martedì, 28 Settembre, 2021
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Professione traduttrice. Il mondo di Scorsese, Alice Walker, Godard e Fidel Castro secondo Andreina Lombardi Bom

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Dietro ogni grande capolavoro della letteratura mondiale soffia la voce dei traduttori. Compito arduo, di enorme fatica, spesso dimenticato, se non ingiustamente ignorato. A loro, invece, spetta l’impresa di entrare nel mondo dell’autore, accoglierne lo spirito, consegnarlo al lettore. Andreina Lombardi Bom, napoletana di Fuorigrotta, 56 anni, è tra i maggiori traduttori in Italia. Lei è la voce italiana dei romanzi di Richard Yates, di “Un uomo da marciapiede” di James Leo Herlihy, ha restituito le inquietudini di Wilkie Collins, le riflessioni sul cinema di Martin Scorsese, di Charlie Chaplin, di Jean-Luc Godard e anche le memorie di Fidel Castro. La sua voce va in mille direzioni, e ora, è tornata a tradurre il Premio Pulitzer Alice Walker. Dopo “Il colore viola”, capolavoro della letteratura che ha radicalmente mutato la percezione della letteratura afroamericana, Lombardi Bom ha di nuovo ascoltato la voce di Walker per far ascoltare ai lettori italiani la lingua del suo romanzo d’esordio, “La terza vita di Grange Copeland”, appena pubblicato da Edizioni Sur.

“Tradurre Walker, come tutti gli altri autori di cui mi sono occupata, significa entrare per giorni, settimane, per un periodo a volte lunghissimo, nella loro mente. Vuol dire risalire la sorgente del loro mondo. E una volta lì interpretare ogni segno per dare a ogni parola e frase lo stesso tono che ha usato nella sua lingua originaria”, spiega Lombardi Bom. “Ciò non significa mettere verbo con verbo, far combaciare meccanicamente i sostantivi, ma comprendere il punto esatto in cui nella lingua dell’autore cade il reale e profondo significato, cosa lo scrittore voleva realmente dire: questo significa centrare il fuoco”.

Andreina Lombardi Bom 

Un vero corpo a corpo con l’autore e la sua opera per lasciarne intatto lo spirito, ma questo arriva solo dopo tanto duro lavoro. “Un giro di frase può mandarmi letteralmente ai matti. In inglese ha un suono corrispondente al senso che in italiano a volte sembra difficilissimo se non impossibile rispettare. Tradurre è quasi come un rapporto sentimentale. Adori l’autore, poi, in alcuni momenti di incomprensione, arrivi a odiarlo”. Spesso è capitato anche con Alice Walker, finché non le è arrivata in soccorso Napoli con il suono della sua lingua. “In “La terza vita di Grange Copeland” ho incontrato nei dialoghi difficoltà nella resa italiana del turpiloquio. I personaggi di Walker mescolano bizzarramente il frasario biblico e il linguaggio da trivio, hanno l’insulto inventivo, barocco. Proprio come nel dialetto napoletano. La tentazione di tradurli con un orecchio al mio dialetto d’origine è stata forte. In parte sono riuscita a farlo senza che la derivazione risultasse troppo evidente. Però mi ha aiutato a restituire il cuore, il fuoco del mondo dei personaggi”.

Era già accaduto con “Il colore viola” seguendo, ancora una volta, i dettami di san Girolamo, patrono dei traduttori, che indica di rispettare lo spirito, non la lettera. “Una scena in particolare non poteva che essere tradotta in un modo. Quando il marito di Celie, una delle protagoniste, torna da un concerto dove lei non è potuta andare, lei gli chiede: “Come stava di voce?”. Per lasciare immutato e corrispondente lo spirito della parlata del sud degli Stati Uniti ho fatto affidamento alle mie origini ricordandomi di “Canzone Guapparia”, al verso “Stò’ buono ‘e voce”. Una soluzione che rende anche nel suono, oltre che il senso esatto dell’espressione. Se l’autore mette il suo vissuto, lo fa anche il traduttore, senza però mai stravolgere Così possono combaciare mondi, visioni, lingue”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/03/14/news/entrare_nel_mondo_di_scorsese_walker_e_godard_andreina_lombardi_born-292211116/?rss

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