venerdì, 1 Luglio, 2022
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Napoli, la città si moltiplica con “Occhi gettati” di Moscato al San Ferdinando

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I segni di luce che delimitano la scena si levano alti come in una architettura gotica, otto sedie a destra e a sinistra ed un leggio posto al centro davanti ad un grande San Sebastiano trapassato da segni di luce, costruiscono la simmetria necessaria alla scena che Tata Barbalato ha creato per “Occhi gettati” riscrittura, o “dé-coupage” come lo ha definito Enzo Moscato autore, regista e protagonista di questa “ripresa” che è nuova rappresentazione di un testo mitico e fisso nella memoria di chi (quanti ne sono?) più di trent’anni or sono l’ha visto, come in una fulminazione dì emozione teatrale ed una scoperta di linguaggio e gesti poetici. Si era nel minuscolo Sancarluccio ed è bene ora lasciare nel ricordo quello spettacolo di meravigliosa solitudine d’attore, per ritrovarne l’emozione nuovamente costruita e orchestrata da Enzo Moscato per voci e corpi d’attrici e di attori, seguendo la sua ispirazione di policromia e di infedeltà necessaria ad alimentare nuovi spunti della rappresentazione che seguano la sua sempre sorprendete poetica.

E dunque quel lungo monologo sul palcoscenico del San Ferdinando cerca altri spazi e fantasmi da evocare. Poema riscritto da Moscato per ritrovare la piccola folla di una città concreta ed immaginaria al tempo stesso, ne mescola le presenze con quelle di altri suoi memorabili percorsi, nella medesima geografia, per affidarli ad altri attori. Alter ego in moltiplicazione e deformazione di figura e voci, tra cui ha sapientemente diviso e distribuito le “parti”. Moltiplicazione e deformazione, della vista e dell’ascolto, ché i corpi degli attori sono vestiti e svestiti dai costumi che, come sempre, Barbalato ha creato in una sorta di allucinazione colorata che cancella verità miserabili per creare figure di folgorante emozione, in giro per lo spazio ed il tempo mentre Moscato è ben fermo al leggio, direttore di una sua orchestra misteriosa. Così Benedetto Casillo è singolare alter ego a creare contrappunto stupito, ed ormai è magnifica ed emozionante la misura della sua naturale, sommessa adesione alla parola del suo maestro e compagno.

In ascolto fedele Giuseppe Affinito ha il gesto che lievita alto, Emilio Massa ne ha il ghigno feroce, Amelia Longobardi, Tonia Filomena e Anita Mosca lo sguardo stupito, Salvatore Chiantone ed Antonio Polito la forza di un’aristocrazia plebea. E la sinfonia delle dissonanze di una città misteriosa come un labirinto di cui solo Moascato sembra avere il filo salvifico, si leva nell’armonia a cui ci ha abituati la sua scrittura complessa e sfuggente ad ogni certezza geografica.

La città si moltiplica e popola, il palcoscenico si affolla di presenze atre volte incontrate. Come in una galleria di famiglia o nell’evocazione regolata da un medium sapiente, i fantasmi prendono vita e presenza; Angelina coi suoi pensieri di bucato da stendere, Faccia ‘e San Gennaro con la sua voglia impudica, Palummiello disperato e demente, Totore Zezzeniello stagnaro e partigiano, la piccola Nanà che appena si affaccia alla stanza di Luparella violata, e tutte le inorridite testimoni di vita e di morte che si affollano intrecciando le loro memorie. Se si potesse rileggere il piccolo, prezioso volumetto pubblicato quasi vent’anni or sono da Ubulibri si potrebbe giocare all’inutile “c’è questo e non quello”, cercando le aggiunte e le sottrazioni che Enzo Moscato da sempre pratica costruendo i suoi spettacoli, lasciando sempre al pubblico, magnifica e intatta, la sua scrittura che continua a ferire. Lo spettacolo, produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e Compagnia Teatrale Enzo Moscato / Casa del Contemporaneo, resta in scena fino a domenica.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/10/28/news/napoli_la_citta_si_moltiplica_con_occhi_gettati_di_moscato_al_san_ferdinando-324115310/?rss

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