

Un albero piantato nel parco del Miglio d’Oro, un “albero antiracket”, simbolo di rinascita, di libertà conquistata, a conclusione della manifestazione che ha celebrato i vent’anni dal “modello Ercolano”. Quella strategia di liberazione che ha dimostrato che si può sconfiggere la camorra quando società civile, istituzioni, forze dell’ordine e magistratura decidono di fare fronte comune.
Stamattina, nel Salone delle Feste di Villa Campolieto, alla presenza del Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Maria Grazia Nicolò e del Prefetto vicario di Napoli Franca Fico, Ercolano ha celebrato vent’anni di un’esperienza che ha cambiato la città.
Nel 2005 Ercolano era una città messa in ginocchio dalla camorra e dal racket, come ha ricordato il Procuratore aggiunto di Napoli Pier Paolo Filippelli. Si uccideva in strada, nelle case. Questi dati danno l’idea del clima in cui si viveva: la paura, l’acquiescenza generalizzata dei commercianti, la difficoltà in cui si svolgeva la vita quotidiana di ognuno. Quella realtà è stata capovolta. Ci sono voluti numerosi incontri, riservati e clandestini, per conquistare la fiducia dei commercianti e degli imprenditori oppressi dalla camorra. Comprensibile, in quegli anni non vi era scelta.
Tutto comincia con le passeggiate del sindaco Nino Daniele e dell’allora tenente dei Carabinieri Antonio Di Florio nella primavera del 2007, nelle zone controllate dai clan. Un gesto simbolico e coraggioso: lo Stato che si riprende la strada, che cammina dove comandava la camorra. Quelle passeggiate antiracket sono proseguite negli anni, costruendo passo dopo passo la fiducia necessaria. Con Tano Grasso, fondatore della FAI, danno vita alla costruzione dell’Associazione Antiracket che avrà come presidente Raffaella Ottaviano, la prima commerciante a denunciare il racket. Il suo ruolo è stato fondamentale, come ha sottolineato Pasquale Del Prete, presidente della FAI Ercolano. Con loro si mobiliteranno i giovani che daranno vita a Radio Siani, le scuole, le parrocchie e poi tutta la società civile in un vero moto di liberazione. Si crea quella che Daniele ha definito “un’alleanza straordinaria tra magistratura, Comune, imprenditori, parrocchie, scuole e tanti giovani. Quello che abbiamo chiamato “il modello Ercolano”. Attraverso questa strategia, questo modello, la città di Ercolano nel giro di pochi anni si è completamente liberata dai clan di camorra e ha potuto così riprendere il proprio cammino in serenità, recuperando anche la propria immagine nel mondo, il proprio ruolo di grande città della cultura e del turismo”.
Una giornata, quella di oggi, che l’ex sindaco ha voluto dedicare ai giovani morti nello scoppio di una fabbrica di fuochi d’artificio illegali in città. “Dal 2006 al 2026, Si è passato da decine di omicidi all’anno a una situazione in cui ha subito un fortissimo ridimensionamento”, spiega Tano Grasso. “Quel dato di emergenza, di intollerabilità, è stato superato grazie a questa esperienza che è stata in primo luogo un’esperienza di società civile, attraverso gli imprenditori che si sono messi insieme, che si sono incrociati con il Comune di Ercolano e con l’Arma dei Carabinieri e hanno costruito un percorso di liberazione per questa città”.
Il Commissario straordinario Maria Grazia Nicolò ha sottolineato come la realtà territoriale di Ercolano risponda efficacemente agli stimoli che arrivano dalle associazioni di categoria e dalle istituzioni per rompere il muro del silenzio e denunciare. Su questo territorio le associazioni antiracket sono molto vive, molto presenti e questa azione sinergica con le istituzioni fa sì che il commerciante, l’imprenditore che decide di denunciare possa avere un punto di riferimento concreto.
Il fenomeno del racket resta sostanzialmente stabile negli ultimi anni con un lieve calo, mentre l’usura è più complessa perché colpisce anche le famiglie, non solo gli imprenditori. Il governo è intervenuto con l’istituzione del tutor dell’esperto che può sostenere la vittima di usura per il reinserimento nell’economia legale.
La Campania, e in particolare la provincia di Napoli, è la realtà che maggiormente accede al Fondo di solidarietà per le vittime. Luigi Ferrucci, presidente nazionale della FAI, ha ribadito l’importanza dell’esperienza ercolanese come modello da diffondere su tutto il territorio nazionale. All’incontro di stamattina, introdotto dal commissario straordinario del Comune di Ercolano Dario Caputo e accolto dal presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane Gennaro Miranda, oltre ai vertici della FAI locale, regionale e nazionale (Del Prete, D’Angelo e Ferrucci), sono intervenuti tutti i protagonisti che hanno dato vita nel 2006 al “modello Ercolano”: l’ex magistrato Rosario Cantelmo, il colonnello dell’Arma dei Carabinieri Antonio Di Florio che comandava la tenenza di Ercolano, il Procuratore aggiunto di Napoli Pier Paolo Filippelli.


