granché. Ma se passa uno dei ragazzi nati in famiglie che non possono seguirli, in contesti in cui ci si forma alla violenza di strada, l’effetto che suscita è uno: uà Ugo, sei stato grande e ti hanno ucciso, voglio essere come lui. Empatia, identificazione: assicurate”.

Lei non ha condiviso l’appello di professionisti, intellettuali e scrittori affinché non si abbatta il murale di Russo, gesto ritenuto “autoritario e antidemocratico”.
“In effetti, sono rimasto basito. Ma cosa sarebbe antidemocratico? Lasciare che un volto gigante stia lì sui muri a lavarci la coscienza mentre quelle due Napoli continuano a non incontrarsi: quella degli Ugo e quella degli appellanti? Ho stima e anche affetto per tanti di quei nomi autorevoli. Ma Napoli ci ha messo di fronte a due storie di dolorosa e potente simbologia, nel 2020…”.

Ugo e Luigi.
“Due ragazzi, Luigi Caiafa e Ugo Russo, a distanza di pochi mesi, uccisi mentre compiono una rapina. Entrambi minori, 17 e 15 anni. Entrambi sotto il fuoco di un appartenente alle forze dell’ordine, che ha purtroppo ucciso. Entrambi con pistole-replica. Ricordati con due distinti murales. Quello di Luigi è subito eliminato. Quello di Ugo, la cui uccisione ha provocato spari davanti a una caserma e un ospedale sfasciato, no. Esiste anche una discriminazione post-mortem nella fermezza? Rispetto a questo, lo Stato ha una o due credibilità?”

La sua risposta?
“Auspico che la risposta sia data dall’autorevolezza delle istituzioni. Mi sono confrontato poi sull’evento specifico di Russo, mi si dice delle eventuali ipotesi a carico del carabiniere: per me siamo di fronte alla tragedia di chi è morto e di quello che ha sparato. Ma per quest’ultimo deve esserci un processo approfondito e completo. A noi interessa ora che la storia di Ugo che non debba ripetersi. E la tolleranza fa male. La vicenda del pannello dedicato a Giancarlo Siani e danneggiato volutamente da una banda di ragazzi a Santa Lucia, è un piccolo esempio”.

Un raid dello scorso fine settimana, alla sede di Polis. Ha capito cosa è successo?
“Sì, e lo dobbiamo al tempestivo e competente accertamento dei carabinieri. Sono state esaminate le immagini della videosorveglianza, anche cancellate scritte che inneggiavano ai clan del Pallonetto (stavano lì da anni). Si tratta di una banda che ha puntato violentemente con i palloni contro l’immagine di Siani finché non ha mandato tutto in pezzi. Forse saranno individuati, e le famiglie dovranno far capire alle autorità se i loro figli vivono in strada o no. Questo significa essere comunità. E poi, mi lasci fare una domanda”.

Prego.
“Ma quale città si presenta ostentando sui muri i volti delle persone uccise in missioni non nobili? Quale messaggio diamo della visione della città del futuro?”

Don Palmese, è evidente però che sbianchettare un volto o demolire un altarino non basta…
“Naturalmente. Bisogna sostituire quelle forme di celebrazione con un autentico sostegno, dialogo e supporto educativo e formativo. Per questo, troverei assai più coerente, da parte di persone dotate di sincero slancio democratico, di scrittori e artisti di peso, che si offrissero come famiglie “adottanti” in viario modo. Come chi mette a disposizione un pezzo di tempo e di competenze. Io mi permetto di dirlo perché ci sto con questi ragazzi, quando sono nelle loro vite in bilico, e sono abbastanza soli. Dopo da morti, dicendo sì a una gigantografia, è molto facile”.

È vero che uno dei fratellini di Luigi Caiafa, col padre ucciso, è affidato proprio alla vostre cure per sottrarlo alla strada?
“Sì, non dirò né come né dove ovviamente. Ma siamo felici di occuparcene”.
 

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/03/12/news/napoli_don_tonino_palmese-291949865/?rss

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