

Successo che si ripete sempre per Peppe Barra e i suoi spettacoli. Sul palco del gran teatro in cui si trasforma il Maschio Angioino per la 33esima edizione di “Ridere – Festival del teatro comico, della musica e del cabaret”, a cura del Teatro Totò e con la direzione artistica di Gaetano Liguori, Barra porta stasera alle 21, il suo “Buonasera a tutti” ed è un successo annunciato. Lo spettacolo, inserito nel programma di “Estate a Napoli 2025”, è a ingresso gratuito, previa prenotazione via Eventbrite.
Peppe Barra, le sue proposte hanno sempre successo, ma qual è il suo segreto?
«È una cosa a cui ho molto pensato, me lo chiedo sempre insomma. Penso che tutti noi abbiamo il dono della nostra memoria, e quando apriamo i cassetti che ne contengono i segreti riusciamo a scrivere e descrivere quel che la fantasia ci suggerisce ritrovando i segni di questa memoria nutrita nel tempo e condivisa con tanti».
Gli spettatori, dice?
«Che diventano amici con cui condivido sogni, ricordi, invenzioni ritrovate per l’occasione, emozioni, e soprattutto divertimento».
Si diverte molto?
«Mi diverto e mi emoziono, soprattutto ritrovo il mio passato che diventa presente e anche futuro da condividere. Perché ho sempre avuto al mio fianco persone di grande valore e in qualche modo oggi, quando sono solo, ne sento la presenza. Insomma sono amici veri che mi accompagnano nel mio cammino».
Qual è il più presente?
«Credo sia Roberto De Simone, è lui che mi ha fatto vedere orizzonti che mi erano preclusi, che mi ha fatto conoscere il mondo della tradizione popolare, che mi ha fatto viaggiare in modo poetico e bello. E ho avuto come mentore mia madre Concetta, donna meravigliosa e grande artista che conosceva il sorriso e la commozione e portava tutto il suo sapere in palcoscenico al mio fianco».
Lei è riuscito a costruire spettacoli con tutto questo…
«Sempre, mettendo insieme musica, canzoni, parole, racconti popolari, salaci ma mai volgari, leggende e storie scritte da grandi autori del passato. Tutto si fonde e diventa il mio teatro».
Lei è un artista speciale.
«Sento la responsabilità del mio lavoro, sento la forza e l’affetto degli applausi che mi premiano, l’allegria del successo e qualche malinconia per le assenze».
Malinconia?
«Il teatro per me è allegria, un gioco faticoso e continuo, in certi momenti certo il passato fa capolino, con le nuvole e con i dolori che hanno segnato la mia vita. L’assenza di Concetta è malinconia, ma è anche forza».
Non sarà per caso un po’ vanitoso?
«Il narciso che è in noi credo sia un ingrediente importante specialmente nel mondo dello spettacolo. Io sono abituato a condividere il mio successo e il mio lavoro e credo che la vita mi abbia premiato».
Segue la querelle che sta animando il dibattito sulla nomina del nuovo soprintendente del San Carlo?
«Sì, e ne sono molto rammaricato, mi sembra che la città ne venga mortificata, la politica non dovrebbe invadere lo spazio delle competenze e delle responsabilità. Mi sembra che in questo momento ci sia una invasione esagerata che non fa bene al mondo dello spettacolo».
Cosa rimprovera?
«L’incapacità o anche solo la volontà di pensare insieme, un “unisono” che non sia discordanza, un’armonia che in questi casi credo sia indispensabile. Parliamo del San Carlo, dove la costruzione delle armonie dovrebbero essere la prima e più importante preoccupazione di chi ci lavora».
Porterà poi in giro questo suo spettacolo?
«Lo porterò in giro certamente, in tournée questo autunno e d’inverno, nei teatri italiani, funziona molto bene anche se in scena questa volta sono solo».
Altri progetti in programma?
«A fine agosto sarò a Brindisi per “La serva padrona”, ma non sarò come altre volte, Vespona, ma un personaggio – prologo, con una favola del Basile e una canzone settecentesca. E poi a fine settembre sarò in scena al Conservatorio di Napoli con “Il carnevale degli animali” di Camille Saint-Saëns per cui ho scritto delle favolette per ogni animale citato. Alla mia età insomma, a ottantun anni, riesco ancora a dare sorriso e a riceverne».


