
“Ogni partita è fatta di circa trecento decisioni, piccole e grandi. Alcune sono semplici, altre possono essere determinanti”. Per parlare di decisioni in condizioni di incertezza, ma anche di gestione dello stress e controllo delle emozioni, l’università Parthenope di Napoli ha invitato chi con le decisioni – da prendere, per definizione, in poche frazioni di secondo – ha convissuto a lungo. Un ex arbitro di calcio di grande prestigio: Nicola Rizzoli.
Il suo fischietto ha governato la finale Argentina-Germania ai Mondiali del 2014 in Brasile nel leggendario stadio Maracanã di Rio de Janeiro, migliaia di spettatori sugli spalti e milioni davanti alla tv. Ora responsabile del dipartimento arbitrale della Concacaf, il Campionato centroamericano e caraibico di calcio, Rizzoli è stato accolto da centinaia di studenti per un incontro organizzato dai docenti Filomena Buonocore e Claudio Porzio, prorettore al Welfare, e dall’Ufficio Welfare.
“Volete sapere come e perché ho iniziato a fare l’arbitro? Perché da aspirante calciatore odiavo la figura degli arbitri, in fondo perché non li conoscevo. Il mio obiettivo, allora, era ‘conoscere’ per poter poi tornare a giocare a calcio”. Poi, come spesso accade, la sua vita ha intrapreso una strada diversa: miglior arbitro Aic dal 2011 al 2017, sesto arbitro italiano di sempre ad aver diretto una finale di Champions, fino all’apoteosi della sua carriera, la finale iridata di Rio.
Agli studenti, Rizzoli ha snocciolato consigli che valgono per la quotidianità, in particolare per la gestione di situazioni potenzialmente difficili: “Come arbitro ho cercato di conoscere sempre tutto. Più so, più sono consapevole delle decisioni che assumo. La conoscenza ci rende liberi, diceva del resto Albert Einstein. Dunque, la preparazione è fondamentale: solo con basi solide, le decisioni si possono assumere anche in condizioni di incertezza”.
” Certo – aggiunge -, poi interviene il fattore umano, quello fa la differenza. Per questo è fondamentale conoscere bene sé stessi. La decisione, qualsiasi decisione, non deriva dal coraggio ma da un processo giusto. In una partita ci sono circa 300 decisioni da prendere: alcune sono semplici, altre possono decidere l’andamento della partita. Nel calcio come nella vita, una vera leadership richiede di metterci sempre la faccia: non bisogna aspettare, né evitare di decidere”.
Quindi, tra selfie e autografi, un consiglio accorato agli studenti universitari: “Seguite sempre i vostri sogni e fate di tutto per realizzarli, in un mondo un po’ più virtuale che reale. Siate sempre voi a guidare il vostro percorso”.


