

Ci sono Comuni che sono già corsi ai ripari, imponendo – come nel caso di Capri – il divieto di fumo in spiaggia. Perché in Campania è ancora emergenza “mozziconi di sigaretta”: sono tra i rifiuti più comuni, una subdola minaccia per la biodiversità e per il mare. La conferma aarriva dai nuovi dati dell’indagine “Beach Litter” che Legambiente, diffusi alla vigilia della giornata nazionale del mare, prevista per l’11 aprile, e del week-end di mobilitazione di “Spiagge e Fondali Puliti 2026”.
I numeri: in Campania, in 12 anni di monitoraggi sono stati raccolti 15.453 mozziconi di sigaretta in spiaggia, una media di 90 “cicche” ogni 100 metri lineari di arenile. Sono i rifiuti più comuni, dopo i frammenti in plastica, che rappresentano addirittura l’88% dei 115.563 rifiuti raccolti.“L’abbandono dei mozziconi in spiaggia o in mare minaccia diverse specie a rischio come ad esempio la tartaruga Caretta caretta, che da anni ha scelto le coste campane come luogo privilegiato per nidificare”, denuncia Francesca Ferro, direttrice Legambiente Campania, che chiede la riduzione dell’usa e getta, più campagne di informazione e sensibilizzazione, ma anche più controlli e sanzioni. Intanto, diverse le iniziative in programma per il fine settimana lungo le coste della regione: si inizia venerdì presso il lungomare San Marco di Agropoli mentre sabato ad Ascea si ripulirà la Baia D’Argento;. ;sempre nel casertano appuntamento presso il Torrente pulito Località Murro, Pietramelara E ancora: appuntamenti a Bacoli (sabato), Castel Volturno e Paestum (domenica).
Composti in gran parte in acetato di cellulosa, i filtri di sigaretta sono fatti di un materiale plastico che non si biodegrada facilmente: un recente studio dell’Università degli studi di Napoli Federico II “fotografa” la progressiva frammentazione in particelle sempre più piccole, presenti anche a distanza di anni. Lo studio ha evidenziato anche un secondo picco di rilascio di nicotina e altre sostanze chimiche tossiche, a distanza di 5 anni il momento dell’abbandono. Una persistenza che facilita la cosiddetta “lisciviazione” della miscela complessa di metalli pesanti, composti organici e microplastiche, che possono alterare le comunità microbiche, compromettere lo sviluppo degli organismi marini.


