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Università a Scampia, la grande attesa: “Ora basta con lo stereotipo Gomorra”

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Arrivano le matricole, nella sede di Scampia della Federico II. Arrivano insieme alle autorità, lunedì mattina, quando si taglierà il nastro dell’edificio progettato da Vittorio Gregotti e finalmente aperto alla città. Circa cento studenti di Professioni sanitarie saranno in aula mentre il complesso Scampia dell’ateneo sarà tenuto a battesimo dal ministro dell’Università Cristina Messa, dal presidente della Regione Vincenzo De Luca e dal sindaco Gaetano Manfredi.

Sarà il rettore Matteo Lorito a fare gli onori di casa: ” Dimostreremo che si può cambiare la reputazione di un quartiere e imprimere così una svolta positiva a un intero territorio” . Il territorio, appunto. Che alla giornata di lunedì guarda con entusiasmo, talvolta con tanta fibrillazione da rivelare che le aspettative sono ben oltre la soglia. Con dei distinguo, certo. Ma intanto le associazioni e i comitati, che a Scampia sono numerosi, sono stati tutti invitati all’inaugurazione. ” Non so quanti potranno essere presenti, perché in gran parte saremo al lavoro ” dice Giovanni Zoppoli, del Centro territoriale Mammut, uno spazio di aggregazione, un centro di ricerca e sperimentazione pedagogica, artistica e politica.

“Certo che una sede universitaria qui è da giudicare come positiva, con risvolti importanti: ci sarà una ricaduta proficua sul quartiere, grazie alla presenza di studenti e docenti. Scampia diventa un luogo un po’ più vivibile. Si aggiunge un altro tassello di normalità: persone che arriveranno qui con mezzi propri o con mezzi pubblici, come in tante periferie di altre città italiane ed europee, persone che vengono, consumano, mangiano, frequentano un quartiere sino ad ora difficile da pensare come luogo da frequentare. Lo dico con l’esperienza di chi sa, organizzando incontri di formazione, quanta resistenza ci sia a venirequi ” .

Ma attenzione, aggiunge Zoppoli, ” a non enfatizzare: la salvezza di Scampia non può essere affidata solo a una sede universitaria. Io penso che Scampia si salva se si salva Napoli. La ” salvezza” può venire, piuttosto, da nuove politiche del lavoro, dell’istruzione, della casa, dalla riduzione delle ingiustizie sociali. Da istituzioni che sappiano fare il loro mestiere ” . Non che il centro Mammut non sia contento di quanto sta per accadere: ” Noi siamo entusiasti di qualsiasi cosa non rientri nello stereotipo Gomorra ” . Mirella La Magna, che insieme a Felice Pignataro fondò il centro sociale Gridas, ha ricevuto dall’università l’invito alla cerimonia di lunedì. “Con una mail ufficiale. E certamente il Gridas non mancherà all’appuntamento. Lo aspettiamo da 20 anni. Ne siamo molto felici ” .

E speranzosi, afferma Martina Pignataro, che con l’inaugurazione della sede universitaria partano ” quei servizi sul territorio che ancora scarseggiano: la metro a singhiozzo, gli autobus praticamente assenti, le fermate soppresse proprio a ridosso dell’università? Speriamo, insomma, che non sia una cattedrale del deserto come l’Auditorium intitolato a De Andrè e inaugurato da Dori Ghezzi, ma chiuso e precluso ai cittadini. Adesso gli studenti arriveranno e non troveranno servizi adeguati: fuori da Medicina è nato ben poco, appena qualche negozio. Speriamo, invece, che l’università si tiri dietro servizi per il resto del quartiere. Ne abbiamo viste tante, siamo speranzosi ma scettici. Vigiliamo, insieme a tutte le associazioni attive, perché non sia l’ennesima inaugurazione farsa. Promuoveremo i servizi che ci saranno, gli ambulatori, ad esempio. Noi siamo un polo culturale, un’associazione non convenzionale. Con una rete notevole di collaborazioni e sinergie e stimoli culturali. Facciamo tutte attività gratuite, a costo zero. La nostra priorità è diffondere cultura e svegliarsi dal sonno: essere cittadini attivi. In un luogo in cui la cultura è stata marginale per anni, investire sulla crescita culturale del territorio, l’università, è per noi importantissimo ” .

E speriamo, dice Rosario Esposito La Rossa, che con la sua Scugnizzeria e la sua casa editrice Marotta & Cafiero è presidio culturale e civico sul territorio, ” che da quel cilindro magico vengano fuori novità positive, soprattutto lavorative. Aspetto con tantissima emozione: un evento epocale. Bisognerebbe però dire: ” Scusate il ritardo”. Emozione, dunque, ma anche poesia: la sede universitaria è costruita sullo scheletro di una Vela. Ora, come territorio, abbiamo una nuova opportunità, a un passo dal parco cittadino “Ciro Esposito” il secondo più grande della città. Ad un passo dal ristorante italo- rom Chikù… Intorno, insomma, non c’è il vuoto e l’università non è l’apripista del cambiamento: è la ciliegina sulla torta”. Da lunedì, aggiunge, “cambia tutto: la narrazione su Scampia smette diessere tossica”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/10/14/news/universita_a_scampia_la_grande_attesa_ora_basta_con_lo_stereotipo_gomorra-370062210/?rss

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