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La morte del vescovo Nogaro, flusso continuo di fedeli alla cattedrale di Caserta. Venerdì funerali

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Da questa mattina la cattedrale di Caserta è attraversata da un continuo flusso di persone. Giovani e anziani, credenti e non credenti, migranti e militanti dei movimenti sociali, gente comune che vuole rendere l’ultimo omaggio a Raffaele Nogaro, il vescovo emerito morto nel pomeriggio dell’Epifania dopo che le sue condizioni di salute si erano aggravate improvvisamente. Aveva 92 anni, compiuti il 31 dicembre scorso.

La salma rimarrà esposta in cattedrale fino a venerdì mattina, giorno dei funerali. che si terranno alle 10. Alla celebrazione parteciperà il cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, insieme a numerosi vescovi. Sarà presente anche una delegazione dell’Arcidiocesi di Udine, guidata dal vicario generale monsignor Dino Bressan, per rappresentare la terra natale di Nogaro. In contemporanea, l’arcivescovo di Udine monsignor Riccardo Lamba celebrerà una messa in suffragio nella cattedrale friulana. Dopo il rito, Nogaro sarà sepolto nel cimitero di Caserta.

Intanto la Commissione Straordinaria del Comune di Caserta ha proclamato il lutto cittadino per l’intera giornata di venerdì e ha disposto l’esposizione a mezz’asta della bandiera della città negli edifici pubblici. Un riconoscimento istituzionale che testimonia quanto Nogaro fosse figura di riferimento non solo per la Chiesa ma per l’intera comunità civile.

Nogaro era cittadino onorario di Caserta. La cittadinanza gli fu conferita il 14 dicembre 2016 dal Consiglio Comunale con questa motivazione: “Per la passione, l’umanità, l’impegno ecclesiale e civile profuso instancabilmente contro le ingiustizie sociali, sempre a favore dei più deboli e fragili, soprattutto gli stranieri e i migranti con l’impegno fattivo per il miglioramento della qualità della vita e della convivenza della nostra città”.

“Fino all’ultimo ha mantenuto una fibra fortissima”, racconta don Nicola Lombardi, il sacerdote che gli è stato più vicino e che è diventato prete proprio grazie a Nogaro. “Da agosto combatteva contro un’infezione alle vie urinarie resistente agli antibiotici. Nonostante tutto, fino a domenica 4 gennaio ha celebrato messa e tenuto l’omelia”. Le ultime parole del vescovo emerito, pronunciate con lucidità, sono state in latino: “Gaudium magnum”, gioia grandissima.

Nato a Gradisca di Sedegliano, in provincia di Udine, Nogaro fu nominato vescovo nel 1982 e inviato a Sessa Aurunca. A Caserta arrivò nel 1990 e vi rimase fino al 2009. Ma non se ne andò mai più. “Qui ho trovato l’uomo vero, l’uomo nuovo”, ripeteva. “Con i friulani c’era il rapporto civile ma distaccato. Mentre a Sessa ho trovato l’abbraccio, l’incontro. Mi sono sentito rinascere”.

“Caserta perde oggi un padre, un pastore e un profeta”, ha scritto il vescovo Pietro Lagnese nell’annunciare la morte. “È stato per decenni la voce di chi non ha voce, un testimone instancabile del Vangelo della carità e della giustizia. Ha amato questa terra con tutto se stesso, lottando contro ogni forma di illegalità e accogliendo con cuore aperto ogni persona, senza distinzioni. La sua eredità spirituale rimarrà un faro per la nostra Diocesi e per l’intera società civile”.

Anche la Diocesi di Sessa Aurunca, dove Nogaro era stato vescovo per otto anni, ha espresso il suo cordoglio: ” Il suo esempio resti per tutti noi stimolo a vivere una Chiesa povera, libera e fedele al Vangelo”.

Il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, ha espresso “profondo cordoglio per la scomparsa di monsignor Raffaele Nogaro, pastore vero che ha dedicato la sua vita agli ultimi e che ha saputo unire fede, coraggio civile e impegno per la giustizia e la pace”. “Come Procuratore Generale e come casertano di nascita”, ha aggiunto Policastro, “riconosco in monsignor Nogaro un punto di riferimento morale, civile e spirituale. Per chi, come me, opera ogni giorno nella tutela della legalità, l’eredità di monsignor Nogaro rappresenta un richiamo etico potente: la giustizia non è solo un compito istituzionale, ma una responsabilità condivisa, che richiede coraggio, fermezza e attenzione verso chi non ha voce. Il suo impegno a fianco di don Peppe Diana e la sua difesa del territorio contro gli scempi ambientali, la sua costante opposizione alla camorra e a tutti i poteri criminali testimoniano una vita interamente dedicata alla verità e alla libertà delle persone”.

Anche il presidente dell’Anca Caserta, Antonio Pezone, ha voluto rendere omaggio: “Monsignor Nogaro ha testimoniato per tutta la vita un impegno autentico per la legalità, la pace e la giustizia sociale, schierandosi con determinazione contro la guerra e le mafie”.

Commovente il ricordo di Mamadou Kouassi Pli Adama, militante del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta e del Centro Sociale Ex Canapificio, che ha ispirato il film di Matteo Garrone “Io capitano”: “È una grande perdita per la nostra comunità. Il tuo sostegno nella lotta per la giustizia dei più deboli e il tuo insegnamento ai giovani – a non restare in silenzio, a indignarsi di fronte alle ingiustizie – resteranno per sempre con noi. Non ti dimenticheremo mai. Addio, padre”.

Padre Alex Zanotelli lo ha definito “il grande profeta del Meridione italiano” e ha ricordato la scelta radicale di Nogaro di essere “un vescovo povero e accogliente”, rinunciando a zucchetto, anello, pettorale, abito filettato, autista, segretario e camerieri.”.

Toccante anche il gesto di Franco Capobianco, militante comunista e figlio di Peppino Capobianco, funzionario del PCI morto nel 1994. Franco ha voluto restituire a Nogaro le stesse bellissime parole che il vescovo utilizzò per ricordare suo padre: “Le sue radici più fervorose si diramavano intimamente in un patrimonio sentimentale vastissimo, che trasformava in comprensione e accoglienza ogni persona che lo incontrava. Per questo l’impegno civile e sociale di Padre Nogaro a Sessa Aurunca prima e a Caserta poi è stato generosissimo facendolo diventare fecondo di opere e di riforme per questi nostri territori”.

Nogaro è stato il vescovo delle scelte di campo. A Sessa dormì di notte con gli operai che occupavano le fabbriche per difendere il posto di lavoro. A Caserta si scontrò subito con il potere democristiano: il sottosegretario Santonastaso lo paragonò al diavolo. Lui rispose che lo scudo crociato usava la croce per “conculcare l’uomo”. Istituì la marcia della pace a Caserta, attirandosi le critiche del presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Si schierò sempre dalla parte degli immigrati, aprendo le porte della Chiesa a chi cercava una vita diversa. Sulla legge Bossi-Fini disse: “È un’infamia la negazione del diritto d’asilo. Non resta che la disobbedienza civile: bisogna aiutare i cosiddetti clandestini e autodenunciarsi; se necessario, bisogna aprire le chiese per ospitare gli immigrati”. Appoggiò i comboniani di Castel Volturno che si incatenarono per giorni davanti alla prefettura di Caserta contro le politiche migratorie. Da questa mattina, in quella cattedrale che fu la sua casa, un continuo flusso di persone gli sta dicendo grazie. Venerdì, nel giorno del lutto cittadino, Caserta gli dirà addio.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/01/07/news/la_morte_del_vescovo_nogaro_flusso_continuo_di_fedeli_alla_cattedrale_di_caserta_venerdi_funerali-425080839/?rss

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