
Un corteo di palloncini e magliette bianche con la foto stampata di una ragazza che sorride accompagna verso l’ultimo viaggio Ylenia Musella, uccisa a 22 anni con una coltellata lanciata (oppure inferta secondo l’accusa) dal fratello Giuseppe di 25 anni al culmine di una lite esplosa nell’appartamento del Rione Conocal a Ponticelli dove i due vivevano insieme.
Il funerale si celebra nella chiesa della Sacra Famiglia al Rione Luzzatti, dove un grande applauso si leva all’arrivo del feretro. “Una giovane vita che non si compie” dice di Ylenia il vicario episcopale don Federico Saporito, che celebra la funzione e invita a riflettere sulla responsabilità degli adulti e della chiesa in tragedie come questa.
Il feretro si muove dalla camera ardente di via Selva Cafaro, dove nel corso della giornata non sono mancati momenti di tensione. Sui manifesti, l’annuncio è anche a nome del fratello che adesso è in carcere con l’accusa di omicidio.
Uccisa da fratello, Musella non credibile: “Difficile immaginare lancio coltello”. Omertà al Conocal
“Non mi interessa il processo, la mia condanna è che non vedrò più mia sorella”, ripete Giuseppe. Il giudice non crede alla sua versione, ma la storia di questi due fratelli non può essere solo cronaca, non ora almeno che altre ragazze con quella foto stampata sulle t-shirt piangono e ragazzoni con le barbe lunghe e folte osservano con circospezione.
È piuttosto una fotografia, l’ennesima di vite bruciate in quartieri marginali e degradati, dove due giovani crescono con i genitori più in galera che fuori, imparano a sopravvivere sostenendosi a vicenda senza riuscire a evitare di finire bruciati in una serata come quella del Conocal.
Al termine della sua omelia, don Federico legge un messaggio dell’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia: “Vi prego, non fatevi rubare il cuore dalla rabbia, non lasciate che il dolore diventi odio, non credete alla bugia che essere forti significhi non sentire nulla. La vera forza è fermarsi in tempo e parlare e chiedere aiuto e dire ‘Io non sto bene'”. “Ylenia – prosegue il messaggio del cardinale – oggi ci affida una responsabilità: non quella di vendicare, ma quella di prenderci cura, di guardarci negli occhi, di non lasciare nessuno solo con il proprio buio. Se dentro di voi c’è rabbia, se c’è confusione, se c’è violenza che bussa, non abbiate colpa di dirlo: c’è sempre una mano che può trattenervi prima del baratro. Noi come chiesa ci siamo, i nostri preti, i nostri educatori sono con voi e per voi. Le nostre parrocchie sono e saranno sempre aperte come casa dove ci si salva insieme, dove ci si ferma in tempo, dove nessuno viene lasciato indietro”. “Fatelo per voi stessi e fatelo per Ylenia – è l’ultima esortazione di don Battaglia -, che oggi affidiamo al Signore della vita. Ylenia, oggi il tuo nome ci trema sulle labbra, lo pronunciamo con le lacrime perché ci fa male dirlo. Eppure lo crediamo, anche se con una fede ferita: Dio asciuga ogni lacrima, ti accoglie nella sua pace, ti restituisce alla vita piena, quella che nessuno potrà mai più strapparti”. Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/02/07/news/ylenia_musella_i_funerali_nel_rione_luzzatti_palloncini_e_ragazze_con_la_sua_foto_sulla_maglietta-425145605/?rss


