venerdì, 20 Febbraio, 2026
7.3 C
Napoli

Bimbo trapiantato, il Monaldi travolto dall’inchiesta, “Il reparto è commissariato”

- Advertisement -https://web.agrelliebasta.it/la-mattina/wp-content/uploads/2021/01/corhaz-3.jpg

Napoli – L’impiego di un box tecnicamente meno evoluto e il viaggio di andata senza ghiaccio a sufficienza con i contenitori più moderni che rimanevano nell’armadio. L’aggiornamento delle linee guida del 2025, le mail sulla formazione rimaste senza esito e naturalmente il «deficit comunicativo e procedurale» che il 23 dicembre scorso, all’ospedale Monaldi di Napoli, ha accompagnato le fasi cruciali del trapianto di un cuore gravemente danneggiato su un paziente di appena due anni e mezzo. Mentre il bimbo lotta per la vita attaccato a un macchinario e la famiglia deve fare i conti con il verdetto dei superesperti che hanno escluso la possibilità di un nuovo intervento, l’indagine per lesioni colpose aperta dalla procura di Napoli si allarga. Gli iscritti a loro tutela nel registro degli indagati sono sei, ma il numero potrebbe salire. Al centro degli accertamenti c’è già l’operato delle équipe del Monaldi che si sono occupate dell’espianto a Bolzano, con i medici Gabriella Farina e Vincenzo Pagano, e del trapianto eseguito a Napoli dal primario Guido Oppido. Nel capoluogo campano saranno trasmessi gli atti del fascicolo aperto contro ignoti dalla Procura altoatesina.

Nell’ospedale bolzanino, la mattina del 23 dicembre, si verifica il momento chiave dell’intera vicenda, così come ricostruito nell’audit interno disposto dall’Azienda dei Colli, da cui dipende il Monaldi: il cuore del donatore è stato appena collocato nel secchiello quando l’équipe napoletana si rende conto di non avere ghiaccio a sufficienza per trasportarlo in quel contenitore più datato rispetto al moderno Paragonix, con controllo della temperatura interna e termometro esterno, di cui pure il presidio dispone dal 2023. Così, su richiesta dei colleghi, il personale di sala, dunque un infermiere, del presidio altoatesino versa nel contenitore quello che sembra normale ghiaccio tritato.

Ma è secco, non di acqua, così il contatto con il cuore danneggerà irrimediabilmente l’organo. Adesso il lavoro delegato ai carabinieri del Nas, coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ricci con il pm Giuseppe Tittaferrante, dovrà ricostruire tutta la catena degli eventi che si sono susseguiti tra il 22 e il 23 dicembre, ma non solo. Dalla scelta del box per il trasporto, alla formazione del personale, alla corrispondenza interna all’azienda: tutti i passaggi dovranno essere verificati. Il caso viene seguito anche dal procuratore Nicola Gratteri. Sarà acquisito formalmente l’audit e saranno ascoltati nuovi testimoni.

Sono ore difficili per il Monaldi, che rimane un presidio di eccellenza assoluta non solo in Italia e ora chiede aiuto al Bambino Gesù di Roma (lo stesso ospedale al quale aveva chiesto un parere sulla possibilità di sottoporre il piccolo a un nuovo intervento) per svolgere tutta la sua attività cardiochirurgica pediatrica. Cioè quella per i trapianti (in media solo uno all’anno) e quella per gli interventi su malformazioni e altri problemi. Il 4 febbraio l’ospedale napoletano sospende il percorso del trapianto del cuore, pur ricordando che questo «non significa interferire con il corretto svolgimento di tutte le altre attività di cardiochirurgia pediatrica assicurate». Ma per continuare a farle, alla luce dell’inchiesta e della revoca di alcuni incarichi, si chiede l’aiuto di un medico della struttura romana. Al tempo stesso, emerge dall’audit disposto dopo i fatti del 23 dicembre, si vuole proteggere il nome del reparto di cardiochirurgia per gli adulti, sottolineando che fa un lavoro di alto livello.

Il 9 febbraio il Monaldi fa riferimento a incontri e colloqui con i responsabili della struttura romana e aggiunge in una lettera per il Bambino Gesù: «Si formalizza la richiesta di collaborazione per definire percorsi clinico assistenziali idonei alla gestione condivisa dei pazienti pediatrici e Guch (adulti con problemi congeniti, ndr) a carico del nostro centro, con eventuale necessità di trattamento cardiochirurgico o trapianto».

Avviando la collaborazione si pensa anche di sviluppare «programmi di formazione e di ricerca scientifica». Il 16, infine, si chiede intanto il distacco per tre mesi di «un cardiochirurgo pediatrico esperto, che sotto il coordinamento del direttore di dipartimento del vostro ospedale, possa garantire l’esecuzione degli interventi». Insomma, in questo momento la cardiochirurgia pediatrica del Monaldi da sola non riesce a rispondere alle esigenze dei pazienti.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/02/20/news/bimbo_trapiantato_monaldi_inchiesta_reparto_commissariato-425170827/?rss

spot_img
spot_img

Cosa fare in città

Archivi