

Dal jazz a collaborazioni con artisti del pop e del rock. Si è spento questa mattina, a causa di un male incurabile, Guido Russo, primo musicista, a conseguire il diploma di laurea in contrabbasso jazz al Conservatorio di San Pietro a Majella.
I funerali si terranno giovedì alle ore 11 nella chiesa di Santa Maria alla Sanità. Proprio con il contrabbasso Guido Russo avrebbe accompagnato Nino D’Angelo nel suo prossimo tour. Uno strumento che il musicista napoletano amava molto, proprio per le sonorità più calde che riesce ad emettere, anche se nella sua lunga carriera ha quasi sempre suonato il basso elettrico.
All’inizio, il bassista e contrabbassista napoletano (classe 1960) aveva seguito un corso di laurea in musicologia al Dams di Bologna, seguendo corsi di armonia e di civiltà musicale afroamericana; poi il ritorno in città, che in quel periodo, anni ’80 e ’90, era in pieno fermento musicale, con il jazz che invadeva i locali dove si suonava fino a tarda sera e cominciavano a nascere le prime cattedre dedicate a diversi strumenti, come tromba, pianoforte, canto, composizione.
L’importante era però la musica dal vivo, e Guido Russo, avendo come punto di riferimento ideale il leggendario Jaco Pastorius, non poteva che darci dentro e immergersi nella fusion con il suo basso elettrico, lo stesso strumento che Rino Zurzolo mise fin dall’inizio al servizio di Pino Daniele. Nel suo lungo curriculum, non solo numerose collaborazioni con diversi jazzisti italiani, da Pino Iodice a Pietro Condorelli, da Giovanni Amato ad Armanda Desidery, ma anche stranieri come Billie Preston e il mitico Art Ensemble of Chicago. «Guido è un musicista eccezionale, con lui ho condiviso tutto, a cominciare dai miei primi successi», racconta Marco Zurzolo. «Ricordo quando ci esibimmo al Festival Jazz di Montreal nel 2002. L’anno prima suonai a “Umbria Jazz”, il direttore dell’importante festival canadese mi vide e mi invitò a partecipare al Festival di Montreal ed io partii con Guido. Avemmo un enorme successo, quarantamila spettatori, tanto che ci esibimmo dopo un po’ anche in Québec».
Non solo concerti e rassegne, ma anche la partecipazione ai dischi di Marzo Zurzolo, a partire dal secondo disco del sassofonista napoletano, “Polvere di Napoli”, la composizione della colonna sonora dell’omonimo film di Antonio Capuano. «Abbiamo suonato tantissimo insieme, avevamo un legame che andava oltre la musica, anche se non ci vedevamo spesso, ci incontravamo sempre come due grandi amici. Negli ultimi giorni sono andato a trovarlo in ospedale e gli ho stretto forte la mano».Una padronanza tecnica dello strumento che ha messo al servizio anche di alcuni nomi della musica pop, come dimostrano le collaborazioni con i primi Almamegretta, via via con Amy Stewart, Antonella Ruggiero, Nino Buonocore e, soprattutto, Nino D’Angelo, diventando un punto di riferimento ritmico per il sound del cantante napoletano. «Ci sentivamo spesso, l’ultima volta è stata una quindicina di giorni fa», dichiara D’Angelo. «Era un amico oltre a essere il mio bassista: ha suonato con me per circa vent’anni in tutti i tour che ho fatto, in Italia e all’estero. Poi un paio d’anni fa abbiamo dovuto sostituirlo, lui stesso mi ha indicato il collega che avrebbe poi preso il suo posto. Ma avevamo ancora dei progetti insieme, avrebbe dovuto suonare il contrabbasso nel mio prossimo tour». Non solo una garanzia come sideman affiancando le stelle del rock e del pop sul palco e in sala d’incisione, nella sua carriera anche la realizzazione di dischi a suo nome come “Music for Images” e “Spirit Guajira”, un omaggio alla musica popolare cubana, ma contaminata dal funky, e la partecipazione a due dischi del gruppo di world music fine anni ’90, Darmadar, fondato dalla moglie e cantante Patrizia Di Fiore.


