
Era tra i 4 latitanti più pericolosi Roberto Mazzarella, 48 anni, ritenuto l’attuale capo del potente clan di camorra che si divide e contende il malaffare a Napoli e provincia con l’alleanza di Secondigliano. I carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, coordinati dalla Direzione distrettuale Antimafia, lo hanno catturato oggi, al termine di un’indagine durata un anno. Era in un resort di lusso in costiera da mille euro a notte, a Vietri sul Mare, con la moglie e due figli.
Soldi e documenti falsi
Nel resort di lusso i carabinieri hanno rinvenuto tre orologi di lusso, circa 20mila euro in contanti, alcuni documenti falsi, cellulari, smartphone e manoscritti relativi ad una verosimile contabilità sui quali ci saranno accertamenti.
La vendetta trasversale dopo l’omicidio del padre
Mazzarella è accusato di essere il mandante dell’omicidio di Antonio Maione, compiuto a San Giovanni a Teduccio il 15 dicembre 2000 per una vendetta trasversale nei confronti del clan Rinaldi con cui è in corso la più lunga faida nella storia della camorra.
Antonio Maione era il fratello di Ivan, legato ai Rinaldi e autore reo confesso dell’agguato mortale a Salvatore Mazzarella, impiegato comunale incensurato e non affiliato al clan di famiglia, padre di Roberto. Nella ricostruzione degli inquirenti il potente clan scelse come bersaglio non a caso Antonio Maione, anch’egli estraneo a contesti camorristici. C’è nell’ipotesi accusatoria la più classica delle vendette trasversali.
La latitanza
Roberto Mazzarella, era sfuggito alla cattura il 24 gennaio 2025 e da allora era irreperibile. Fino all’all’alba di oggi. Nipote dei capiclan Ciro, Gennaro e Vincenzo, non ha opposto resistenza mentre i militari del Nucleo investigativo gli notificavano il mandato d’arresto europeo emesso il 18 aprile dell’anno scorso. Per quel vecchio delitto è indagato con Clemente Amodio, presunto esecutore materiale secondo la procura antimafia.
Insieme ai carabinieri del nucleo investigativo, hanno partecipato alle operazioni lo Squadrone ”Cacciatori di Calabria”, le Api del gruppo di Napoli nonché la motovedetta della Capitaneria di porto di Salerno che monitorava le acque circostanti.
Le accuse del pentito
Roberto Mazzarella e Clemente Amodio sono stati accusati dell’omicidio da alcuni pentiti, tra cui Umberto D’Amico “o’ lione”, ex reggente della cosca omonima con base nel Rione Villa, alleata di ferro dei “mazzarelliani”. Della presunta responsabilità dei due indagati la Dda è certa, ma devono essere considerati innocenti fino all’eventuale condanna definitiva.


