“Mi vogliono zittire”, “sto toccando poteri forti” e “qualcuno sta chiedendo la mia sospensione dall’attività di avvocato in modo tale da togliermi il mandato”.
Non solo. “Mi giunge anche notizia che il mio ordine professionale stia per notificarmi un esposto”. È quanto sostiene l’ avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, nel commentare una querelle che da qualche giorno lo vede protagonista.
Una polemica data in pasto ai social, sede sicuramente poco opportuna per discutere di tematiche così importanti. Soprattutto se a farlo sono due addetti ai lavori. Petruzzi, infatti, risponde al collega penalista Sergio Pisani (che nella vicenda di Domenico non segue comunque nessuna delle parti) e ad un suo post, in cui aveva scritto: “Non posso ammettere che un avvocato attacchi in modo così improprio la linea difensiva di un medico indagato e peraltro fuori dalle sedi opportune.
“Un gruppo di colleghi – spiega Petruzzi – incitati con un post dall’avvocato Sergio Pisani, cerca di diffamarmi e di incutermi il timore prospettando l’eventualità di un intervento disciplinare qualora dovessi continuare a dare notizie ai giornalisti”. “Ma io non mi fermo – promette il legale – l’Italia tutta ha diritto di sapere la verità, la verità che io conosco è in atti non sottoposti a sequestro”.
“Dopo 20 anni si parla ancora di Garlasco e i colleghi coinvolti continuano a farlo liberamente anche in televisione. Non mi pare – precisa – che nessuno li abbia minacciati di provvedimenti disciplinari per zittirli”. “Evidentemente – ipotizza Petruzzi – sto toccando poteri forti. Mi chiedo: perché dovrei fermarmi? Io chiedo solo giustizia per Domenico e rappresento le miei tesi difensive a chi me le chiede. Sono i giornalisti che cercano me, non io i giornali. Potrei pensare addirittura che qualcuno sta chiedendo la mia sospensione dall’attività di avvocato in modo tale da togliermi il mandato – ribadisce l’avvocato – ma io sto solo commentando notizie giornalistiche, rese dalle difese degli indagati alla stampa, come i video e le foto presenti nel fascicolo di indagine che non abbiamo neppure visto”.
“Mi auguro – conclude Petruzzi – che nessuno tenti di trascinare questa difesa e quella degli indagati in vane istanze disciplinari”.
La risposta di Pisani non tarda ad arrivare. “Quando si costruisce una campagna mediatica così aggressiva e mirata – scrive su Facebook – in violazione delle più elementari norme deontologiche, con accuse ed attacchi continui, il rischio non è essere “fermati” dai poteri forti, ma essere fermati dalla Magistratura”.
La polemica non sembra fermarsi. Sempre sui social, ovviamente.


