venerdì, 20 Marzo, 2026
15.5 C
Napoli

Vangelo e Costituzione, chiesa in campo:“Bocciare la riforma seguendo don Milani”

- Advertisement -https://web.agrelliebasta.it/la-mattina/wp-content/uploads/2021/01/corhaz-3.jpg

Una Chiesa di frontiera che scende in campo per difendere la Costituzione repubblicana, armata di Vangelo. A pochi giorni dal voto del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere in magistratura, tre figure religiose legate al territorio campano hanno scelto di schierarsi pubblicamente per il No al referendum: un filosofo politico che forma classi dirigenti nelle diocesi del Casertano, una comunità missionaria che vive nella frontiera di Castel Volturno, un francescano che accoglie gli ultimi a Marcianise. Tre percorsi diversi, tre comunità, una convergenza netta.

Una scelta che sembra quasi una risposta a chi, come il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano, il 3 marzo scorso aveva sostenuto — al convegno del Pio Sodalizio dei Piceni a Roma — che «i cattolici voteranno Sì perché puntano alla realizzazione della giustizia, coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa».

Don Rocco D’Ambrosio, docente di Filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, presiede l’associazione “Cercasi un fine”, con una scuola di formazione politica attiva nella diocesi di Teano, Calvi, Alife, Caiazzo e Sessa Aurunca, e una presenza storica nel Casertano, ma con scuole ormai anche in altre parti d’Italia. «Abbiamo scelto questa posizione perché le nostre scuole si ispirano a don Milani», spiega, «e don Milani aveva molto rispetto della Costituzione. Le nostre scuole camminano su due binari: la Costituzione e il pensiero sociale della Chiesa. Questa riforma ci sembra non rispettosa né dello spirito né della lettera della Costituzione, e soprattutto dell’autonomia e dell’indipendenza dei tre poteri».

Nel comunicato ufficiale dell’associazione la risposta è netta: la riforma «rischia di scardinare quel saggio impianto di contrappesi delineato dalla Costituzione», con il pericolo di «frammentare e depotenziare la funzione giudiziaria e renderla sussidiaria all’esecutivo, soprattutto nella fase cruciale dell’esercizio dell’azione penale». Sulla provocazione di Mantovano, don Rocco è diretto: «Non bisogna strumentalizzare. I vescovi hanno detto che bisogna formarsi, informarsi, e poi ognuno sceglie in coscienza. Dobbiamo togliere il referendum da qualsiasi politicizzazione. Se questa riforma l’avesse presentata la sinistra, avrei detto le stessissime cose». E sui rischi se vincesse il Sì: «Le questioni più pericolose per l’equilibrio democratico sono rimandate alla legge ordinaria. Questo rischio, come cittadino, non lo voglio correre».

A Castel Volturno — crocevia di immigrazione, sfruttamento e riscatto sociale — i missionari Comboniani hanno radici profonde. Padre Daniele Moschetti, una delle voci di quella comunità presente anche a Napoli e Casalnuovo, non usa mezzi termini: «È un momento storico che deve essere anche un messaggio a questo governo». E sulla pretesa di Mantovano di parlare a nome dei cattolici: «Qualcuno sta cercando di strumentalizzare i credenti. Ma la chiesa non si schiera così». Quanto al governo, il giudizio è duro: «Stanno partendo dalla Costituzione della Repubblica e in pratica tentano di stravolgerla. Questo è il punto».

Ma c’è anche altro. L’8 marzo 2026 la Provincia Italiana dei Comboniani ha pubblicato un comunicato che invita esplicitamente a votare No: «Un sistema giudiziario equilibrato è strumento di giustizia per i poveri, per gli ultimi, per chi non ha voce». Modificare gli assetti costituzionali, scrivono, «non può essere il frutto di contingenze politiche alimentate da un inaccettabile e continuo attacco ai magistrati». La Costituzione, ricordano, «non è un documento burocratico»: è il patto che garantisce che nessun potere possa porsi al di sopra della legge. Disertare le urne significherebbe abdicare alla responsabilità di credenti «impegnati nel mondo per la sua trasformazione secondo i valori del Regno».

A Marcianise, padre Michele Santoro, da quasi quarant’anni in questa comunità, guida i Frati Minori e presiede l’Associazione Santa Maria dell’Accoglienza, quarant’anni di prossimità verso italiani e stranieri. L’ultimo accolto: un albanese di quarant’anni trovato su una panchina davanti al convento, avvolto in una coperta, a piedi scalzi, il 12 gennaio. Si dice convinto «che San Francesco avrebbe votato No, perché era un ribelle. Contestava il potere». È da questa prospettiva che padre Santoro legge il referendum, portando con sé la voce dei volontari del servizio: «Nonne, mamme, giovani, persone che fanno sì che questo impegno possa proseguire nel tempo».

Il suo ragionamento ruota attorno alle «sentinelle»: i segnali già venuti dal governo. Le misure già approvate — l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la stretta sulle intercettazioni, la depenalizzazione del falso in bilancio — sono «una compressione della democrazia degli onesti». E in cantiere, avverte, c’è ancora l’Autonomia differenziata e un disegno «più ampio di radicale cambiamento della nostra Repubblica». Conclude: «Noi come religiosi e operatori di prossimità invitiamo tutti a votare No. A non pensare con la pancia, ma a usare anche il cervello».

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/03/20/news/vangelo_e_costituzione_chiesa_in_campobocciare_la_riforma_seguendo_don_milani-425233926/?rss

spot_img
spot_img

Cosa fare in città

Archivi