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Napoli, Kapoor e la lunga attesa: “Un’eternità 15 anni per due stazioni”

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“L’ultimo metrò”, trascorsi anni di attesa, per sir Anish Kapoor, che interviene da Venezia, ha una vena amara. Ma non poteva che essere così. Dopo infinite vicissitudini le sue due “bocche” che mettono in comunicazione Napoli e gli Inferi – come suggerisce una delle metafore riferite al progetto – sono arrivate a destinazione, ricongiungendosi.


All’indomani della posa in opera della seconda parte di cui si compone il “portale” di collegamento della stazione della linea 7 Monte Sant’Angelo, con un trasporto eccezionale molto delicato, l’artista parla e commenta l’accaduto. ” Sarò a Napoli per l’inaugurazione – annuncia – e anche per una mostra, il prossimo anno: sarà quello il mio piacevole ritorno in una città che amo molto”. Ma che gli ha dato anche dei grattacapi. “Quindici anni sono un’eternità per due stazioni, Università e Traiano. Ci sono stati problemi infiniti. Il progetto nacque con Antonio Bassolino sindaco di Napoli, che era fermamente convinto che l’arte dovesse essere accessibile a tutti. È la stessa mia ferma convinzione. In epoca di capitalismo in cui solo i ricchi possono fruire dell’arte, le opere pubbliche sono beni comuni di grande importanza. E la metropolitana d’arte di Napoli è davvero un luogo per tutti ” .

A scanso di equivoci, visto che si è data anche una lettura poco attinente alle tematiche di lavoro di Kapoor, in relazione all’opera diMonte Sant’Angelo – una lettura in ordine alla quale sono in passato nate anche inutili polemiche – Kapoor specifica il rapporto tra pieno e vuoto, tra concavo e convesso, un’ambiguità della percezione umana, che ritorna anche questa volta. ” Le due forme che compongono l’opera della stazione napoletana tentano un capovolgimento in cui il ripiegarsi delle forme gioca con presenza e assenza. Come sappiamo, non lontano da queste stazioni avvenne la mitica discesa di Dante nel mondo degli Inferi, e il Vesuvio non è distante, con il rischio eruzione che è una delle leggende di Napoli e una delle ragioni per le quali amiamo questa città ” .

Sottolinea, l’autore dell’opera, che il senso è quello, “una discesa agli Inferi a metà strada fra questo e l’oltremondo. La metropolitana è un luogo ideale di passaggio tra la superficie e il mondo di sotto. Forse bisognerebbe domandarsi se l'”utero”, di cui pure qualcuno ha parlato, come forma iconica del mio lavoro, può essere anche considerato un inizio oppure è il passaggio finale verso la morte? La discesa nel cuore della terra comporta un momento di tensione, è un contrasto fra età arcaica e moderna ” .

Il concetto di ” interno”, quindi niente affatto una vagina, ma semmai un utero, che appunto collega interno a esterno. Senza aver visto l’opera non si capisce il vero senso di quello che Kapoor vuole trasmettere. L’idea di un accesso, di un portale che da un mondo di fuori conduce a quello di dentro è comunque la più prossima a quanto l’artista aveva intenzione di rendere.

È stato il suo primo progetto per una stazione, quello di Napoli. Ma per Kapoor, che ha visitato lo “stato dell’arte” recandosi nel cantiere la scorsa estate, ” misurarsi con la funzionalità e con i problemi tecnici ha a che vedere con il senso pratico, anche se questo non può assolutamente andare a danno dell’arte e del suo essere rappresentazione del mito”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/12/13/news/napoli_kapoor_e_la_lunga_attesa_uneternita_15_anni_per_due_stazioni-378799645/?rss

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