lunedì, 8 Agosto, 2022
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Storia, vita e morte della “Ferdinandea” l’isola sparita nel mare

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Può capitare che una mostra susciti molte suggestioni su un argomento che già di per sè ne produceva. Meglio ancora se da questo progetto del Madre viene una diffusione più generale di un fatto storico non noto a tutti, e se poi questa mostra arriva a riportare in vita concretamente un fenomeno leggendario, allora il gioco è fatto. Nel luglio 1831 nel canale di Sicilia, al confine con la Tunisia, apparve improvvisamente nel Mediterraneo un’isola frutto di un’eruzione vulcanica sottomarina: prese il nome dal sovrano regnante al tempo, Ferdinando II di Borbone, ma attirò l’attenzione e le mire colonialiste anche di altre potenze europee, che la battezzarono Julia i francesi, Graham gli inglesi, rivendicandone la sovranità.

Il fenomeno, stando a quanto scrive la naturalista Jeannette Power, autrice di una guida alla Sicilia, “riempì di meraviglia , di piacere e anche di terrore chi si pose a contemplarlo da vicino”. Il passo del diario è riportato in un piccolo libro degli anni Ottanta che ha fatto da guida all’artista francese Clément Cogitore: ” Lo trovai – racconta – su una bancarella a Palermo, una città che amo molto ” . Cogitore è nato nell’83 a Colmar, una Venezia dell’Alsazia francese, e vive e lavora tra Parigi e Berlino. “Ferdinandea” è il suo progetto partito quattro anni fa ed esposto ora al Museo Madre in anteprima internazionale, al terzo piano, a cura della direttrice Kathryn Weir. La personale si articola come i capitoli di un libro che racconta la storia di Ferdinandea e ne presagisce un possibile ritorno in vita dalle profondità marine.

Nell’anticamera, con la cartografia sottomarina del ” fantasma dell’isola” che doveva servire ad evitare che le barche andassero a scogli e rompessero il timone, si vede nella proiezione di un diaporama animato in 16 mm, una serie di immagini che riproducono i fenomeni precedenti all’emersione. Con il titolo “Ferdinandea: premonizioni”, scorrono simili a diapositive immagini di suppellettili in argento disposta su un tavolo come una natura morta, che come per magia si scurisce per le esalazioni sulfuree dell’eruzione sottomarina, a cui segue la triste visione della battigia che restituisce pesci morti per l’alta temperatura dell’acqua e una nuvola di vapore che oscura il cielo con un altro che raffigura la lava di fuoco, ovvero l’ossimoro vulcanico nel mare.

Nelle sale successive le opere si alternano ai sempre presenti documenti d’archivio che testimoniano l’interesse per la scoperta e che sembrano ricordare la realtà del fenomeno, attestando la nascita dell’isola e l’arrivo di scienziati, geologi e diplomatici che la disegnarono al fine di impossessarsene, avendola considerata una terra nullius. Un quadro in movimento, frutto di un processo sperimentato dall’artista francese, mostra il fantasma dell’isola su cui è proiettato un barcaiolo forse con in mano un remo: su tutto cola inchiostro di cenere, come se l’eruzione fosse sempre in atto: “Sono partito da un’incisione ottocentesca – spiega Cogitore – per riprodurre un’assenza ” . Sono le ceneri disciolte in acqua che danno il titolo al capitolo e faranno inabissare nuovamente lo scoglio misterioso.

Dopo appena sei mesi e prima ancora che i governanti rivali potessero rivendicare la sua proprietà, l’isola sparisce, Ferdinandea ritorna serenamente sott’acqua, sottraendosi alle contese. La natura prevale sull’umano. In una serie di foto delle sale successive Cogitore, ottenendo un effetto acquario, sovrappone delle scritte a una lastra trasparente distanziata dall’immagine: stampa inkjet su carta e vetro inciso con delle frasi in lingua maltese, dialetto siciliano e arabo. “La terra che inviava segnali” dissero a Malta, quando videro che le correnti creavano vortici intorno a Ferdinandea: una foto magica ottenuta con il drone che ci porta al cospetto dell’isola come se volassimo sul mare.

Per gli arabi, invece, “Se io non sono io, chi lo sarà?” è scritto sulla foto della polvere estratta dalle rocce vulcaniche dell’isola conservate come campione al Museo di storia naturale di Parigi. In siciliano invece ” eravamo diventati un popolo di insonni” è la scritta sulla foto subacquea di blocchi di basalto dell’isola sommersa che sembra una nave affondata o la mitologica Atlantide. Con un gruppo di scienziati Cogitore è sceso sott’acqua per sistemare dei sismografi: si sveglierà Ferdinandea? Il titolo dice di sì: ” Ferdinandea veglia”. Nel film di 40 minuti, “Incertezze”, un piccolo capolavoro finale, il fenomeno va in corto circuito con il presente e prefigura un ” oggetto del desiderio” che viaggia ben oltre gli interessi nazionali.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/06/27/news/storia_vita_e_morte_della_ferdinandea_lisola_sparita_nel_mare-355652198/?rss

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