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Ex operai sul campanile: “Vogliamo il reddito” 

COSA FARE IN CITTA’ aprile 19. 2019

Non hanno nessuna intenzione di scendere neppure per Pasqua, Mimmo Mignano e Marco Cusano, i due operai ex Fca di Pomigliano, licenziati definitivamente nel 2018, che questa notte hanno ‘scalato’ il campanile della Chiesa del Carmine per protestare contro il reddito di cittadinanza che non tutela i lavoratori licenziati. 

“La tanto sbandierata norma di Di Maio prevede che io presenti l’Isee del 2018 quando ancora lavoravo e che quindi sfora il tetto dei 9.300 euro previsti per l’accesso al Reddito di Cittadinanza. Il Caf quindi nemmeno l’ha presa in considerazione la nostra domanda visto che non rispettavamo i requisiti di legge. E nelle mie stesse condizioni ci sono migliaia di lavoratori. Il governo evidentemente non tutela i licenziati”, dice Mignano all’Adnkronos, profilando la possibilità che la protesta sconfini fino allo sciopero della fame. I due sono stati licenziati per aver esposto un manichino impiccato di Sergio Marchionne. 

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico li ha chiamati e nel corso del colloquio telefonico, gli avrebbe garantito un appuntamento fissato per martedì pomeriggio con il direttore dell’Inps dell’area metropolitana di Napoli per affrontare la situazione vista l’eccezionalità del caso. Oltre ai due operai saliti sul campanile, ci sono altri tre dipendenti della Fca licenziati per lo stesso motivo, ovvero per aver partecipato all’apposizione del manichino durante una manifestazione. 

“Martedì il presidente Inps, secondo quanto riferito dai giornalisti, dice che ci incontra, ma noi scenderemo dal campanile solo se ci sarà una soluzione. Se invece proseguiranno le chiacchiere noi resteremo qui su. Siamo stanchi di promesse come quella che mi fece Di Maio dopo che mi ero incatenato davanti a casa sua per protestare contro la sentenza della Cassazione che ribaltò il giudizio e confermò il nostro licenziamento”, dice ancora Mignano. E per non far calare il ‘silenzio’ sulla protesta in corso’, Mignano e Cusano hanno suonato le campane della Chiesa del Carmine per due lunghi minuti ‘dedicati’ a tutti i morti sul lavoro e a Maria Baratto, operaia Fca di Pomigliano in cassa integrazione, suicida nel 2014. 

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Gli affari di Arata  

COSA FARE IN CITTA’ aprile 19. 2019

I riflettori dei Pm di Roma sono accesi sulle società collegate a Paolo Franco Arata, accusato dalla procura di aver “dato o promesso” 30mila euro al sottosegretario della Lega Armando Siri, indagato per corruzione. In particolare i magistrati stanno passando al setaccio i bilanci delle società Etnea Srl, Alquantara Srl, Solcara Srl, e Solgesta Srl. Delle prime due, stando a quanto si legge nella scheda personale di Arata presente nel database della Camera di Commercio, il professore genovese risulta amministratore unico. Ma per l’ex parlamentare di Fi, coinvolto nell’inchiesta della Dia palermitana su eolico e tangenti, spunta anche un incarico come presidente del consiglio di amministrazione del ‘Consorzio Campania Ambiente 2’. 

Il Consorzio, costituito il 7 dicembre del 1999, come si legge nel fascicolo storico visionato dall’Adnkronos, “ha per oggetto il migliore coordinamento dell’attività dei soggetti consorziati rivolta a rendere possibile, in qualsiasi forma, la realizzazione, in proprio o per conto terzi, di impianti industriali per il trattamento dei rifiuti speciali e non”. “Tale attività – è scritto sempre nel documento – sarà svolta in un primo momento nell’ambito dell’iniziativa finalizzata a localizzare la piattaforma polifunzionale campana nell’area Asi Volturno Nord e coordinata da Federindustria Campania e dalla Società consortile per azioni Sviluppo Volturno Nord”.  

Anche se l’impresa risulta ancora iscritta, “in realtà questo Consorzio non ha mai operato”, spiega all’Adnkronos il commercialista Loreto Notarantonio, che risulta uno dei consiglieri del ‘Consorzio Campania Ambiente 2′. “Sono 25 anni che non vedo Arata, non abbiamo avuto più contatti con lui. Il Consorzio doveva partecipare sostanzialmente alla realizzazione degli impianti in Campania ma questo non è mai accaduto, non si è fatto più nulla. E’ una cosa morta e sepolta. Arata rappresentava all’interno del Consorzio un imprenditore di Novi Ligure che costruiva altoforni”, aggiunge il commercialista. 

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Bimba muore soffocata da wurstel  

COSA FARE IN CITTA’ aprile 19. 2019

Muore soffocata da un wurstel a due anni. La piccola Letizia si trovava a casa della nonna a Campagna (Salerno) quando si è consumata la tragedia. Inutili i primi soccorsi e la corsa in ospedale ad Eboli (Salerno). Per la bambina non c’è stato nulla da fare. Sotto choc la comunità di Campagna. Il sindaco Roberto Monaco ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali.   

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Catene e piedi nudi, il Venerdì Santo dei flagellanti  

COSA FARE IN CITTA’ aprile 19. 2019

Il rito non comincia al primo schioppo di catena sulla schiena, ma molto prima. La gente di San Lorenzo Maggiore, nel beneventano, si prepara in religioso silenzio alla processione dei penitenti del Venerdì Santo (FOTO). Le stradine del borgo che collegano la chiesa di San Lorenzo Martire fino a quella del Santissimo Nome di Dio, dove si trovano le statue del Cristo morto e della Madonna, sono mute. Uno strano movimento avvolge l’edificio che ospitò anni addietro l’ospedale. La scalinata che conduce all’ingresso è coperta da un drappo nero su cui sono posizionate delle corone di spine. E’ lì dentro, infatti, che i flagellanti, in gran segreto, indosseranno il camice bianco (che richiama la purificazione) e il cappuccio per celare la propria identità e partecipare alla propria, personale, Passione di Cristo.  

La curiosità è tanta, in molti cercano di lanciare un’occhiata oltre l’ingresso, ma è vietato avvicinarsi. Nessuno sa chi siano i flagellanti, neppure i loro più stretti familiari lo sanno. Sono maschi e femmine. E di qualsiasi età. Si può cominciare quando ci si sente di dover espiare la penitenza, tanto che in fila indiana c’è anche un bambino. Nella mano destra hanno ‘la disciplina’: un attrezzo formato da un anello a cui sono collegate delle piastre di ferro a formare una sorta di catena. Sono tre, quattro, cinque o sei piastre in base all’esperienza del singolo penitente. 

Dopo aver baciato la statua del Cristo morto cominciano a percuotersi la schiena, a destra e sinistra, mentre con la sinistra tengono stretti i lembi del cappuccio che ha solo due piccoli fori per gli occhi per non essere riconosciuti. In vita portano legata una corda e in testa una corona di spine che fabbricano da sé utilizzando rami di albero o rovi. Anche qui i giri dipendono dall’esperienza del singolo. Anche i camici parlano: alcuni sono rattoppati sulla schiena, a testimonianza delle “discipline” degli anni precedenti. L’ulteriore punizione che si infliggono è quella di camminare scalzi in processione: due ore a piedi nudi per aggiungere penitenza alla penitenza.  

“E’ una tradizione molto antica che seguiamo da quando siamo piccoli”, commentano gli abitanti di San Lorenzo. “Prima di noi l’hanno seguita i nostri genitori e i nonni e i bisnonni prima di loro. E’ un rito che appartiene alla nostra cultura. E’ difficile da spiegare, c’è e ci appartiene”. 

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