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Toni Servillo: “Palermo e Napoli sono sorelle d’arte”

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Dici Palermo e subito gli s’accendono memorie di padri disgraziati, principi malinconici, poeti dalla lingua pastosa, e magari, strade-palcoscenico a cielo aperto così simili a quelli della sua Napoli. Toni Servillo, straordinaria maschera di Pirandello nel film “La stranezza”, addolorato Paolo VI in tv per “Esterno notte”, venerdì e sabato sarà al Politeama, protagonista del melologo-concerto ideato da Giuseppe Montesano per il festival di Torre del lago, “Puccini, Puccini, che cosa vuoi da me?”, con l’Orchestra sinfonica siciliana diretta da Gianna Fratta. “Questo melologo è molto particolare perché il testo interloquisce direttamente sia col pubblico che col direttore d’orchestra e l’orchestra stessa – dice Servillo –

Ci è stata chiesta una collaborazione e abbiamo pensato a un divertissment e così abbiamo inventato questo personaggio che si fa chiamare Charles e già il nome fa capire che si tratta di un intellettuale raffinato ai limiti della snoberia, che condivide con molte persone una diffidenza nei confronti di Puccini ritenendo che sia un autore facile: facile al sentimentalismo, che strizza troppo l’occhio al pubblico, che cerca la soluzione teatrale più ammiccante. È vero che molti la pensano così, ci sono grandi direttori musicali che non l’hanno mai eseguito, ma la stragrande maggioranza delle persone la pensa diversamente e tra questi una giovane donna di cui il dandy si innamora. Un giorno sente canticchiare un motivo pucciniano da lei e si stupisce: allora scatta questa competizione fra lui e lei, tra personaggio e orchestra e direttore d’orchestra, che è Gianna Fratta, è importante che sia una donna perché interpreta il sentimento della giovane compagna. Naturalmente la direttrice inizia a fargli sentire le arie più famose di Puccini come ‘Che gelida manina’. E allora ci siamo divertiti a immaginare che questo personaggio ascoltando le arie che l’orchestra propone, lui che è un appassionato di Schoenberg, Stockhausen, Berg, che non sopporta i reazionari conformisti, il miele per attirare le mosche, convinto che nell’opera lirica non c’è ritmo teatrale né suspense, pian piano cambia opinione. Alla fine capitola e cede totalmente alla musica di Puccini”. 


Lei, invece, come si pone rispetto a Puccini? Qual è la sua aria preferita?
“La mia opinione personale, che condivido con Montesano, è che “Tu, tu piccolo Iddio” da “Madama Butterfly”, che viene eseguita verso la fine della serata, ti afferra la gola, sembra Mahler , ha quella maniera implacabile con cui Mahler avanza. Puccini va all’osso, tutto è esatto, mescola il gelo e il fuoco. Questa è una delle arie che amo, è il Puccini più moderno”.
 

Lei ha messo in scena Beethoven e Musorgskij ma mai Puccini…
“Non è capitato: io ho un passato di regista di lirica che gli impegni cinematografici e teatrali mi hanno impedito di proseguire, però non ho avuto mai la possibilità di confrontarmi col genio pucciniano: ora riparo con questo personaggio che dimostra snobisticamente di non amarlo ma man mano che l’orchestra esegue le arie più famose come “Sola perduta e abbandonata” da “Manon” capitola. È un viaggio che facciamo assieme con orchestra, cantanti e pubblico dall’iniziale diffidenza alla stima”.
“La stranezza” che vince e convince, come si dice nel calcio, che segnale è per il cinema italiano?

“È un film che ci sta dando un’enorme soddisfazione. Il suggerimento, più che il messaggio, che dà questo film, soprattutto a chi produce e distribuisce cinema, è che il pubblico vuole scegliere e vuole un prodotto di qualità, è stanco di un prodotto routiniero, di commedie sgangherate che ricorrono alla risata facile: è un film che con leggerezza tiene assieme tanti elementi”.

Per un attore cresciuto a pane e Pirandello quanto è stato stimolante interpretare il drammaturgo che si arrovella sui “Sei personaggi”?
“È stato enormemente stimolante. Con Mario Martone, regista di “Qui rido io” su Eduardo Scarpetta, e con Roberto Andò ho avuto la possibilità di interpretare due film che rendono direttamente un omaggio al teatro, alla nostra vita. Interpretare Pirandello significa rendere testimonianza di un’avventura relativa a una “Stranezza” che aveva in mente e che gli autori hanno immaginato che venisse messa in moto dall’incontro con questi due personaggi, straordinariamente interpretati da Ficarra e Picone, che lo aiutano a mettere a fuoco la scintilla”.

Già, Ficarra e Picone: sappiamo che il primo incontro sul set è stato il provino della scena attorno alla bara: lì è nato il feeling che si percepisce anche in sala?
“Credo sia una delle ragioni che hanno fatto il successo del film, la sorpresa da parte del pubblico rispetto alla tradizione di definire i campi degli attori comici e drammatici: gli uni e gli altri in questo film dimostrano di potersi muovere nel campo opposto, questa alchimia credo sia una delle frecce nell’arco del film che lo toglie dalla routine. Ficarra e Picone sono due attori bravissimi, se ce n’era bisogno l’hanno dimostrato una volta di più”.

Un'altra immagine del set de "La stranezza" (foto Lia Pasqualino)
Un’altra immagine del set de “La stranezza” (foto Lia Pasqualino) 


La stagione cinematografica, da “Nostalgia” ad “Ariaferma”, è stata un’esplosione di napoletanità ma c’è anche tanta Palermo da Lo Cascio a, fra poco, Pirrotta. È uno stereotipo dire che Palermo e Napoli siano sorelle anche nelle loro officine di artisti?
“Non credo sia uno stereotipo nella maniera più assoluta: la “sorellanza” è nei fatti e questo film lo dimostra. Questo è il mio terzo film con Andò ma ricordo un momento delizioso di questo incontro tangenziale fra la cultura siciliana e napoletana nell’ambito della drammaturgia italiana, autori allora nuovi che oggi possiamo considerare dei classici: con Teatri Uniti portammo “Rasoi” di Enzo Moscato a un convegno a cui partecipò Franco Scaldati che era coevo di Moscato nel proporre un’aria nuova nella drammaturgia italiana. Io sono stao felicissmo di interpretare “È stato il figlio”, il primo film di Daniele Ciprì da solo, tratto da un bellissmo romanzo di Roberto Alajmo, una delle cose di cui vado più orgoglioso è la lettura per l’audiolibro del “Gattopardo”: questa collaborazione con Ficarra e Picone, dunque, ha radici profonde, quindi non parlerei affatto di stereotipo. Palermo e Napoli sono sempre state capitali della cultura”.

Fonte: https://palermo.repubblica.it/societa/2022/11/15/news/toni_servillo_puccini_foss_fratta_la_stranezza-374657883/?rss

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