

La mission è chiara e il tempo per realizzarla definito. Cinque anni si è data l’Italian Green Factory per conquistare da Napoli la leadership italiana nel settore delle energie rinnovabili e del fotovoltaico. Parte oggi il percorso per realizzare la prima fabbrica green di Napoli. Un piano che ha portato nella zona industriale di via Argine il gruppo Tea Tek, incrociando così il destino dei trecento lavoratori dell’ex Whirpool, impegnati in una dura battaglia di anni per salvare il lavoro. Un piano che ora può concretizzarsi con l’ingresso di Invitalia nel progetto.
Da oggi l’Agenzia nazionale per lo sviluppo entra nel capitale sociale di Italian Green Factory. Inizia una nuova fase per la newco del gruppo Tea Tek, che ha rilevato il sito dismesso dalla multinazionale americana di elettrodomestici per reindustrializzarlo in chiave green e realizzare componentistica per il settore delle rinnovabili. Il via libera alle nozze finanziarie è arrivato dal Fondo di Salvaguardia. E prevede un aumento di capitale della società di 60 milioni, 31 garantiti da Tea Tek Group Holding e 29 da Invitalia. In termini percentuali l’ingresso nella società dell’Agenzia pubblica, controllata dal Ministero dell’economia, è del 49% e implica la costituzione di un nuovo Consiglio di amministrazione, il cui presidente è indicato da Invitalia. Un accompagnamento che durerà cinque anni e porterà all’assunzione di altri 55 dipendenti, ma soprattutto fa entrare nel vivo i lavori di rilancio dell’area industriale. Parla di “straordinaria opportunità per Napoli” il sindaco Manfredi con un tweet. Che spiega: “Il rilancio di ex Whirpool, a cui abbiamo lavorato da subito si consolida con la partecipazione di Invitalia e Fondo Salvaguardia Imprese in Italian Green Factory. Si tutelano ex lavoratori e si crea un intervento importante per l’intero Sud tramite innovazione e sostenibilità”. Chiede la Cgil di fare presto, dice il segretario della Fiom Cristiani: “Occorre adesso che il processo di reindustrializzazione proceda in maniera spedita, affinché non solo entro fine anno lo stabilimento di via Argine riapra i cancelli, ma che anche il sito aggiuntivo di Acerra diventi operativo”.
Il progetto complessivamente prevede un investimento da 103,7 milioni, dei quali 92,3 per il versante produttivo e 1,4 milioni per ricerca e sviluppo. Da realizzare grazie allo strumento del Contratto di sviluppo, approvato a settembre e gestito da Invitalia. Intanto i primi 30 lavoratori ex Whirlpool sono già in servizio presso le sedi del gruppo, impegnati nella realizzazione di quadri elettrici e di power skids, mentre gli altri 270 sono stati inseriti in un percorso di formazione. “Questo investimento rappresenta un momento importantissimo per l’azienda, per il territorio e per l’intero Mezzogiorno”, dichiara Felice Granisso, CEO di Italian Green Factory. “C’è stata una grande coesione da parte delle istituzioni, a partire da Governo – il MIMIT in particolare – e Parlamento, fino a Regione Campania, Prefettura e Comune di Napoli, che ci sono sempre stati vicini nella volontà di fare ripartire un sito produttivo, quello di via Argine, che diventerà vero propulsore di sviluppo anche per la zona, sino a poco tempo ferita dalla deindustrializzazione. Ora via Argine è libera dal vecchio immobile e può guardare al futuro, come già stanno facendo 294 ex dipendenti Whirlpool già assunti dal 31 ottobre 2023, a cui si aggiungeranno nuove maestranze quando saremo a regime”, si impegna il manager.
Una giornata importante anche secondo la Cgil. “Con questo importante atto si sancisce, definitivamente, l’esito positivo della vertenza dello stabilimento ex Whirlpool”, continua il segretario generale della Fiom-Cgil Napoli, Mauro Cristiani.
“Il rilancio dell’area industriale – ricorda Cristiani – è dovuta a tanti fattori, ma soprattutto alla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori che con la lotta hanno riaperto la fabbrica ed al ruolo attivo delle istituzioni, in primo luogo la Prefettura di Napoli con l’allora Prefetto Claudio Palomba. Questo risultato, che si può definire a giusta causa storico, dato che ha comportato l’assunzione di 297 lavoratrici e lavoratori, ha visto anche il sindacato svolgere un ruolo attivo, a partire dalla Fiom, che in tutte le sedi ha dimostrato che non bisognava accettare il declino di un’area industriale che, nei fatti, era e resterà anche un presidio di legalità”.


