

Il sodalizio tra il pittore Mario Persico (1930-2022) e il poeta Stelio Maria Martini (1934-2016) ha segnato la scena artistica partenopea fin dai tardi anni ’50, quando la città inaugurò un percorso di rinnovamento che ebbe grande risonanza anche in Europa. Il Paese usciva dal dopoguerra e le poetiche neorealiste dominavano il panorama delle arti e dell’intrattenimento. Napoli riuscì nell’impresa grazie alla naturalezza con cui ha mescolato, lungo l’intero secolo, le sue formidabili tradizioni popolari con le più spericolate esperienze delle avanguardie europee. Raffaele Viviani e Totò (il principe Antonio de Curtis), insomma, sono gemelli separati in culla dei futuristi e dei dadaisti. Proprio come la maschera di Pulcinella e il burattinesco Père Ubu, personaggio creato dal padre della Patafisica Alfred Jarry.
Ma veniamo ai giorni nostri. Le carte di Martini sono già conservate all’“Archivio del ’900” del Mart, Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Ordinate e digitalizzate, sono a disposizione di studiosi e appassionati. Da lì, evidentemente, il poeta chiamava l’amico pittore; e così, grazie alla sensibilità di quella istituzione (e alle floride casse della regione Trentino Alto Adige), lo scorso anno il funzionario del Mart Duccio Dogheria venne a casa Persico, in via Luca Giordano 3. Alla presenza della famiglia e degli amici artisti Enrico Bugli e Antonio Raucci, venne effettuato un sopralluogo ricognitivo, a seguito del quale il Comitato Scientifico del museo espresse, nel giro di pochi mesi, il suo parere positivo per l’acquisizione dell’“Archivio Mario Persico”.
Ed eccoci al lieto fine: il 29 maggio di quest’anno la memorabile casa-studio di Persico è stata “svacantata” delle carte e degli oggetti del mestiere del Maestro; un corriere ha provveduto a trasferire il tesoro al Nord. Certo, avremmo preferito che restasse qui: ma Persico si troverà benissimo, accanto al suo Martini.


