

Dopo le polemiche seguite alla decisione dell’università di Bologna di non attivare un corso di laurea in Filosofia specificamente destinato agli allievi dell’Accademia Militare di Modena, dopo i duri attacchi sferrati dal governo e dalla premier Giorgia Meloni all’ateneo bolognese, arriva una presa di posizione netta dalla Federico II.
Il Dipartimento di Studi Umanistici ha votato all’unanimità un documento in cui esprime «piena e convinta solidarietà» al Dipartimento di Filosofia e all’intera comunità accademica bolognese, finita sotto attacco per una scelta rivendicata come legittima e coerente con i principi costituzionali. Nel documento, i docenti napoletani respingono con decisione l’accusa di una presunta lesione dei diritti costituzionali delle donne e degli uomini delle Forze Armate. Parlare di discriminazione, sottolineano, è «falso e pretestuoso»: nessuno ha impedito agli allievi militari di iscriversi ai corsi universitari di Filosofia già esistenti, aperti a tutti secondo le regole vigenti.
Il nodo della questione, secondo i federiciani, è un altro e riguarda l’autonomia dell’università. «Nessuno, ma proprio nessuno», si legge nel testo, può pretendere che atenei e dipartimenti aprano “a comando” corsi di laurea riservati. Una simile imposizione configurerebbe una violazione dell’articolo 33 della Costituzione, che tutela l’autonomia delle istituzioni di alta cultura, delle università e delle accademie. Un principio cui fa appello il direttore del dipartimento, Andrea Mazzucchi, commentando la mozione: «Ho trovato molto opportuna la presa di posizione dei colleghi dei corsi di laurea in Filosofia, approvata all’unanimità dal Consiglio di Dipartimento: l’autonomia universitaria è uno dei pilastri basilari di una democrazia, una garanzia di pluralismo e un presidio di processi partecipati e condivisi. Ogni tentativo di limitarla non solo contraddice il dettato costituzionale ma rappresenta un vulnus per l’autorevolezza stessa della ricerca scientifica».


