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Parco dei Lattari, lungo i sentieri dell’inclusione

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Quando si parla di inclusione si rischia sempre di scivolare nelle parole giuste e nei gesti sbagliati. L’inclusione non è un sapere da esibire né una morale da servire a tavola nei giorni di sole. È qualcosa di più semplice e più difficile: un sentire. Perché prima o poi tutti facciamo esperienza dell’esclusione. Non solo nella disabilità, ma in mille forme quotidiane e invisibili: quando non veniamo ascoltati, anche se parliamo. Quando entriamo in una stanza e nessuno si gira. Quando siamo fuori tempo, fuori luogo, fuori definizione.

L’inclusione non è un atto di bontà né un gesto magnanimo, è un atto di verità. Significa riconoscere che la normalità non esiste, che siamo tutti provvisori, vulnerabili, esposti. Un giorno cammini, il giorno dopo inciampi, un giorno parli, il giorno dopo ti manca la voce. La fragilità non è un incidente, ma una condizione umana.

Questo vale anche per i luoghi che abitiamo. I territori non sono mai neutrali, possono accogliere oppure respingere. Un sentiero può essere una promessa o una barriera, a seconda di come lo immaginiamo e di chi scegliamo di tenere in mente quando lo progettiamo. Includere non significa solo permettere l’accesso, ma pensare il mondo a partire da chi cammina più piano, da chi ha bisogno di più tempo, da chi guarda da un’altezza diversa.

È in questa direzione che va il lavoro del Parco Regionale dei Monti Lattari, che con il suo presidente Enzo Peluso ha progettato e finanziato un’idea semplice e radicale insieme: rendere alcuni sentieri del Parco attraversabili anche da persone con disabilità, grazie a carrozzelle speciali pensate per la montagna. Non un favore, ma un cambio di sguardo. Non adattare le persone ai luoghi, ma i luoghi alle persone.

La natura, in fondo, è il primo spazio dell’inclusione: non chiede certificati, non fa graduatorie, non pretende performance. Ci insegna la lentezza, il rispetto dei limiti, la convivenza. Ci ricorda che non tutto è fatto per correre e che non tutto è fatto per vincere.

Includere non è un atto di carità, è semplicemente smettere di dividere il mondo tra chi può e chi non può, tra chi funziona e chi no.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/02/08/news/parco_dei_lattari_lungo_i_sentieri_dell_inclusione-425147103/?rss

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