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Sant’Anna di Palazzo ai Quartieri Spagnoli: don Salvatore apre lo scrigno dei tesori della storia

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Insieme ad alcuni fedeli padre Salvatore sposta l’enorme lastra di marmo dal pavimento della chiesa di Sant’Anna di Palazzo. Si cominciano a intravedere così i primi gradini che conducono al di sotto dell’edificio monumentale, nel cuore dei Quartieri Spagnoli. Come uno scrigno che inizia ad aprirsi.

Uno scrigno abbandonato, chiuso da sempre ai napoletani e ai turisti. “Quando a novembre per la prima volta sono entrato e ho visto cosa c’era qui sotto non potevo credere ai miei occhi: una terra santa” racconta padre Salvatore mentre scende nel ventre della chiesa. 

Le torce degli smartphone sono accese per illuminare i gradini e il pavimento che ormai è sopra le teste. Nelle pareti ecco le prime piccole nicchie.  Poi appare l’altare ricoperto di teschi e di ossa. Sopra vi sono anche delle croci di ferro e alcuni cocci di un candelabro. “In origine qui venivano sepolti probabilmente i frati agostiniani. Ma non si può escludere che tra questi resti mortali ci siano anche quelli del bambino di Eleonora Pimentel Fonseca. L’eroina della Repubblica napoletana, infatti, in questa chiesa sposò il capitano Pasquale Tria de Solis e seppellì qui il suo unico figlio” spiega padre Salvatore.

Da quel giorno di novembre ha deciso che farà di tutto per aprire questo luogo alla città. “Va assolutamente recuperato e valorizzato, non può restare chiuso ed in queste condizioni” ripete senza sosta. Chiuso ed addirittura usato negli anni passati come deposito. Alla sua destra ci sono accatastate alcune cassette e del materiale di risulta. “Da quello che ho saputo sono passati quindici anni dall’ultima volta che qualcuno è entrato in questo posto. Incredibile che finora non ci sia stato alcun intervento per renderlo visitabile”.

Si mobilita e a metà marzo arrivano gli esperti della Sovrintendenza. C’è anche un geologo. Dietro l’altare, infatti, c’è un altro spazio che conduce fino agli scolatoi. “Dalla fine del 1500 ad oggi si sono conservati praticamente intatti. Anche i tecnici della Sovrintendenza sono rimasti senza parole” racconta Valeria Ferrara al fianco di padre Salvatore. Pianista e docente di teoria musicale al liceo artistico Boccioni Palizzi, con un master in management e comunicazione delle imprese culturali. Da anni organizza concerti per raccogliere fondi con l’obiettivo di restaurare e riaprire monumenti dimenticati di Napoli. Tra questi la sala Maria Cristina che si trova nel complesso monumentale di Santa Chiara e che era chiusa da tredici anni.

Ora lo farà per Sant’Anna di Palazzo con un concerto per pianoforte a quattro mani che si terrà il 7 e l’8 maggio e a cui seguirà anche una visita guidata della chiesa. Un concerto nato e pensato in base al luogo che lo ospita. Saranno suonati i brani di quattro autrici dell’Ottocento, donne che in quanto tali o non hanno potuto studiare o sono state costrette a matrimoni di convenienza e che hanno dei punti di contatto con il vissuto di Eleonora Pimentel Fonseca. “Attraverso il crowdfunding – spiega – reperiremo fondi per recuperare non solo il luogo della terra santa ma affinché l’intera chiesa, che è un gioiello, sia interessata da lavori di restauro ed entri come merita nel circuito turistico”. Dietro l’organo si trovano, inoltre, altre teche con altre ossa. Per arrivarci bisogna salire al primo piano dell’edificio e attraversare un corridoio ed alcuni spazi della chiesa che tantissimi anni fa sono stati occupati da un uomo che ormai vive lì.

“Non è semplice, stiamo cercando una soluzione anche per questo” sospira padre Salvatore. Intanto dopo il sopralluogo la Sovrintendenza stilerà una relazione. “Obiettivo è far diventare la chiesa monumento storico. Un risultato che significherebbe tantissimo per i Quartieri Spagnoli e per la loro rinascita” aggiunge Luca Iacovelli, consigliere municipale che dal primo momento ha sostenuto il progetto. Tanti i tesori custoditi nella chiesa d Sant’Anna di Palazzo, basti pensare che qui si battezzò Luca Giordano: nella sagrestia è conservato il crocifisso dipinto a lui attribuito. E ancora l’altare maggiore del 1729 di Domenico Antonio Vaccaro e la statua della Madonna del Rosario. “Nonostante questo i turisti entrano qui per caso ed invece c’è tanto da vedere e riscoprire” racconta padre Salvatore che nei prossimi giorni ha organizzato un incontro con alcuni appassionati della Fonseca per mostrare loro il registro storico del matrimonio conservato nella chiesa. “Sogno questa chiesa con guide turistiche e tanti visitatori. Viva come merita” dice mentre fa di tutto perché quel sogno diventi realtà. 

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/04/12/news/santanna_di_palazzo_don_salvatore_apre_lo_scrigno_dei_tesori_della_storia-345238099/?rss

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