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Napoli, la profuga Amal conquista Forcella: “Qui mai più guerra”

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A Giannino Durante quella enorme bambola con i capelli lunghi annodati dietro la nuca, gli occhi grandi e l’andatura flessuosa, hanno di sicuro ricordato la sua Annalisa. Amal, ovvero ” Speranza” in arabo, ha conquistato Forcella. La “bambina” simbolo dei piccoli rifugiati che per un geniale progetto sta attraversando il mondo parlando il linguaggio della pace e dei diritti dell’infanzia calpestata dagli adulti, è come un giocattolo gigante, alta tre metri e mezzo, ma è anche un’opera d’arte e d’ingegno.

(siano)

Fabbricata in canna modellata e fibra di carbonio, è animata da 10 marionettisti, due dei quali hanno un passato di rifugiati anch’essi e hanno fatto la stessa strada di Amal in questi mesi, dalla Siria al Regno Unito. Ieri la prima tappa napoletana della marionetta, nel quartiere di Annalisa, Maikol, Emanuele e tanti altri suoi coetanei morti per un’altra guerra, altrettanto crudele (nello script del progetto Amal ha 9 anni e viaggia da sola per cercare la sua madre perduta). Ha portato a casa due doni: un libro, dalla Biblioteca Civica Annalisa Durante, che le stava nel palmo gigantesco come una miniatura. E un aquilone, simbolo di libertà. Il vento le agitava i capelli lunghissimi. Emozionante l’arrivo della ragazzina che arrivava al primo piano dei palazzi di Forcella. L’operatore che è all’interno del busto della marionetta poggia i piedi sui trampoli, ma chi si trova il viso dolce di Amal davanti alla finestra si affaccia e con l’ospitalità napoletana, sia pure un po’ perplessa, chiede: « Volete un bicchier d’acqua? » .

(siano)

Il giro per Forcella è cominciato al teatro Trianon Viviani, dove ad attendere il simbolo dei rifugiati c’era oltre un centinaio di persone. Con la direttrice, Marisa Laurito, in caftano giallo e viola, la presidente dell’Accademia di Belle arti, Rosita Marchese, il direttore Renato Lori. I ragazzi dell’Accademia hanno realizzato una scultura in legno e polistirolo con un’anima in ferro: una pistola impugnata da una mano, che mira basso, al livello di un bambino. L’atto di vigliaccheria profonda viene impedito dal disarmo. Dopo un intenso prologo scritto da Valeria Parrella, i ragazzi della performance portano via l’arma alla mano assassina. Rosita Marchese: « È un’opera contro la guerra per abituare i ragazzi alla cultura della pace. I docenti l’hanno fatto con grande entusiasmo tra luglio e agosto e li ringrazio, è un’azione che significa collaborazione, rispetto per gli altri » . E cita tutti i protagonisti, docenti, scenografi e studenti: Tonino Di Ronza, Rosaria Iazzetta, il coordinatore Vincenzo Gagliardi e i ragazzi Gianfranco Vitiello, Claudia Mormile, e ce ne sono altri, tutti appassionati. Il regista Davide Iodice, Premio Ubu, dà il ” chi è di scena” e parte il prologo: «Tu sei un proiettile, io sono una bambina. Tu muori, io vivo». Intanto da via Pietro Colletta arriva Amal e tutti a filmare con gli smartphone.

(siano)

La colonna sonora è il Waltz n. 2 di Shostakovic suonato dalla Scalzabanda dei Quartieri Spagnoli. Sotto gli occhi della bambina finta ma profondamente vera e scampata alla guerra, i ragazzi di Forcella eliminano la pistola, riponendola in teatro, e al suo posto collocano una matita gigante, aiutati dalla marionetta. L’associazione dei commercianti A’Forcella partecipa con emozione alle operazioni. Da via delle Zite Amal raggiunge la Casa di Vetro mentre l’altra orchestra di giovanissimi, Sanitansemble e la Piccola Orchestra di Forcella riempiono l’aria con le note di ” La vita è bella” di Piovani composta per il film di Benigni. « È stato bellissimo contribuire a questo progetto » , dice il maestro Paolo Acunzo che dirige la Piccola Orchestra. Oggi alle 18 nel cortile d’onore di Palazzo Reale toccherà a 50 giovani musicisti di Sanitansemble con il Coro di voci bianche del San Carlo diretto da Stefania Rinaldi eseguire brani dal repertorio venezuelano, musica sinfonica e con il coro “’ O sole mio”, e l’” Inno alla gioia” dalla Nona Sinfonia di Beethoven.

(siano)

Alle 11 di stamattina inizierà la seconda lunga giornata napoletana di Amal, che poi è attesa in Vaticano. Si parte dal Bosco di Capodimonte con il Teatro nel Baule e sarà l’occasione per ricordare che anche questo luogo della città, insieme con il quartiere di Fuorigrotta, ha accolto i rifugiati istriani dopo la guerra, e che tra quelle persone c’erano bambini che avrebbero avuto l’età di Amal se lei stata fosse in carne e ossa. Alle 15 il festival continua alla Sanità e alle 18 al Plebiscito e a Palazzo Reale. Poi l’addio, sperando in un mondo migliore anche a Napoli.

(siano)

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/09/09/news/napoli_amal-317070889/?rss

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