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Napoli, la prima del San Carlo: ecco la Bohème con la regia Emma Dante

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Il Teatro San Carlo presenta la prima inaugurazione della Stagione con La Bohème di Giacomo Puccini per la regia di Emma Dante, una novità assoluta per il Massimo partenopeo.  L’opera, con la direzione di Juraj Valcuha alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro San Carlo, andrà in scena martedì 12 ottobre alle ore 20.  

“Il debutto di Emma Dante al San Carlo con la regia de La Bohème di Giacomo Puccini, rappresenta per me un momento speciale  –  afferma il sovrintendente Stéphane Lissner – tengo molto a questa produzione perché segna una fase importante nella vita del nostro teatro, che per la prima volta accoglie una regia di Emma Dante, e perché il suo esordio nella regia lirica avvenne proprio con me alla Scala di Milano il 7 dicembre 2009 con Carmen di Georges Bizet”. 

Cinque in tutto le recite, in calendario fino al 19 ottobre, per questa nuova produzione. Le scene di questo nuovo allestimento sono di Carmine Maringola, i costumi di   Vanessa Sannino e le Luci di Cristian Zucaro, mentre la coreografia è di Sandro Maria Campagna. Ad interpretare Mimì sarà Selene Zanetti, Benedetta Torre darà volto e voce a Musetta, Stephen Costello vestirà i panni di Rodolfo e Andrzej Filonczyk quelli di Marcello. 

Nel cast vocale anche Pietro Di Bianco (Schaunard), Alessandro Spina (Colline), Matteo Peirone Benoit/Alcindoro, Daniele Lettieri (Parpignol). Maestro del Coro è José Luis Basso mentre il Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo è diretto da Stefania Rinaldi.  

“Questa inaugurazione – afferma il direttore generale Emmanuela Spedaliere -rappresenta per noi un momento storico importante, perché sancisce la ripartenza, dopo la pandemia; per la prima volta torna un’opera sul palcoscenico con scene e costumi che vede impegnati tutti i comparti del teatro e tutto ciò che ruota intorno alla realizzazione di un’opera. Attività che uniscono le persone e fanno crescere una comunità. Inoltre la presenza delle Istituzioni alla serata di apertura della Stagione ci conforta non poco, perché per tutti noi è un segnale di vicinanza e sostegno, in vista di un ritorno alla normalità con tutto il nostro affezionato pubblico”. 

Come annunciato, ci sarà una doppia inaugurazione: dopo La Bohème si alzerà il sipario sulla Stagione 21/22 del Teatro di San Carlo Otello di Giuseppe Verdi.  Michele Mariotti dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro di San Carlo, preparato da José Luis Basso, mentre la regia è di Mario Martone, con Jonas Kaufmann nel ruolo di Otello. 

Note di regia di Emma Dante 

La Bohème è una favola d’amore, sospesa, come nel dipinto “La Promenade” di Chagall, dove l’innamorato tiene per mano l’innamorata che vola in alto leggera.  Ma è anche una tragedia di malattia e di morte, un lungo calvario di povertà e di sogni infranti. 

L’inverno del primo quadro racconta subito l’atmosfera: dentro la soffitta fa troppo freddo, e i quattro amici bohémien, squattrinati e senza legna per alimentare il camino, sono costretti a scavalcare dalla finestra per cercare un po’ di calore vicino ai comignoli fumanti dei tetti. È lì, sulle terrazze dai muri screpolati, che i bohémien consumano le giornate, si scaldano, dipingono, scrivono, filosofeggiano…. all’aperto, in un luogo esterno, si svolge la loro storia, non dentro la soffitta… all’aperto si incontra la gente: prostitute, trans, suore, giovani innamorati, vecchi ubriachi… all’aperto la vita è più animata, più mondana, ed è questo slancio continuo alla ricerca del mondo che spinge i bohémien fuori, anche a costo di ritrovarsi faccia a faccia con la morte. Dalle finestre della mansarda i giovani bohemien porteranno fuori tavolini, sedie, materassi, forchette, fogli, colori, versi di poesie, per fare baldoria, per onorare la festa della vita, nonostante la miseria più nera. 

Sui muri scorticati dei tetti, il pittore bohémien Marcello, che potremmo identificare con Henri de Toulouse-Lautrec, si diletterà a dipingere e raffigurare figure provocatorie. Rodolfo osserverà il cielo, ammaliato, e prendendo spunto dal firmamento, scriverà i suoi poemi. La sua scrittura è ispirata, solitaria, con un leggero turbamento dell’anima. Sui muri della terrazza affiorano crepe e scorticature inflitte dal tempo, tra cui, proprio sul muro adiacente alle due finestre della mansarda, un foro frastagliato che assume la forma di Stella Cometa.  

Il periodo in cui si svolge la prima parte dell’opera è Natale e la citazione della Stella di Banksy, grande artista della street art, mi sembrava una bella occasione per raccontare il gesto artistico inserito in un contesto urbano, all’esterno.  Ovviamente è solo una citazione che non vuole affiancare la storia di Bohème con la guerra tra israeliani e palestinesi.  Ma “la cicatrice di Betlemme” mi sembra un messaggio di pace universale che potrebbe dare al Natale di Bohème una luce diversa. 

Le due grandi finestre della mansarda dalle quali i bohémien scavalcano, sono il passaggio tra l’intimità e l’esternazione pubblica della loro vita.  Sui tetti si pregherà, si consumeranno i pasti, sui tetti si brinderà alla bellezza, alla giovinezza, e ci si giurerà amore eterno. È sui tetti che Mimì cadrà tra le braccia di Rodolfo, ed è su un giaciglio collocato vicino a un comignolo sporco di fuliggine che lei morirà.  

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/10/08/news/napoli_prima_san_carlo_bohe_me_puccini-321385106/?rss

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