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“Noi, ultra cinquantenni “deportati” al Nord per lavorare in Tirrenia”

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“Non siamo più lavoratori Tirrenia, siamo deportati. Mi mancano tre anni alla pensione, ho 57 anni e 37 di contributi e alla mia età tra meno di un mese andrò, con le valigie in mano, a cercare casa a 600 chilometri dalla mia terra. Come un ragazzino alle prime armi, come mio figlio che appena laureato è andato via e da tanti anni vive al Nord. Io, padre e nonno alla soglia della pensione, devo rimettere in gioco tutto, per conservare il mio posto di lavoro ” . Umberto ( nome di fantasia) ha gli occhi lucidi e la voce gonfia di rabbia mentre racconta. Nessuno vuole esporsi ma dire la sua verità, sì. L’aria è pesante, in questi giorni, nel palazzo ( vuoto) di Calata Porta di massa. I dipendenti Tirrenia sono in smart working ma già pensano a come la loro vita sarà stravolta, dalla prossima primavera in poi. E non è per il Covid. Ieri sera sono iniziate ad arrivare ai lavoratori le email di avvio della procedura di trasferimento.

Da pochi giorni era arrivata la doccia fredda. Tirrenia torna all’intento pre-pandemia e il 28 febbraio chiude la sede amministrativa di Napoli, i 45 dipendenti saranno trasferiti tra Portoferraio e Livorno entro la metà di marzo. Tutti hanno dato disponibilità al trasferimento, per non perdere il posto. Una decisione che si credeva accantonata dopo la sospensione dovuta alla pandemia ma che è tornata d’improvviso come un incubo nelle famiglie dei lavoratori. Tutti over 50, spesso monoreddito e con figli a carico. L’amarezza è tanta.

” Tra 5 anni saremo andati tutti in pensione – ricorda un dipendente – fuori dalla vecchia Tirrenia che ha fatto la storia della navigazione italiana. Ci sono colleghi con 39 e 40 anni di contributi, non possono andare in pensione perché non hanno 62 anni, limite imposto dalla legge Fornero. E alla soglia della pensione, dovrò abbandonare la mia casa di proprietà, trovare una sistemazione altrove, lasciare la mia famiglia e vivere lontano con uno stipendio di 1.400 euro al mese. Devo scegliere chi deve vivere, io o la mia famiglia? ” . I dipendenti sono in cassa integrazione a rotazione. ” A gennaio ho lavorato cinque giorni – racconta un altro lavoratore – con 400 euro di cassa integrazione, come farò a pagare un affitto? “. Da 80 anni a Napoli, la Tirrenia, compagnia di navigazione a controllo statale, è poi dal 2012 passata ( sotto il nome di Cin, Compagnia italiana navigazione) all’armatore Vincenzo Onorato. Dopo la vendita del palazzo storico del Rione Sirignano, ora la società è pronta ad abbandonare anche l’edificio di Calata porta di Massa. Fitti troppo alti, si sposta tutto al Nord. Lo aveva annunciato più di un anno fa e ora siamo alle battute finali. ” Per noi questo è un licenziamento mascherato, ci costringeranno alle dimissioni ” ripetono i lavoratori.

La società in amministrazione controllata è stata ammessa al concordato bianco, il 31 marzo dovrà proporre un’offerta ai creditori. Rosanna ( la chiameremo così) lavora da 34 anni in Tirrenia “e all’improvviso mi sento vecchia, ci sentiamo non graditi dalla proprietà, sperano che alla fine noi rinunceremo per le tante difficoltà che dovremo affrontare. Almeno ci avessero dato una stanza, un posto dove stare, invece niente, dobbiamo fare tutto da soli, quando non arriviamo a fine mese nemmeno stando a casa nostra”.

I sindacati si sono mossi per tutelare i lavoratori. Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno chiesto all’azienda di valutare il ricorso al lavoro agile. Anche Usb e Ugl hanno fatto la loro parte. Cin si riserva di valutare per alcuni addetti lo smart working e prepensionamenti e indennità Naspi, previo confronto con i commissari. Ma gli animi restano tesi, lo scoraggiamento domina sugli stati d’animo dei dipendenti, a pochi anni dalla pensione.

Eugenio, 59 anni, si stringe nelle spalle. “Siamo sul ciglio di un burrone, siamo in bilico e non abbiamo nemmeno la forza per lottare, alla nostra età. Le battaglie fatte ci sono servite a poco. A quasi 60 anni ripensare un’altra vita è durissima, forse impossibile. Ci dicono che dovremmo essere felici di conservarci il posto, in un momento in cui i giovani lo perdono. Ma, a queste condizioni, è un lavoro senza dignità”.
 

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/02/09/news/noi_ultra_cinquantenni_deportati_al_nord_per_lavorare_in_tirrenia_-286765729/?rss

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