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Favorì latitanza Zagaria, arrestato esponente dei Casalesi  

CAMPANIA ULTIM'ORA Ottobre 19. 2019

E’ stato arrestato ieri, all’aeroporto di Capodichino Vincenzo Inquieto, perché “ritenuto responsabile di partecipazione all’associazione per delinquere di tipo mafioso denominata clan dei casalesi – fazione Zagaria”. La Dia di Napoli ha eseguito l’Ordinanza applicativa di misura cautelare personale della custodia in carcere, emessa dal Tribunale di Napoli, Ufficio Gip, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, che ha coordinato l’intera attività investigativa, nei confronti di Vincenzo Inquieto, cl. 1968, originario di Aversa (Ce).  

Le attività d’indagine, “che si sono avvalse di intercettazioni telefoniche ed ambientali (con la collaborazione del Nic della Polizia Penitenziaria per le attività di specifica competenza), di accertamenti patrimoniali e bancari e delle significative propalazioni di numerosi collaboratori di giustizia, hanno consentito – spiega una nota della Dia – di appurare che i principali affari del clan dei casalesi sono stati gestiti, negli ultimi anni, da un nucleo delinquenziale di imprenditori aggregatosi soprattutto attorno alla famiglia Zagaria: in tale contesto, è emerso come i componenti della famiglia Inquieto (con particolare riferimento ai fratelli Nicola e Vincenzo) siano stati tra i più vicini a Michele Zagaria, avendone retto per anni la latitanza”.  

Vincenzo Inquieto fu arrestato il 7 dicembre 2011 insieme a Michele Zagaria, proprio per aver favorito la lunga latitanza del boss. Condannato per favoreggiamento aggravato a 4 anni di reclusione, fu scarcerato a maggio del 2015 per espiazione pena. “Il suo ruolo – prosegue la nota – è stato anche quello di coadiuvarlo nelle relazioni esterne: riceveva ed inviava pizzini per conto del boss ed interagiva con gli altri componenti della famiglia Zagaria”. Più in particolare, “le attività hanno consentito di ricostruire come Vincenzo Inquieto, fino al 2011, attraverso due aziende, operanti entrambe nel settore edile, idraulico ed elettrico e della distribuzione del gas, venisse favorito nell’affidamento di commesse pubbliche e private, nell’intero agro aversano, per intercessione del suo capo, Michele Zagaria”.  

“L’operazione odierna – chiarisce la Dia – segue quella del 12 aprile 2018 quando, in esecuzione ad un analogo provvedimento restrittivo, fu arrestato, a Pitesti (Romania), su ordine dell’A.G. italiana, Nicola Inquieto, fratello di Vincenzo, poi condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli Nord a 16 anni di reclusione lo scorso maggio, per la partecipazione al sodalizio casalese, fazione Zagaria. In quel contesto, fu eseguito uno dei più importanti sequestri operati dalla magistratura italiana all’estero (oltre 400 appartamenti, tre società, tutti riconducibili a Michele Zagaria e gestiti, per suo conto, da Nicola Inquieto). Dopo l’arresto del fratello – tuttora in carcere in Italia poiché in regime di consegna temporanea da parte delle autorità romene – Vincenzo, che si era trasferito a Pitesti subito dopo la sua scarcerazione, era diventato il nuovo rappresentante della famiglia Inquieto in territorio romeno, dove dimorava ormai stabilmente, facendo raramente rientro in Italia”.  

“Le attività di localizzazione poste in essere dalla Dia su delega della Dda di Napoli, hanno consentito di mantenere un costante monitoraggio sugli spostamenti dell’imprenditore aversano il quale, giunto in Italia con un volo proveniente da Bucarest ed atterrato a Capodichino, ha trovato ad accoglierlo gli agenti della Dia di Napoli i quali, con l’ausilio dell’ufficio di Polizia di Frontiera, dopo avergli notificato il provvedimento restrittivo emesso a suo carico, l’hanno poi condotto nel carcere di Secondigliano . Contestualmente – conclude la nota – è stato disposto dall’Autorità Giudiziaria partenopea il sequestro di un immobile di proprietà di Inquieto e fittiziamente intestato ad una persona deceduta”.  

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Potere al Popolo: “Oscurata pagina Fb per post solidarietà ai curdi” 

CAMPANIA ULTIM'ORA Ottobre 17. 2019

Oscurata la pagina Facebook del centro sociale napoletano “Ex Opg – Je so’ pazzo”, dal quale è nato il progetto politico di Potere al Popolo. A denunciarlo sono gli attivisti di Potere al Popolo, che attribuiscono l’oscuramento della pagina ai “numerosi post in cui la nostra Casa del popolo napoletana esprimeva solidarietà al popolo curdo, diffondeva le immagini e le notizie del conflitto, raccontava il modello di integrazione e cooperazione portato avanti dal Confederalismo democratico curdo, denunciava la pulizia etnica messa in atto dal regime di Erdogan”.  

In un comunicato, gli attivisti dell’Ex Opg spiegano che “secondo la gestione privatistica di Facebook, tutto questo non è ammesso: nessuno può prendere posizione, soprattutto contro Erdogan. Nessuno può informare liberamente del massacro che sta avvenendo nel Nord della Siria. Nessuno devono avere un’idea schierata, tutti devono essere politically correct. La censura verso le pagine pro curdi fa schifo e come Potere al Popolo continueremo a diffondere le notizie relative al conflitto e a supportare la resistenza delle popolazioni del Rojava, nonostante il forte di rischio di vedere anche la nostra pagina oscurata dal, per niente imparziale, algoritmo del social network. La guerra oggi si combatte anche attraverso i media e i social network, e noi non siamo disposti a tirarci indietro”, conclude il comunicato di Potere al Popolo. 

 

 

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Mastella contro Grillo: “Togliere voto agli anziani è follia” 

CAMPANIA ULTIM'ORA Ottobre 17. 2019

“Grillo ha dichiarato che bisogna togliere il voto agli anziani. Spero stia scherzando, altrimenti siamo alla follia. E poi se penso ai giovani che frequentavano il figlio di Grillo e che hanno, da quanto letto, violentato una ragazza milanese. Beh, diecimila volte il voto agli anziani”. Così Clemente Mastella, sindaco di Benevento ed ex parlamentare, sul suo profilo social commenta la provocazione di Beppe Grillo.  

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“Abbiamo fatto gol”, così pilotavano le sentenze a Salerno  

CAMPANIA ULTIM'ORA Ottobre 17. 2019

Nuovi arresti nell’ambito commissione tributaria di Salerno. Sono sette i destinatari della misura di custodia cautelare in carcere. Si tratta di giudici tributari, funzionari, commercialisti e imprenditori. Lo scorso 15 maggio l’operazione della Guardia di Finanza di Salerno, coordinata dalla Procura della Repubblica, aveva portato all’arresto di 14 persone. 

Oggi, grazie allo sviluppo delle indagini, altre 7 persone sono finite agli arresti con l’accusa  di corruzione in atti giudiziari. Al centro delle nuove indagini, ulteriori 10 sentenze di secondo grado pronunciate dalla commissione tributaria regionale – sezione distaccata di Salerno, il cui iter procedimentale risulterebbe essere “pilotato” a favore dei ricorrenti in cambio di somme di denaro corrisposte a titolo corruttivo.  

L’inchiesta ruota intorno alla figura di un componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa. Tra gli episodi contestati ci sono la cancellazione di un debito con l’Erario di oltre 35 milioni di euro ottenuto da una società di Sarno (Salerno); per un’altra società di Angri (Salerno), l’indebito vantaggio ottenuto supererebbe i cinque milioni di euro; per una terza società di Avellino, invece, la somma annullata raggiungerebbe il milione di euro. 

Nelle intercettazioni uno dei beneficiari di una sentenza pilotata parlando con un giudice tributario, si complimenta così per il risultato ottenuto: “Grandissimo Presidente, presidente un gol, un gol da campionato del mondo, ma io lo sapevo che lo poteva fare solo un presidente sto gol”. 

Stando a quanto emerge dall’inchiesta, inoltre, una mazzetta da 10 mila euro sarebbe stata elargita per aggiustare una sentenza su un ricorso da 35 milioni di euro presentato da un imprenditore dell’Agro nocerino sarnese.  

Ma non è tutto. Ci sono infatti anche promesse di posti di lavoro a figli e parenti di giudici tributari da parte di imprenditori per aggiustare sentenze tributarie. E’ il caso di un rappresentante di una azienda conserviera dell’Agro nocerino sarnese, in provincia di Salerno, che offre ad un giudice della commissione tributaria regionale di Salerno, un posto di lavoro al figlio e alla nuora, oltre ad un regalo economico di 7 mila euro per la buona riuscita del procedimento tributario.  

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