Gli attivisti del centro sociale Officina 99 scrivono una lunga nota. Come anticipato da Repubblica, i carabinieri hanno chiesto al sindaco di valutare lo sgombero coatto dei locali di Gianturco in seguito a un intervento per una persona che si è sentita male durante un evento.
“Chiamare i soccorsi e collaborare con le autorità sanitarie è un atto di ovvia responsabilità, non un elemento che possa giustificare la chiusura di uno spazio – dicono gli attivisti – In oltre trent’anni di attività, Officina 99 ha ospitato molte centinaia di iniziative culturali, musicali e sociali, offrendo alla città uno spazio accessibile, autogestito e praticamente gratuito in una periferia priva di alternative. Episodi di persone che hanno fatto abuso di alcol avvengono invece quotidianamente in locali privati, discoteche, feste di piazza e grandi eventi, senza che questo comporti la messa in discussione dell’esistenza di quegli spazi. Applicare criteri diversi a realtà sociali autogestite significa fare una scelta politica, non garantire sicurezza”.
Officina 99, i carabinieri al sindaco di Napoli: “Valutare subito lo sgombero coatto centro sociale”
E ancora: “Si tratta di scelte ormai consolidate da parte di questo governo che, se da una parte si mostra garantista con i poteri forti quando corrompono, imbrogliano, sperperano denaro pubblico ai danni della collettività, dall’altra crea false emergenze securitarie per colpire i soggetti deboli, chi si muove per una cultura e una socialità dal basso, fuori dalle logiche del profitto, per chi costruisce lunghi di aggregazione e partecipazione politica costruendo coscienza critica rispetto allo stato di cose presente”.
“Ricordiamo che il primo atto di questo governo è stato il decreto anti rave cui ha fatto seguito il decreto sicurezza, un insieme di norme repressive di tipo propagandistico con il principale obiettivo di reprimere sempre più duramente qualunque forma di dissenso esca dagli schemi preordinati, il tutto con un impressionante aumento delle pene a fronte di tribunali che non reggono la mole di lavoro ordinaria e carceri oltre la soglia del collasso. Riteniamo quindi inaccettabile che si utilizzino dei pretesti per colpire un’esperienza che tutta la città conosce perché da decenni svolge una funzione politico sociale diffusa e partecipata e che già vent’anni fà la stessa amministrazione comunale riconobbe con il coinvolgimento di figure di garanti in cui si ritrovavano molte personalità del mondo culturale cittadino a testimoniare il suo contributo alla storia controculturale, ai movimenti e ai processi di autorganizzazione sociale”.
Questa richiesta di sgombero “ci sembra invece il frutto di un clima di propaganda cupo e repressivo in linea con quanto è accaduto negli ultimi mesi a Milano e Torino con lo sgombero di due centri sociali storici come il Leoncavallo e Askatasuna. In linea con gli sgomberi annunciati su Roma in particolare contro lo Spin Time ma con una lista molto lunga. Non possiamo non notare come questi attacchi del governo avvengano proprio in quei comuni che non controllano e in cui le giunte comunali cercano un dialogo costruttivo con le realtà autogestite. Chiediamo al Comune di Napoli di assumersi la responsabilità politica di una scelta che riguarda il modello di città che si intende costruire: una città che chiude spazi di aggregazione o una città che li riconosce, li tutela e dialoga. Officina 99 è disponibile al confronto pubblico, ma respinge con forza ogni ipotesi di sgombero coatto mascherato da misura di sicurezza. La sicurezza nasce dalla socialità, non dalla repressione. A fronte di queste riflessioni costruiremo un’assemblea pubblica anche in vista dell’assemblea nazionale di Torino e del corteo nazionale che li si svolgerà a fine mese”.


