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Pandemia, il triste primato della Campania: bambini più esposti al maltrattamento

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C’è un effetto sotterraneo della pandemia che spaventa. E di cui non tutti hanno piena contezza. La Campania ha un triste primato: i suoi bambini ed adolescenti, negli anni del Covid, sono i più vulnerabili d’Italia, sia in relazione ai fattori di rischio presenti sul territorio sia in relazione ai servizi di prevenzione e contrasto al fenomeno. Così l’emergenza sanitaria e il lockdown hanno peggiorato i problemi economici e sociali delle famiglie più fragili: sono nate nuove problematiche e quelle preesistenti si sono “drasticamente rafforzate”. E’ quanto emerge dall’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia curato da Fondazione Cesvi, che nell’edizione di quest’anno dedica un focus particolare all’impatto che la pandemia ha prodotto sulla sicurezza dei più piccoli.

Stabile in 20esima posizione sin dalla prima edizione dell’Indice, la Campania registra il peggior livello tra tutte le regioni italiane in ben cinque capacità delle sei prese in esame dall’Indice: la capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di lavorare ed accedere a risorse. Stabile invece la capacità di acquisire conoscenza e sapere (al 18° posto). Quanto basta per definirla, dunque, una regione a “elevata criticità” che combina una situazione territoriale particolarmente difficile sia per i fattori di rischio che per l’offerta di servizi. Situazione che la pandemia sembra aver esacerbato “aumentando su tutto il territorio nazionale in modo drammatico tutti i fattori di rischio che sono alla base del maltrattamento all’infanzia, agendo in molti casi da detonatore in situazioni di disagio pregresso: povertà e disoccupazione, deterioramento della salute mentale, isolamento e contrazione delle relazioni sociali”, come spiega Gloria Zavatta, presidente della Fondazione Cesvi. Fondazione che è è attiva in Campania dal 2017 per prevenire e contrastare i fenomeni di trascuratezza e maltrattamento all’infanzia operando nella periferia di Napoli, quartiere di San Pietro a Patierno, insieme alla cooperativa locale “Il Grillo Parlante”.

Gli interventi di Cesvi agiscono in due direzioni, da un lato rafforzando le risorse a disposizione dei bambini e delle famiglie, dall’altro impattando positivamente sull’ambiente e la comunità circostante. Secondo l’indagine, frutto delle interviste condotte con operatori dei servizi sul territorio (sanità, scuola, giustizia), e in particolare secondo il focus “La sicurezza dell’infanzia durante la pandemia Covid” negli anni della pandemia  si è registrato un boom di accessi nei pronto soccorso per disturbi neuropsichiatrici, segno più tangibile di un malessere diffuso. Qualche numero? La Società italiana di pediatria ha registrato un incremento degli ingressi di oltre l’80%. Ideazione suicidaria, depressione e disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia) le cause principali. E il deterioramento dello stato di salute, in particolare tra gli adolescenti, risulta certificato dall’Istat: nel secondo anno di pandemia, l’indice di salute mentale cala decisamente nella fascia 14-19 anni mentre raddoppia il numero degli adolescenti che si dichiarano insoddisfatti.

Non mancano, nell’arginare queste tendenze diffuse, regioni più virtuose: l’Emilia-Romagna è la regione con la migliore capacità di fronteggiare il maltrattamento ai minori, in una sintesi finale tra fattori di rischio e servizi. Seguono Trentino-Alto Adige (2°), Veneto (3°), Friuli-Venezia Giulia (4°),  Toscana (5°) e Liguria (6°), che si confermano tra le prime posizioni. Ma insomma molto deve essere ancora fatto. Come? “Ribadiamo la necessità di azioni sistemiche e di medio-lungo periodo per le politiche di prevenzione e contrasto al maltrattamento. – aggiunge Zavatta – È fondamentale agire tanto sui fattori di rischio quanto sul complesso del sistema dei servizi per adeguarli e potenziarli. Ci appelliamo all’istituzione affinché investano subito risorse su sanità, scuola e giustizia.

In particolare, sottolineiamo la necessità di disporre di dati più puntuali sull’entità del maltrattamento all’infanzia in Italia e di ridurre il divario sociale ed economico delle regioni del Mezzogiorno tramite l’attuazione pratica dei LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza Socioassistenziale). Se non interveniamo oggi, il costo sociosanitario per le prossime generazioni sarà insostenibile”. Con o senza pandemia.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/05/12/news/pandemia_il_triste_primato_della_campania_bambini_piu_esposti_al_maltrattamento-349196966/?rss

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